Un cast stellare e l'amore per il rock and roll, in questo coming-of-age da riscoprire su Prime Video
Quasi famosi di Cameron Crowe: analisi del capolavoro sul rock anni 70. La storia di William Miller, Penny Lane e gli Stillwater in un coming-of-age indimenticabile.
Ci sono film che parlano di musica e film che sono musica. Quasi famosi (disponibile per il noleggio o l'acquisto su Prime Video) appartiene alla seconda categoria. Quando Cameron Crowe decise di portare sullo schermo i suoi ricordi di giovane giornalista musicale negli anni 70, non stava semplicemente confezionando un'opera nostalgica. Stava costruendo una lettera d'amore al rock and roll, ma anche un coming-of-age crudo e disincantato, capace di mostrare tanto la magia quanto la miseria di quel mondo scintillante.
Gli anni 70 vengono ricreati con una cura maniacale che va oltre i capelli lunghi e i vestiti vintage. Crowe riesce a catturare lo spirito di un'era in cui la cultura stava cambiando pelle, i ribelli stavano conquistando il mainstream e il rock rappresentava non solo musica, ma un'intera filosofia di vita. Ogni dettaglio, dalla collezione di vinili che il giovane William scopre nella stanza della sorella alle atmosfere fumose dei backstage, restituisce quella sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto della storia.
Gli Stillwater potrebbero non essere mai esistiti nella realtà, ma sulla pellicola sembrano più veri di tante band autentiche. Il merito va alla chimica perfetta tra gli attori, ma anche alla scrittura di Crowe, che conosceva quel mondo dall'interno. La band ha le dinamiche giuste, le tensioni creative credibili, l'ego smisurato mescolato all'insicurezza tipica di chi sta per fare il grande salto. Sono abbastanza talentuosi da sembrare destinati al successo, ma abbastanza immaturi da farti intuire che potrebbero anche autodistruggersi lungo la strada.
Tra questi, spicca Lester Bangs, leggendario critico musicale interpretato da Philip Seymour Hoffman in uno di quei ruoli brevi ma indimenticabili. Bangs compare relativamente poco sullo schermo, eppure ruba la scena ogni volta. Hoffman lo costruisce con strati di complessità: sembra un cinico disilluso che ha visto tutto, ma in realtà è forse l'unico personaggio davvero integro del film. I suoi consigli a William suonano inizialmente come le lamentele di chi è rimasto scottato troppe volte, ma col tempo si rivelano profezie esatte. Bangs aveva ragione su tutto, e la sua apparente amarezza era solo lucidità.
Se Bangs rappresenta la voce della saggezza acquisita a caro prezzo, Frances McDormand nei panni della madre di William incarna un tipo diverso di saggezza. In un film popolato di rockstar e groupie affascinanti, il personaggio più interessante potrebbe essere proprio questa madre apprensiva e apparentemente fuori posto. McDormand, attrice dalla carriera costellata di performance memorabili, evita ogni cliché del genitore oppressivo. Certo, è rigida, a volte irragionevole, ma in altri momenti è l'unica persona che vede le cose con chiarezza. La sua caratterizzazione oscilla perfettamente tra il comico e il toccante, rendendola un personaggio tridimensionale che resta impresso tanto quanto i protagonisti più glamour.
Quasi famosi funziona come coming-of-age perché non risparmia a William nessuna lezione difficile, ma non gli toglie nemmeno la capacità di meravigliarsi. Funziona come film sulla musica perché sa che il rock and roll non è solo suoni e accordi, ma un modo di guardare il mondo. E funziona come opera cinematografica perché Cameron Crowe ha avuto il coraggio di attingere ai propri ricordi più personali, restituendoci non una ricostruzione sterile di un'epoca, ma la sensazione vivida di cosa significasse essere giovani in quel momento (e la scena di Tiny Dancer è emblematica), in quei luoghi, con quella musica nelle orecchie e quella sensazione nel petto che tutto fosse ancora possibile.