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Ultima chiamata: questo film controverso, che valse l'Oscar a Sandra Bullock, sta per lasciare Netflix

The Blind Side con Sandra Bullock è su Netflix fino al prossimo 11 luglio, ma dietro il film Oscar c'è una battaglia legale. Michael Oher accusa i Tuohy di non averlo mai adottato.

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The Blind Side è approdato su Netflix quasi 15 anni dopo la sua uscita nelle sale (e lascerà la piattaforma il prossimo 11 luglio), riportando sotto i riflettori una delle performance più celebrate di Sandra Bullock. Il film del 2009, che le valse l'Oscar come Miglior Attrice, racconta la storia presumibilmente vera di Michael Oher, un ragazzo senza fissa dimora con un talento straordinario per il football americano, accolto dalla famiglia Tuohy e avviato verso una carriera da professionista NFL.

Ma dietro questa narrazione edificante si nasconde oggi una controversia legale che mette in discussione l'intera autenticità della vicenda. La trama del film segue le vicende di Michael Oher, interpretato da Quinton Aaron, un adolescente afroamericano dalla vita travagliata. Sua madre era tossicodipendente, il padre entrava e usciva dal carcere, e Michael si ritrovò a saltare da una casa famiglia all'altra quando non viveva letteralmente per strada. Nonostante queste premesse drammatiche, possedeva un fisico eccezionale e un istinto naturale per il football.

Leigh Anne e Sean Tuohy, interpretato da Tim McGraw, notano Michael e decidono di ospitarlo mentre frequenta il liceo e gioca nella squadra scolastica. La coppia non si limita a offrirgli un tetto: lo aiuta a migliorare i voti per ottenere una borsa di studio in un college di Division 1, aprendo le porte a quella che sarebbe diventata una carriera professionistica. Il film celebra principalmente il rapporto tra Oher e i Tuohy, dipingendo una famiglia bianca benestante del Sud che supera le barriere razziali e sociali per salvare un giovane in difficoltà.

È una narrazione potente, che tocca corde emotive profonde e ha reso The Blind Side un fenomeno culturale. Ma è anche una narrazione che, secondo lo stesso Michael Oher, altera un dettaglio fondamentale della storia reale. Nell'agosto del 2023, Michael Oher ha fatto causa ai Tuohy con accuse che hanno scioccato il mondo dello spettacolo e dello sport. Secondo i documenti presentati in tribunale, Oher sostiene che i Tuohy non lo abbiano mai adottato come figlio, contrariamente a quanto il film lascia intendere.

Invece, lo avrebbero manipolato per convincerlo a firmare un accordo di conservatorship, una forma di tutela legale normalmente riservata a persone con disabilità o incapaci di gestire i propri affari. Questa distinzione non è solo tecnica: mentre un'adozione avrebbe reso Oher membro effettivo della famiglia con tutti i diritti conseguenti, la conservatorship conferiva ai Tuohy il controllo legale sulle sue decisioni e, potenzialmente, sui suoi guadagni.

I Tuohy, dal canto loro, hanno respinto queste accuse. La controversia getta un'ombra lunga sulla credibilità di The Blind Side. Il film si presenta esplicitamente come "basato su una storia vera", una formula che gli spettatori interpretano come garanzia di autenticità sostanziale. Certo, tutti sanno che Hollywood prende libertà creative con le biografie, ma la discrepanza tra la narrazione del film e le accuse di Oher va ben oltre i normali aggiustamenti drammatici. Se Oher non è mai stato adottato e se la conservatorship rappresentava un accordo legale con implicazioni economiche a lui sfavorevoli, allora il cuore emotivo del film si fonda su una premessa quantomeno distorta.

I produttori del film, Broderick Johnson e Andrew Kosove, hanno difeso la loro opera all'indomani delle rivelazioni, ma il danno reputazionale è innegabile. The Blind Side è diventato un caso di studio su come le narrazioni hollywoodiane possano semplificare, romanticizzare o addirittura distorcere storie reali per renderle più appetibili al pubblico. La presenza del film su Netflix in questo momento storico assume quindi un significato paradossale: milioni di abbonati possono guardare un film premio Oscar che celebra una storia di generosità familiare mentre i protagonisti reali di quella storia si affrontano in tribunale con accuse di inganno e avidità.

Il film resta un'opera tecnicamente valida, con performance solide e una regia efficace. Ma guadarlo oggi significa anche interrogarsi su cosa significhi "basato su una storia vera" e su chi beneficia davvero quando Hollywood decide di raccontare la vita di qualcuno. La risposta, almeno in questo caso, potrebbe non essere quella che il film vorrebbe farci credere.

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