Lutto, rinascita e seconde possibilità, in questa serie che ridefinisce il dramma familiare su Prime Video
Its Not Like That - Non è così su Prime Video: la serie che ridefinisce il family drama con una storia autentica su lutto, rinascita e seconde possibilità.
Nel marasma delle serie tv, in cui il dramma familiare sembra aver perso la bussola tra melodrammi esagerati e prediche moraleggianti, arriva su Prime Video una produzione che potrebbe cambiare le carte in tavola. Its Not Like That - Non è così sta conquistando critica e pubblico con un approccio sorprendentemente maturo a temi universali come il lutto, il divorzio e la possibilità di ricominciare. La serie, scritta da Ian Deitchman e Kristin Robinson, racconta la storia di Malcolm Jeffries, un pastore interpretato da Scott Foley, che si ritrova improvvisamente vedovo e padre single di tre figli dopo la morte della moglie Jenny per cancro. Accanto a lui c'è Lori Soto, interpretata da Erinn Hayes, la migliore amica della defunta moglie, che sta affrontando le sue battaglie personali dopo che il marito David l'ha lasciata dopo diciassette anni di matrimonio.
Due famiglie sconvolte da eventi traumatici che si trovano a navigare territori inesplorati: la genitorialità solitaria, il ritorno al mondo degli appuntamenti dopo anni, la gestione del dolore dei figli. Malcolm deve affrontare tre reazioni diverse alla perdita della madre. La primogenita Flora si ribella contro la fede che ha sempre rappresentato un pilastro familiare. Penelope, detta Pen, rifiuta la sua ex migliore amica Casey e si unisce a un gruppo più popolare ma meno genuino. Il piccolo Justin, invece, si aggrappa disperatamente alle tradizioni materne, come se mantenerle vive potesse in qualche modo riportare indietro la mamma.
Sul versante Soto, i figli Merritt e Casey elaborano il divorzio dei genitori in modi altrettanto personali e contrastanti. Merritt abbandona la squadra di wrestling proprio mentre la sorella Casey decide di entrarci. Due percorsi opposti che raccontano la stessa confusione adolescenziale di fronte al crollo delle certezze familiari. Al centro di questa complessa rete di emozioni c'è il legame sempre più stretto tra Malcolm e Lori. Uniti dalla loro nuova condizione di genitori single e dal ricordo di Jenny, i due cominciano a sviluppare sentimenti che vanno oltre l'amicizia. Ma entrambi si rifiutano di ammettere apertamente questa attrazione, continuando a ripetersi e a ripetere agli altri che "non è così", appunto.
La forza della serie sta proprio nella sua capacità di non forzare la mano. I valori religiosi emergono naturalmente attraverso le azioni e le riflessioni dei personaggi, mai come lezioni preconfezionate da impartire al pubblico. Quando Malcolm torna al pulpito per la prima volta dopo la morte della moglie, ammette davanti alla congregazione di essere in difficoltà, di avere dubbi, di non avere tutte le risposte. È questa vulnerabilità autentica che rende il personaggio credibile e il messaggio universale.
Quello che rende la serie particolarmente rilevante nel 2026 è la sua capacità di parlare a un pubblico ampio senza rinunciare alla propria identità. Non serve essere credenti per commuoversi davanti alle difficoltà di Malcolm nel crescere i figli da solo. Non serve essere divorziati per empatizzare con Lori che cerca di ricostruire la propria vita. Le sfide che affrontano questi personaggi sono universali: come si va avanti quando il mondo che conoscevi crolla, come si protegge l'innocenza dei figli quando si è a pezzi, come si riapre il cuore quando la paura di soffrire ancora è paralizzante.
Dopo anni di dominio di antieroi e narrazioni oscure, come The Boys (che ora si fonderà con Call of Duty), c'è un rinnovato interesse per storie che esplorano le dinamiche familiari con serietà ma senza cinismo. Its Not Like That potrebbe rappresentare un punto di svolta per il genere faith-based nella serialità contemporanea. Dimostra che è possibile creare contenuti che parlino a valori spirituali senza scadere nella propaganda, che affrontino temi dolorosi senza compiacersi della sofferenza, che offrano speranza senza negare la complessità del reale. In un panorama televisivo spesso polarizzato tra cinismo estremo e ottimismo naive, la serie trova una terza via: l'onestà emotiva temperata dalla fiducia nella resilienza umana.