FILM

Uno zaino viola e una storia di bullismo: su RaiPlay, il film che sconvolgerebbe ogni genitore

Il film di Lucia Chiarla sul bullismo e la genitorialità moderna. Una storia che interroga ogni genitore.

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Ci sono film che entrano sottopelle non per effetti speciali o colpi di scena mozzafiato, ma perché ti costringono a guardarti allo specchio. About Luis, della regista Lucia Chiarla, disponibile su Raiplay è uno di quelli. Un dramma familiare che prende una situazione apparentemente banale – un bambino preso in giro per uno zaino – e la trasforma in un ritratto spietato della genitorialità moderna, quella fatta di buone intenzioni e mancanza cronica di tempo. La storia ruota attorno a Jens, interpretato da Max Riemelt, un tassista la cui esistenza si consuma quasi interamente dentro l'abitacolo della sua auto. Non è una metafora, è letteralmente così: lavora lì, riflette lì, vive i rapporti più intimi lì. Anche sua moglie Constanze, interpretata da Natalia Christina Rudziewicz, se vuole parlargli faccia a faccia deve salire in macchina. Il taxi diventa quindi molto più di un semplice luogo di lavoro: è un microcosmo claustrofobico, una bolla dove la vita scorre veloce tra una corsa e l'altra, senza mai davvero fermarsi.

Jens e Constanze hanno un figlio di dieci anni, Luis. La loro routine già precaria si sgretola quando arriva una telefonata dalla scuola: il bambino è vittima di bullismo. Il motivo? Il suo zainetto viola decorato con un unicorno, giudicato dai compagni "troppo femminile" per un maschio. La soluzione proposta dal preside sembra semplice, quasi ovvia: cambiare zaino. Ma è davvero questa la risposta giusta? Quella telefonata apre una frattura profonda nella coppia. Il taxi si trasforma in un ring, un'arena dove Jens e Constanze si scontrano su temi enormi: educazione, identità, conformismo, responsabilità genitoriale. Entrambi vogliono proteggere il figlio, entrambi credono di fare la cosa giusta. Ma tra i turni di lavoro massacranti, lo stress quotidiano e la costante mancanza di tempo, finiscono per cercare soluzioni rapide, tamponi che non richiedono troppo coinvolgimento emotivo. La domanda che il film pone è dolorosa: siamo davvero presenti per i nostri figli, o ci limitiamo a gestire emergenze?

Mentre i genitori discutono, litigano e si logorano nel tentativo di trovare una risposta, Luis continua a subire umiliazioni e violenze a scuola. E qui il film compie una svolta narrativa potente e disturbante: il bambino, schiacciato dalla pressione, si trasforma da vittima in carnefice. È un cortocircuito che Lucia Chiarla non giudica ma osserva, lasciando allo spettatore il peso di interrogarsi su come e perché accada. Il film, girato interamente a Weimar in Germania, ha avuto la sua prima mondiale al Zurich Film Festival 2024 prima di approdare alla sezione Concorso Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma, dedicata a visioni innovative e coraggiose. La sceneggiatura, scritta dalla stessa Chiarla, non concede facili consolazioni né lieto fine rassicurante. È un lavoro onesto, crudo, che scava nella quotidianità fino a mostrarne le crepe più dolorose.

Il film si inserisce in quel filone di cinema europeo contemporaneo che non ha paura di affrontare le contraddizioni della società moderna: il lavoro che divora il tempo, la famiglia che diventa un compito da gestire, l'identità che fatica a trovare spazio in un mondo ossessionato dalla conformità. Perché a volte abbiamo bisogno di storie che ci mettano a disagio, che ci costringano a chiederci se stiamo davvero guardando i nostri figli o se ci limitiamo a vederli di sfuggita, tra una corsa e l'altra della nostra vita frenetica. E se uno zaino viola possa davvero essere solo uno zaino, o il simbolo di qualcosa di molto più grande che ci spaventa affrontare.

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