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The Rock e il film su Prime Video che ha incassato 400 milioni (ma ha distrutto qualcosa di più prezioso)

Il flm su Prime Video che ha segnato l'inizio del declino artistico di Dwayne Johnson. Analisi di come il film ha trasformato The Rock in una macchina da blockbuster.

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Quando nel 2018 uscì Rampage, il film con Dwayne "The Rock" Johnson (ora disponibile su Prime Video) che portava sullo schermo il celebre videogioco arcade degli anni Ottanta, pochi avrebbero scommesso che quel blockbuster da 400 milioni di dollari al box office mondiale rappresentasse non un trionfo, ma l'inizio di un declino artistico. Eppure, guardando oggi alla carriera di Johnson, quel film diretto da Brad Peyton si rivela essere un punto di svolta cruciale, ma non nel senso positivo che ci si aspetterebbe. Il videogioco originale Rampage, uscito nel 1986, aveva un'anima semplice e brutalmente onesta. Tre mostri giganti, un gorilla ispirato a King Kong, una lucertola che richiamava Godzilla e un licantropo, con un unico obiettivo: distruggere tutto. Non c'erano trame complesse, non c'erano motivazioni psicologiche profonde. Solo il piacere primordiale di premere bottoni e vedere edifici crollare.

Quella semplicità rappresentava il fascino degli arcade dell'epoca, e paradossalmente si sposava perfettamente con le ambizioni che Johnson aveva sviluppato negli anni 2010. La trasformazione di The Rock da attore eclettico a macchina da blockbuster è una storia che merita di essere raccontata. Nel suo primo decennio a Hollywood, Johnson aveva dimostrato una versatilità sorprendente. Certo, c'erano i film d'azione vicini al suo mondo WWE come The Rundown del 2003 o Il re scorpione, ma aveva anche il coraggio di lanciarsi in progetti rischiosi e autoriali come Southland Tales di Richard Kelly nel 2006, un film incompreso che oggi viene rivalutato come un capolavoro visionario. Non aveva problemi a girare commedie familiari che giocavano ironicamente con la sua immagine da duro, mostrando una consapevolezza di sé rara tra le star action.

A metà degli anni 2010, però, qualcosa era cambiato. L'eclettismo aveva lasciato spazio a una formula rodatissima: il personaggio di Johnson era sempre forte, carismatico, moralmente irreprensibile e fondamentalmente invincibile. L'immagine del duro era rimasta, ma privata di qualsiasi ambiguità o complessità, levigata fino a renderla universalmente gradevole ma artisticamente piatta. Rampage incarna perfettamente questa fase. Johnson interpreta Davis Okoye, un primatologo ed esperto di animali che, naturalmente, è anche un ex soldato delle forze speciali imbattibile in combattimento. È intelligente, compassionevole, comunica con il gorilla George attraverso il linguaggio dei segni, ed è pure un attivista contro il bracconaggio.

Un personaggio che ricorda i ruoli che Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone interpretavano all'apice delle loro carriere, ma con una differenza sostanziale: mentre quegli attori portavano una certa autoironia o consapevolezza dei limiti dei loro personaggi, Johnson aveva ormai standardizzato la propria presenza sullo schermo. La trama del film prende la base minimalista del videogioco e cerca di costruirci attorno una narrativa più articolata. Invece di mantenere i mostri come umani trasformati a causa della loro arroganza, come nel gioco originale, la sceneggiatura introduce una corporazione malvagia chiamata Energyne che manipola geneticamente gli animali tramite esperimenti condotti su una stazione spaziale. È una scelta che rivela la logica hollywoodiana standard: serve un cattivo umano, meglio se una corporazione senza scrupoli, perché gli animali giganti devono rimanere vittime, non antagonisti.

Il film ha dimostrato a Johnson e ai suoi produttori che bastava questo: spettacolo su larga scala, CGI massiccio, la sua presenza rassicurante e carismatica, una trama funzionale ma sostanzialmente intercambiabile. Rampage operava a un livello narrativo ed emotivo bassissimo, lasciando che Johnson navigasse nella sua modalità standard mentre attorno a lui esplodeva il caos digitale. La strada aperta da Rampage ha portato Johnson verso scelte sempre più sicure, sempre più omologate, sempre più prive di rischio artistico. Red Notice del 2021, costato a Netflix una cifra astronomica, è stato uno dei nadir critici della sua carriera: un action-heist movie con Ryan Reynolds e Gal Gadot talmente generico da risultare dimenticabile mentre lo si guarda. E poi Red One, l'action-comedy natalizia che ha rappresentato un altro tonfo clamoroso.

Rampage rappresenta quindi un momento bivalente nella carriera di The Rock. Da un lato ha confermato la sua capacità di trasformare anche le premesse più assurde in intrattenimento funzionale, con un alto rating, grazie al puro carisma. Dall'altro ha mostrato che quella capacità poteva diventare una trappola, un comodo rifugio che lo avrebbe allontanato sempre più da qualsiasi ambizione artistica o narrativa. Il successo di Rampage al botteghino ha dimostrato che il pubblico era ancora disposto a seguire Johnson in queste avventure super-size. Ma quanti film identici può girare una star prima che anche i fan più accaniti inizino a chiedersi dove sia finito l'attore che aveva il coraggio di recitare in Southland Tales? La risposta, come dimostra la ricezione sempre più tiepida dei suoi ultimi progetti, sta cominciando a diventare chiara.

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