The Terror: la vera storia del taccuino di Henry Peglar
La commovente storia d'amore di uno dei protagonisti di The Terror è basata sul reale ritrovamento di una serie di appunti misteriosi
In Il Mare, Il Mare, Il Mare Aperto, infatti, il ragazzo muore debilitato dall'avvelenamento da piombo che ha colpito tutto l'equipaggio, lasciando a Bridgens con l'unica consolazione di un taccuino ricco d'annotazioni. Con il quaderno del giovane infilato nei pantaloni, l'uomo si allontana dall'accampamento in cui la ciurma lotta contro la fame, per poi rannicchiarsi al tramonto in attesa che la morte lo riunisca all'amato.
Russell Potter, professore d'inglese presso il Rhode Island College ed esperto conoscitore della spedizione di Franklin, ha scritto nel proprio blog un esauriente articolo relativo all'affascinante storia dietro il taccuino mostrato nel penultimo episodio. In esso leggiamo che Henry "Harry" Peglar nacque nel 1811 o nel 1812 a Londra, ed entrò giovanissimo (nel 1825) in marina; a quel tempo, il ragazzo era già in grado di leggere e scrivere (cosa nient'affatto scontata per l'epoca).

La foggia del fazzoletto indossato dal corpo riconduce al rango di steward, inferiore a quello ricoperto da Peglar all'interno della ciurma: ciò fa supporre che si tratti di un amico stretto del proprietario delle carte, impossessatosene forse con la speranza di poterle un giorno riportare ai suoi cari in Inghilterra. Sulla base di quest'interessante ritrovamento è stata costruita, in The Terror, la relazione sentimentale tra Peglar e Bridgens (che, come detto, aveva il ruolo di steward).
Non si fermano qui i collegamenti tra le preziose carte e la serie: ben due degli episodi (Terror Camp Clear e The C, The C, The Open C) devono il loro titolo agli appunti del giovane capo coffa di trinchetto, e il tatuaggio a forma di occhio che Bridgens sfoggia - versione speculare di un disegno presente sul taccuino del suo defunto innamorato - è, in realtà, desunto da uno scarabocchio presente proprio all'interno delle reali carte di Peglar.

Fonte: Visions of the North