FILM

Vincent Cassel in un noir immerso nelle tenebre (che sfiora l'eccesso) da vedere su Prime Video

Black Tide di Erick Zonca con Vincent Cassel: analisi del noir francese estremo con un poliziotto alcolizzato. Trama, interpretazioni e limiti del thriller.

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Ci sono film noir che ti avvolgono nell'ombra. E poi c'è Black Tide (disponibile su Prime Video) un'opera così immmersa nelle tenebre che potresti volerla guardare con tutte le luci accese. Erick Zonca, il regista francese che aveva conquistato la critica internazionale alla fine degli anni Novanta con La vita sognata degli angeli, torna dietro la macchina da presa dopo un decennio di silenzio con un thriller criminale vischioso, sporco e deliberatamente sopra le righe. Il film racconta la storia di François Visconti, un poliziotto alcolizzato interpretato da Vincent Cassel in uno stato di totale decomposizione fisica e morale.

Visconti non è semplicemente un detective con qualche problema: è un uomo allo sbando, un padre assente il cui figlio sta scivolando nel mondo della droga, un investigatore che beve Ballantine's come se fosse acqua e che non si fa scrupoli a intrecciare relazioni sessuali con le madri delle vittime dei casi su cui indaga. La trama prende il via dalla scomparsa di Dany, uno studente liceale che una mattina esce di casa per andare a scuola e non fa più ritorno. Sua madre, interpretata con intensa vulnerabilità da Sandrine Kiberlain, viene gettata nel caos. Visconti viene assegnato al caso nonostante il suo evidente stato di degrado professionale. Da qui inizia un'indagine che si snoda attraverso false piste, sospetti che conducono al terrorismo internazionale, e soprattutto verso una figura inquietante: Yann Bellaile, il vicino di casa e tutore del ragazzo scomparso.

Bellaile è interpretato da Romain Duris con una sottigliezza perturbante. È un uomo dall'aspetto rispettabile ma dal comportamento ambiguo, un aspirante scrittore esistenzialista ossessionato da Kafka e Camus, che sembra nutrire un'affezione malsana per il suo giovane studente. Il film si sviluppa principalmente come un lungo gioco del gatto col topo tra Visconti e Bellaile, con quest'ultimo che si comporta in modo così sospetto da far sembrare inevitabile la scoperta di un cadavere nascosto tra i suoi libri. Il film è costellato di false piste che mantengono alta la tensione per quasi due ore. Tuttavia, il comportamento oltraggiante di Visconti a volte mina la credibilità dell'intera operazione. Durante una proiezione parigina, alcune sequenze hanno addirittura provocato risate involontarie tra il pubblico, in particolare quella in cui il detective ha un rapporto sessuale mentre è in servizio.

Quando la verità finalmente emerge, lo spettatore si sente già passato attraverso un tritacarne emotivo diverse volte, e Black Tide perde credibilità proprio quando dovrebbe conquistarla definitivamente. L'interpretazione di Vincent Cassel è il cuore pulsante e problematico del film. L'attore francese si getta anima e corpo nel ruolo, offrendo una performance profondamente impegnata ed estremamente zelante che oscilla pericolosamente tra il camp e la credibilità. Accanto a lui, Duris offre un'interpretazione più contenuta ma altrettanto efficace come il subdolo e instabile Bellaile, mentre Kiberlain è convincente nel ruolo di una madre costretta a collaborare con un poliziotto che sembra più un pericolo che una risorsa, e che finisce per soccombere discutibilmente al suo fascino distorto.

L'unico personaggio che sembra mantenere un briciolo di sanità mentale è la moglie di Bellaile, Lola, interpretata da Élodie Bouchez, stella proprio de La vita sognata degli angeli di Zonca. È l'unica a mettere apertamente in discussione l'abitudine di Visconti di bere mentre è in servizio. La questione centrale rimane: quando un film noir è troppo noir? Quando l'oscurità da strumento narrativo diventa un fine a sé stesso? Black Tide esplora questo confine pericoloso, e non sempre riesce a rimanere dalla parte giusta. Per gli appassionati del genere e per chi apprezza le performance estreme, potrebbe rappresentare un'esperienza memorabile. Per chi cerca coerenza narrativa e credibilità psicologica, potrebbe risultare un viaggio frustrante attraverso l'eccesso.

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