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Una detective indaga su degli omicidi ma non ricorda nulla: ecco la serie che ha conquistato Netflix

La serie thriller psicologica con Anna Friel nei panni di una detective che indaga su omicidi mentre soffre di blackout. Potrebbe essere lei la colpevole?

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Esistono serie televisive che ti agganciano alla prima scena e non ti mollano più. Marcella (su Netflix) è una di quelle. Non perché proponga qualcosa di totalmente inedito nel panorama dei crime drama, ma perché riesce a mescolare con intelligenza elementi del noir scandinavo, tensione psicologica e una protagonista talmente complessa da risultare quasi scomoda. Il fatto che sia britannica ma respiri l'atmosfera cupa e meditativa dei thriller nordici non è un caso: a crearla è stato Hans Rosenfeldt, lo scrittore svedese dietro The Bridge, una delle serie che ha definito il genere negli ultimi anni.

La storia parte da una premessa che potrebbe sembrare classica: Marcella Backland, ex detective della polizia di Londra interpretata da Anna Friel, torna al lavoro dopo che il marito Jason la lascia all'improvviso. Dovrebbe occuparsi di casi irrisolti, omicidi avvenuti a Grove Park nel 2005 che non hanno mai trovato una spiegazione. Ma c'è un problema, uno di quelli che trasformano una detective story in qualcosa di più inquietante: Marcella soffre di blackout improvvisi, momenti in cui la sua memoria si spegne completamente e lei non ha alcun controllo su ciò che fa. Non è solo un espediente narrativo. Quando viene trovata morta Grace Gibson, la donna con cui Jason aveva una relazione, Marcella comincia a chiedersi se durante uno di questi blackout possa aver fatto qualcosa di terribile.

Può una detective indagare su sé stessa? Può fidarsi della propria mente quando questa la tradisce nei momenti più cruciali? Sono domande che la serie pone senza fretta, costruendo una tensione psicologica che cresce episodio dopo episodio. La serie si sviluppa attraverso tre stagioni, ciascuna composta da otto episodi della durata di circa cinquanta minuti. La prima è stata trasmessa in origine su ITV nel Regno Unito nell'aprile del 2016, prima di approdare su Netflix per il resto del mondo. Le riprese si sono svolte in location britanniche autentiche, come il porto di Dover, conferendo alla narrazione una texture realistica che bilancia gli elementi più psicologici della trama.

Gli episodi non si limitano a seguire la struttura del caso della settimana. Costruiscono invece archi narrativi che si dipanano lungo l'intera stagione, con misteri che si sovrappongono e si intrecciano. I blackout di Marcella non sono solo un mistero medico da risolvere, ma diventano metafora di una frammentazione più profonda, personale e sociale insieme. Marcella rappresenta una proposta interessante per chi cerca qualcosa di diverso nel panorama dei crime drama. Non è perfetta, scivola talvolta nell'eccesso, ma ha il merito di non adagiarsi mai sulle convenzioni del genere. È una serie che prende rischi, che non teme di rendere la sua protagonista ambigua, potenzialmente inaffidabile, forse persino colpevole.

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