Tre donne, tre traumi: guarigione e confronto con i propri demoni, in questa serie turca su Netflix
Another Self, serie turca su Netflix, esplora trauma e guarigione attraverso tre amiche alle prese con passato, malattia e rinascita personale.
Another Self arriva su Netflix con la solennità di un dramma classico vestito di modernità. È una serie che respira passato da ogni inquadratura, anche quando i protagonisti sono donne e uomini nel pieno della loro vita adulta. Perché il trauma, quello vero, non invecchia: resta lì, sedimentato sotto anni di normalità apparente, pronto a riesplodere al primo scossone esistenziale. La serie turca creata per la piattaforma streaming ha lo stile e il ritmo di una soap opera tradizionale, con tutti i suoi pregi e i suoi limiti. Il cast è eccezionale, capace di rendere credibili anche i momenti più melodrammatici, ma la narrazione finisce per arenarsi nella prevedibilità, in quelle dinamiche narrative che chi ha consumato questo tipo di prodotto riconosce a chilometri di distanza.
La scelta di usare una malattia così devastante serve a mettere in prospettiva tutto il resto, a ricordare che la vita può essere terribilmente, ingiustamente breve. Le altre due amiche non se la passano meglio, ciascuna alle prese con crolli esistenziali di diversa natura ma uguale intensità. Matrimoni che scricchiolano, identità in crisi, scelte sbagliate che tornano a bussare alla porta. Quello che accomuna tutte e tre è la sensazione di essere intrappolate, bloccate in un presente insoddisfacente che affonda le radici in un passato irrisolto.
Ed è qui che entra in scena il guru spirituale. Una di loro lo scopre e lo introduce alle amiche, nella speranza che questo maestro di auto-esplorazione possa offrire chiavi di lettura, strumenti per sbloccare quelle energie stagnanti. La serie abbraccia con convinzione l'idea che la guarigione passi attraverso il confronto con i propri demoni interiori, che non si possa andare avanti senza aver prima fatto i conti con ciò che si è lasciato indietro. La sequenza di apertura del primo episodio è emblematica di questo approccio. La protagonista ha sei anni quando assiste all'omicidio del padre. Un evento che la definisce, che plasma la donna che diventerà.
Ciò che rende la serie interessante, al di là della trama, è questa esplorazione dell'idea di guarigione. Può una persona davvero superare traumi così profondi, o siamo condannati a portarceli dietro per sempre, al massimo imparando a conviverci meglio? La risposta che Another Self sembra suggerire è ottimista, forse ingenuamente tale: sì, è possibile guarire, ma solo se si ha il coraggio di guardare indietro, di riaprire ferite che si credevano cicatrizzate. La serie funziona come rappresentazione simbolica delle difficoltà non dette della vita. Mostra la normalità che precede il collasso, quel momento in cui tutto sembra sotto controllo prima che il castello di carte crolli. E lo fa attraverso personaggi che, pur nelle loro specificità culturali turche, parlano un linguaggio emotivo universale.
Il dolore della perdita, la paura della malattia, il peso dei rimpianti: sono temi che attraversano culture e confini. La malattia diventa metafora, ma senza perdere la sua concretezza. Il cancro non è solo un espediente narrativo per creare tensione: è trattato con il rispetto che merita, nella sua capacità di ridefinire priorità e prospettive. Il personaggio malato non diventa immediatamente saggio o sereno: attraversa rabbia, paura, negazione. E in questo percorso trova, forse, la forza per affrontare anche quei traumi più antichi che aveva sempre evitato.