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Un amore queer delicato e particolare, in questo film australiano da non perdere su Prime Video

La mia prima estate, il film di Katie Found su Prime Video: storia d'amore LGBTIQ+ ambientata in Australia. Analisi di trama, fotografia e temi del lutto adolescenziale.

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Il cinema australiano ha una qualità particolare, quasi tangibile. Una capacità di avvolgere lo spettatore in atmosfere luminose e vibranti, dove il calore del sole sembra filtrare attraverso lo schermo. La mia prima estate, opera prima di Katie Found presentata al BFI Flare: London LGBTIQ+ Film Festival 2021 e disponibile su Prime Video, incarna perfettamente questa caratteristica, costruendo una storia d'amore adolescenziale che si muove tra tenerezza e dolore con una delicatezza rara.

Al centro della narrazione troviamo Claudia, sedici anni, interpretata da Markela Kavenagh. Dopo la morte della madre, la ragazza vive isolata in una proprietà remota, circondata dal nulla australiano, quel paesaggio che sa essere tanto maestoso quanto spietato. La sua solitudine viene infranta dall'arrivo di Grace, che appare come un miraggio sotto il sole cocente. Maiah Stewardson porta sullo schermo un personaggio che diventa ancora, rifugio, promessa di normalità in un momento in cui tutto sembra crollare.

L'intimità che si sviluppa tra le due ragazze non è costruita su grandi dichiarazioni o momenti eclatanti, ma sui dettagli. Katie Found dimostra un istinto cinematografico notevole proprio nella capacità di catturare questi frammenti: uno sguardo, un gesto esitante, il silenzio complice che dice più di mille parole. È nel non detto che risiede la forza di La mia prima estate, in quella dimensione spirituale dell'amore adolescenziale che il cinema mainstream spesso sacrifica in favore del dramma amplificato.

Il cast, ristretto ma talentuoso, trova nella chimica tra Kavenagh e Stewardson il proprio fulcro. Le due attrici costruiscono una dinamica credibile e coinvolgente, riuscendo a trasmettere la vulnerabilità dei loro personaggi senza mai scivolare nel melodramma. La mia prima estate non è soltanto una storia d'amore. Katie Found affronta con coraggio il tema del suicidio e del lutto, intrecciandolo alla narrazione romantica senza banalizzare né l'uno né l'altro. Claudia porta dentro di sé un dolore che Grace può alleviare ma non cancellare, e questo realismo psicologico conferisce al film una profondità inaspettata.

Il film esplora il modo in cui l'amore possa diventare una forma di sopravvivenza, un appiglio quando tutto il resto sembra perduto e si inserisce in quel filone di cinema LGBTIQ+ che negli ultimi anni ha finalmente trovato spazio nei festival e nelle sale, contribuendo a normalizzare storie d'amore che per troppo tempo sono state marginalizzate o raccontate attraverso lo sguardo eteronormativo. Ma l'opera di Found non è importante solo per la rappresentazione che offre: è semplicemente un bel film, capace di parlare a chiunque abbia vissuto l'intensità del primo amore o la devastazione della perdita.

Il cinema australiano continua a dimostrare una capacità narrativa particolare, una sensibilità nel raccontare storie universali attraverso prospettive locali (ma è un cinema che sa anche essere brutale, come dimostra questo thriller). Katie Found si inserisce in questa tradizione con una sicurezza sorprendente per un'opera prima, dimostrando padronanza tecnica e maturità tematica. La sua regia non cerca virtuosismi inutili ma si mette al servizio della storia, lasciando che siano i personaggi e le loro emozioni a occupare il centro della scena.

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