Tutto l’amore che resta è una storia vera? La fiction con Raoul Bova nasconde un legame con la realtà
Tutto l’amore che resta è una storia vera? La fiction con Raoul Bova è inventata, ma dietro il racconto si nasconde un sorprendente legame con la realtà.
Tutto l’amore che resta è una storia vera? La nuova fiction di Rai 1 con Raoul Bova porta sullo schermo una scuola decisamente particolare, nella quale ragazzi con e senza disabilità condividono ogni giorno lezioni, amicizie, difficoltà e primi amori. E proprio dietro quel liceo apparentemente inventato si nasconde qualcosa di molto più reale di quanto potrebbe sembrare, ma la risposta alla domanda richiede una precisazione. Tutto l’amore che resta non racconta direttamente una storia vera e Stefano Fogli, il preside interpretato da Raoul Bova, non è la trasposizione di una persona realmente esistita.
Aveva 14 anni quando arrivò nell’istituto insieme al fratello e vi rimase per tre anni, ed una parte importante della sua adolescenza si è quindi svolta proprio all’interno della scuola che, molti anni più tardi, sarebbe diventata il cuore della sua serie televisiva. E anche la scuola esiste realmente: il Lycée Toulouse-Lautrec è un istituto pensato per permettere a studenti con e senza disabilità di condividere lo stesso percorso scolastico. Non si tratta quindi di un luogo creato appositamente per la televisione, ma di una realtà che Riedberger ha conosciuto dall’interno.
Ad ogni modo, questo non significa che tutto ciò che accade nella serie francese sia successo davvero alla sua creatrice, visto che l’esperienza personale di Riedberger è il punto di partenza, non la trama da riprodurre fedelmente: personaggi, relazioni e vicende sono stati costruiti per la fiction. La sua esperienza ha fornito soprattutto il mondo nel quale ambientare il racconto e uno sguardo capace di descriverlo dall’interno.
Anche l’idea di rendere pubblico l’istituto rappresenta una differenza rispetto al modello francese. Il regista Andrea Rebuzzi ha spiegato che proprio questa scelta ha reso più complessa persino la ricerca delle location, perché servivano spazi capaci di restituire credibilmente il livello di accessibilità richiesto dalla storia. Quindi, dietro Tutto l’amore che resta non c’è la vera storia di Stefano, Vittoria o degli altri personaggi, ma qualcosa che forse rende ancora più interessante l’origine della fiction: una scuola che esiste davvero e tre anni della vita di una ragazza che, diventata autrice, ha deciso di trasformare quell’esperienza in una serie televisiva. È proprio da qui che arriva l’anima più autentica della fiction con Raoul Bova: la storia è inventata, ma il mondo nel quale affonda le sue radici è molto più reale di quanto sembri.