Tra Succession e Peaky Blinders: la nuova serie Netflix di Steven Knight che non puoi perderti
La nuova serie di Steven Knight tra famiglia, potere e birra nella Dublino dell'Ottocento.
Steven Knight torna su Netflix con un nuovo dramma storico che profuma di famiglia, potere e, ovviamente, birra scura. House of Guinness porta gli spettatori nella Dublino dell'Ottocento, in un'epoca in cui l'Irlanda combatteva per l'indipendenza e una famiglia stava per trasformare il proprio nome in una leggenda mondiale. La serie segue quattro membri della famiglia Guinness che, dopo la morte del patriarca, si ritrovano a gestire il birrificio che avrebbe cambiato la storia. Arthur ed Edward, i fratelli maggiori, sono al centro di questa saga: devono mettere da parte le rivalità personali per guidare l'azienda verso un futuro prospero, mentre i fratelli minori Anne e Benjamin hanno ruoli altrettanto cruciali nella costruzione dell'impero familiare.
Chi ha amato Peaky Blinders riconoscerà immediatamente la mano di Knight. La gestione del birrificio Guinness non sembra poi così diversa dall'impresa criminale della gang Shelby: stessi conflitti di potere, stessa tensione palpabile, stesso mix esplosivo di affari, politica e sangue. Ma c'è anche un tocco di Succession in questa narrazione, con i maggiori ostacoli che provengono dall'interno della famiglia stessa piuttosto che da nemici esterni. Ciò che rende House of Guinness davvero avvincente sono probabilmente proprio le parti completamente inventate. Knight non sta cercando di fare un documentario storico, ma un dramma succoso, sexy e scandaloso che usa la storia come uno sfondo vibrante su cui dipingere segreti familiari, intrighi amorosi, giochi di potere e tensioni politiche.
Il cuore pulsante della serie è il rapporto tra Arthur, interpretato da Anthony Boyle, ed Edward, a cui dà volto Louis Partridge. I due attori impiegano qualche episodio per entrare completamente nei loro personaggi, ma una volta trovata la quadra, la loro interpretazione diventa solida e convincente. Le loro vicende personali e romantiche costituiscono il fulcro della narrazione, anche se i fratelli minori non sono da meno. Anne, in particolare, guida le attività filantropiche della famiglia, elemento che permette alla serie di mostrare le condizioni piuttosto drammatiche dell'Irlanda di metà Ottocento, tra divisioni religiose e fermenti politici. Benjamin completa il quadro familiare, contribuendo a delineare le dinamiche interne di un clan che deve fare i conti con le proprie ambizioni e contraddizioni.
Certo, House of Guinness non brilla per originalità. Molti dei suoi sviluppi narrativi seguono schemi prevedibili, quelli che ormai ci aspettiamo dai drammi familiari su persone ricche e potenti. L'accuratezza storica è quantomeno discutibile, con Knight che si prende ampie libertà creative per costruire una storia più interessante. Ma proprio in questa natura "soap opera storica" sta il suo fascino: non pretende di essere un trattato accademico sulla dinastia Guinness, ma un intrattenimento di qualità che sa come tenere incollati allo schermo.
In definitiva, la serie ottiene un discreto 6.6 su 10 nella valutazione complessiva, con margini di miglioramento ma con abbastanza elementi vincenti da giustificare il tempo investito davanti allo schermo. Per gli appassionati del lavoro di Steven Knight e per chi ha amato l'energia di Peaky Blinders, la serie che è diventata un fenomeno mondiale, House of Guinness offre un viaggio simile in un contesto completamente diverso, dove la vera posta in gioco non è solo il controllo di un impero criminale, ma la costruzione di un marchio destinato a durare secoli.