Tutti contro Netflix: registi e politici americani non vogliono che l'accordo con Warner Bros. vada in porto

Netflix acquista Warner Bros per 83 miliardi di dollari. Politici, registi e sindacati chiedono di bloccare la fusione per rischi monopolistici e aumenti dei prezzi.

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L'annuncio è arrivato come un terremoto nell'industria dell'intrattenimento: Netflix ha raggiunto un accordo per acquistare Warner Bros Discovery per la cifra stratosferica di 83 miliardi di dollari. Un'operazione che, se completata, ridisegnerebbe completamente il panorama dello streaming e del cinema mondiale. Ma mentre i dirigenti di Netflix brindano a quello che definiscono un accordo "pro-consumatore", dall'altra parte si alza un coro di voci critiche che va dai politici americani ai sindacati di Hollywood, tutti uniti nel chiedere che l'operazione venga bloccata.

La reazione più decisa è arrivata dalla senatrice democratica Elizabeth Warren, che non ha usato mezzi termini: "Un incubo anti-monopolio". Secondo Warren, la fusione creerebbe un gigante mediatico con il controllo di quasi la metà del mercato streaming, una concentrazione di potere che minaccerebbe di imporre agli americani prezzi più alti, meno scelte su cosa e come guardare i contenuti, e metterebbe a rischio i lavoratori del settore. Non è rimasta sola: anche Pramila Jayapal, co-presidente del caucus House Monopoly Busters, ha espresso preoccupazioni simili, paventando aumenti di prezzi, più pubblicità, contenuti standardizzati, meno controllo creativo per gli artisti e salari più bassi per i lavoratori.

Logo della Writers Guild of America, fonte: WGA


Le preoccupazioni non si limitano alla sfera politica. La Directors Guild of America ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che l'operazione solleva "significative preoccupazioni" e ha già richiesto un incontro urgente con Netflix. Ma è la Writers Guild of America a essere andata più a fondo, con una posizione netta e inequivocabile: "La più grande compagnia di streaming al mondo che ingoia uno dei suoi maggiori concorrenti è esattamente ciò che le leggi antitrust sono state progettate per prevenire".

Secondo il sindacato degli sceneggiatori, l'esito sarebbe devastante a causa di eliminazione di posti di lavoro, riduzione dei salari, peggioramento delle condizioni per tutti i lavoratori dell'intrattenimento, aumento dei prezzi per i consumatori e riduzione del volume e della diversità dei contenuti. Il comunicato non lascia spazio a interpretazioni: "Questa fusione deve essere bloccata". L'industria è già controllata da poche potenti corporation che mantengono uno stretto controllo su cosa i consumatori possono guardare in televisione, in streaming e nei cinema. Aggiungere un altro livello di concentrazione sarebbe un passo verso un monopolio di fatto.

Ted Sarandos


Ted Sarandos, co-amministratore delegato di Netflix, ha però una visione completamente diversa. In una conference call con gli investitori questa settimana, si è detto "altamente fiducioso" che la fusione verrà approvata senza problemi, definendo l'accordo "pro-consumatore, pro-innovazione, pro-lavoratore, pro-creatore". Una narrazione che contrasta frontalmente con quella dei critici. Netflix ha anche promesso di mantenere le operazioni attuali di Warner Bros e di continuare a distribuire film nelle sale cinematografiche, rassicurando chi teme la fine dell'esperienza teatrale.

James Cameron, uno dei registi più influenti e visionari di Hollywood, aveva già criticato duramente l'operazione prima ancora che diventasse ufficiale. Nel podcast The Town, nel quale aveva anche parlato dell'uso delle intelligenze artificiali, il creatore di Titanic e Avatar ha definito l'acquisizione "un disastro". Quando un regista che ha generato miliardi al box office esprime una posizione così netta, l'industria ascolta. Cameron rappresenta quella vecchia guardia di filmmaker che vede nel cinema teatrale non solo un modello di business ma una forma d'arte che richiede la sala buia, lo schermo gigante, l'esperienza collettiva.

James Cameron



La domanda ora è se le autorità antitrust americane permetteranno che l'operazione vada in porto. Il dibattito sul potere delle big tech è più acceso che mai negli Stati Uniti, con entrambi i partiti che mostrano crescente preoccupazione per la concentrazione di mercato in settori chiave dell'economia. Il caso Netflix-Warner Bros potrebbe diventare un test cruciale per capire quanto il governo sia disposto a intervenire per limitare la formazione di giganti mediali sempre più potenti.

Nelle prossime settimane e mesi, mentre l'operazione verrà sottoposta al vaglio delle autorità regolatorie, il dibattito continuerà ad animare Hollywood, Washington e le redazioni di tutto il mondo. Da una parte la visione di un futuro più integrato e consumer-friendly, dove i contenuti arrivano più rapidamente e in modo più flessibile al pubblico. Dall'altra la paura di un potere eccessivo concentrato nelle mani di pochi, con conseguenze negative per lavoratori, creativi e spettatori. Il destino di Harry Potter, Superman e Game of Thrones è appeso a questo equilibrio delicato tra innovazione e regolamentazione, tra logica di mercato e tutela della concorrenza.

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