Una detective indaga su degli omicidi ma non ricorda nulla: ecco la serie che ha conquistato Netflix
La serie thriller psicologica con Anna Friel nei panni di una detective che indaga su omicidi mentre soffre di blackout. Potrebbe essere lei la colpevole?
Esistono serie televisive che ti agganciano alla prima scena e non ti mollano più. Marcella (su Netflix) è una di quelle. Non perché proponga qualcosa di totalmente inedito nel panorama dei crime drama, ma perché riesce a mescolare con intelligenza elementi del noir scandinavo, tensione psicologica e una protagonista talmente complessa da risultare quasi scomoda. Il fatto che sia britannica ma respiri l'atmosfera cupa e meditativa dei thriller nordici non è un caso: a crearla è stato Hans Rosenfeldt, lo scrittore svedese dietro The Bridge, una delle serie che ha definito il genere negli ultimi anni.
Può una detective indagare su sé stessa? Può fidarsi della propria mente quando questa la tradisce nei momenti più cruciali? Sono domande che la serie pone senza fretta, costruendo una tensione psicologica che cresce episodio dopo episodio. La serie si sviluppa attraverso tre stagioni, ciascuna composta da otto episodi della durata di circa cinquanta minuti. La prima è stata trasmessa in origine su ITV nel Regno Unito nell'aprile del 2016, prima di approdare su Netflix per il resto del mondo. Le riprese si sono svolte in location britanniche autentiche, come il porto di Dover, conferendo alla narrazione una texture realistica che bilancia gli elementi più psicologici della trama.
Gli episodi non si limitano a seguire la struttura del caso della settimana. Costruiscono invece archi narrativi che si dipanano lungo l'intera stagione, con misteri che si sovrappongono e si intrecciano. I blackout di Marcella non sono solo un mistero medico da risolvere, ma diventano metafora di una frammentazione più profonda, personale e sociale insieme. Marcella rappresenta una proposta interessante per chi cerca qualcosa di diverso nel panorama dei crime drama. Non è perfetta, scivola talvolta nell'eccesso, ma ha il merito di non adagiarsi mai sulle convenzioni del genere. È una serie che prende rischi, che non teme di rendere la sua protagonista ambigua, potenzialmente inaffidabile, forse persino colpevole.