Bruce Willis nell'ultimo film prima del ritiro, che chiude un'era del cinema, su Prime Video
Vendetta, l'ultimo film di Bruce Willis prima del ritiro per afasia. Analisi del thriller d'azione del 2022 che chiude la carriera di un'icona del cinema.
C'è qualcosa di malinconico nel guardare Vendetta oggi, sapendo che quello schermo rappresenta uno degli ultimi capitoli della carriera di Bruce Willis. L'attore che ha definito l'action movie degli anni Novanta, l'uomo che ha reso John McClane un'icona immortale, ha dovuto dire addio al cinema a causa dell'afasia, una condizione neurologica che compromette la capacità di comunicare. E lo ha fatto con questo film diretto da Jared Cohn, un progetto che chiude simbolicamente un'era.
William Duncan è disposto a sacrificare tutto, anche la propria vita, pur di portare a termine la sua missione. È il classico archetipo del vendicatore solitario che il cinema americano ha perfezionato nel corso dei decenni. Il cast del film include nomi di rilievo oltre a Willis. Clive Standen interpreta William Duncan, il protagonista tormentato dalla perdita. Theo Rossi, volto noto delle serie tv americane, porta sullo schermo uno dei criminali. Compare anche Mike Tyson, l'ex campione mondiale di boxe che negli ultimi anni ha costruito una seconda carriera come attore caratterista. Thomas Jane completa un ensemble che sulla carta prometteva più di quanto il risultato finale abbia consegnato.
I numeri del botteghino mondiale raccontano infatti una storia difficile: Vendetta ha incassato appena 169.260 dollari. Una cifra che, per un film con Bruce Willis nel cast, rappresenta un risultato estremamente deludente. Ma sarebbe troppo facile liquidare Vendetta come un semplice film mediocre di serie B. Il contesto in cui è stato girato e distribuito gli conferisce un significato che va oltre la qualità tecnica o narrativa. Rappresenta il canto del cigno di un'icona, l'ultimo sussurro di una carriera che ha segnato generazioni di appassionati di cinema d'azione.
Nell'anno precedente, Willis aveva partecipato a un numero insolitamente elevato di produzioni a basso budget, spesso con ruoli secondari e tempi di lavorazione ridotti. Retrospettivamente, sembra chiaro che l'attore e chi gli stava accanto fossero consapevoli delle crescenti difficoltà. Vendetta diventa quindi un documento involontario di questo periodo di transizione. Non è il miglior film della carriera di Willis, né pretende di esserlo. Ma è l'ultima volta che possiamo vederlo interpretare un ruolo, l'ultima occasione per riconoscere quello sguardo, quella presenza fisica che ha dominato lo schermo per oltre tre decenni.
Guardare Vendetta oggi significa accettare la sua natura di prodotto di chiusura. Non è il testamento artistico che Bruce Willis avrebbe probabilmente scelto se avesse avuto la possibilità di programmare il proprio addio. Ma è quello che le circostanze hanno consegnato alla storia del cinema. E forse proprio in questa imperfezione, in questa natura accidentale di ultimo atto, c'è qualcosa di autenticamente umano.