Toy Story 5 introduce un giocattolo nuovo: l'approccio di Pixar all'intelligenza artificiale
Toy Story 5 introduce Lilypad, un tablet AI che sostituisce Etch e minaccia Woody e Buzz. Il nuovo film Pixar affronta temi di tecnologia e obsolescenza.
Quando nel 1995 Woody rassicurava i suoi amici giocattoli con un convinto "nessuno verrà sostituito", probabilmente non immaginava che trent'anni dopo la minaccia sarebbe arrivata sotto forma di un tablet intelligente alimentato dall'intelligenza artificiale. Eppure è proprio quello che succede in Toy Story 5, il nuovo capitolo della saga Pixar in arrivo nelle sale il 19 giugno 2026, che introduce un personaggio destinato a far discutere: Lilypad, un dispositivo smart che non solo rimpiazza uno dei giocattoli storici del franchise, ma porta con sé tutte le ansie contemporanee legate alla tecnologia, allo screentime e alla sorveglianza digitale.
Il trailer del film, già definito "inquietante" da molti commentatori, mostra con chiarezza la nuova crisi esistenziale che attende Woody, Buzz, Jessie e gli altri. Bonnie, la bambina che ha ereditato i giocattoli da Andy, riceve in regalo Lilypad, un tablet progettato specificamente per i più piccoli. Quello che sembra un semplice nuovo arrivo nella stanza dei giochi si rivela ben presto una minaccia di portata inedita: Lilypad non è solo un giocattolo più moderno, è un universo di intrattenimento generato artificialmente che può rendere obsoleti tutti gli altri compagni di avventure di Bonnie.
La scena più emblematica del trailer mostra Jessie confrontarsi direttamente con il nuovo arrivato. La risposta di Lilypad è agghiacciante nella sua semplicità: "Sono sempre in ascolto". Una frase che risuona ben oltre i confini della finzione animata, toccando le preoccupazioni di milioni di genitori alle prese quotidianamente con le implicazioni della tecnologia nella vita dei propri figli. Il tablet raccoglie dati, crea dipendenza da schermo, offre una quantità illimitata di contenuti algoritmicamente perfezionati per catturare l'attenzione. Come possono competere dei semplici giocattoli di plastica contro tutto questo?
Ma c'è un aspetto particolarmente significativo nell'introduzione di Lilypad: il personaggio che sostituisce. Chi conosce i primi film della saga ricorderà Etch, la versione giocattolo del celebre Etch-a-Sketch, quella lavagna magica meccanica inventata dal francese André Cassagnes negli anni Cinquanta e lanciata sul mercato americano nel 1960 dalla Ohio Art Company. Etch era uno dei giocattoli più affidabili nella stanza di Andy, quello a cui Woody e Buzz si rivolgevano quando avevano bisogno di visualizzare rapidamente un piano o un'idea.
Nel primo Toy Story, Etch disegnava gli "antagonisti" di turno per aiutare a capire la situazione. In Toy Story 2, il suo contributo fu addirittura decisivo: tracciò la mappa che permise ai giocattoli di localizzare il negozio di Al e salvare Woody. Il suo schermo meccanico, mosso da due manopole che controllavano uno stilo interno, rappresentava il massimo della tecnologia ludica per quella generazione. L'apparizione di Etch nei film originali aveva persino rivitalizzato le vendite del prodotto reale a metà anni Novanta, trentacinque anni dopo il suo debutto sul mercato.
Ora, in Toy Story 5, quello schermo meccanico lascia il posto a uno schermo touch, l'intelligenza artificiale sostituisce la creatività manuale, gli algoritmi prendono il posto dell'immaginazione. Lilypad può generare istantaneamente ciò che Etch impiegava minuti a tracciare faticosamente. È una metafora perfetta del passaggio generazionale che stiamo vivendo, condensata in un film d'animazione destinato principalmente ai bambini ma che parla chiaramente anche agli adulti.
La scelta della Pixar di affrontare questi temi non è casuale. Il franchise di Toy Story ha sempre raccontato storie di obsolescenza e paura del rimpiazzo, ma sempre in chiave analogica: giocattoli più nuovi che sostituiscono quelli vecchi, mode che cambiano, bambini che crescono. Questa volta, però, la minaccia è di natura completamente diversa. Non si tratta di un Buzz Lightyear più moderno o di un videogioco più attraente: si tratta di una tecnologia che promette di rendere superflua l'idea stessa di giocattolo fisico.
È interessante notare come il film arrivi in un momento storico in cui il dibattito sull'impatto dell'intelligenza artificiale, sullo screentime dei minori e sulla raccolta dati sta raggiungendo livelli di tensione mai visti. Organizzazioni sanitarie internazionali lanciano allarmi sull'uso eccessivo di dispositivi digitali da parte dei bambini, i genitori si interrogano sull'equilibrio tra tecnologia e gioco tradizionale, i legislatori cercano di regolamentare come le piattaforme digitali interagiscono con i più giovani.
Il regista Andrew Stanton, che torna alla regia dopo aver contribuito a creare l'universo narrativo della saga, sembra voler usare Toy Story 5 proprio per riflettere su queste dinamiche. Il fatto che nel trailer ci sia addirittura una battuta meta-cinematografica sul fatto che la trama ripete schemi già visti nei film precedenti dimostra una consapevolezza acuta: sì, è ancora una storia di giocattoli minacciati dalla sostituzione, ma questa volta il contesto culturale e tecnologico rende tutto drammaticamente attuale.
Resta da vedere se Woody, Buzz e gli altri riusciranno a trovare ancora una volta il loro posto in un mondo che sembra non avere più bisogno di loro. La risposta arriverà tra pochi mesi, quando Toy Story 5 approderà finalmente al cinema. Nel frattempo, la riflessione è già iniziata: in un'epoca dominata dagli algoritmi e dagli schermi sempre accesi, c'è ancora spazio per il gioco tradizionale, per l'immaginazione non mediata, per quei giocattoli di plastica che non hanno bisogno di batterie per prendere vita?