Su Prime Video, il Locke danese: un film claustrofobico geniale, girato quasi solo in un'unica location
Il thriller danese del 2018 diretto da Gustav Möller, girato quasi interamente in un'unica location. Un film claustrofobico e geniale con Jakob Cedergren.
Esistono film che ti conquistano non per quello che mostrano, ma per quello che nascondono. The Guilty - Il colpevole, thriller danese diretto da Gustav Möller disponibile su prime Video, appartiene a questa rara categoria di opere che trasformano i limiti in punti di forza, facendo della sottrazione un'arte. Presentato nel 2018, questo gioiello scandinavo rappresenta l'esordio alla regia di Möller, regista di origini svedesi che ha co-scritto anche la sceneggiatura. Un dettaglio non da poco: si tratta del suo primo lavoro dopo la laurea alla scuola di cinema, realizzato con una troupe ridotta all'osso composta prevalentemente da suoi ex compagni di corso. L'unico professionista navigato sul set è Jakob Cedergren, protagonista assoluto di questa esperienza cinematografica tanto claustrofobica quanto ipnotica.
Essendo un incarico temporaneo, il personaggio interpretato da Cedergren non possiede la stessa esperienza dei colleghi nella gestione delle chiamate di emergenza. Ancora più importante, non ha ancora imparato a mantenere quella distanza professionale necessaria quando si ha a che fare con situazioni critiche. Ed è proprio questa sua debolezza a innescare il dramma. Tutto precipita quando riceve la telefonata di una donna che è stata apparentemente rapita e si trova su un veicolo in movimento, diretta verso una destinazione sconosciuta contro la sua volontà. Utilizzando le tecnologie disponibili, il protagonista prende decisioni e formula ipotesi che rivelano la sua inesperienza, innescando una serie di colpi di scena che mantengono lo spettatore col fiato sospeso fino all'ultimo fotogramma.
The Guilty ricorda per certi versi un radiodramma, dato che la maggior parte degli eventi chiave si svolge fuori campo e ci viene comunicata attraverso ciò che ascoltiamo nelle cuffie telefoniche del protagonista. Per evitare che il film sembrasse effettivamente uno show radiofonico, Möller ha fatto una scelta registica intelligente: ha posizionato gli attori di supporto in una stanza separata, facendoli parlare in diretta con Cedergren. Questa soluzione ha aggiunto verosimiglianza al dramma, mantenendo la tensione sempre alta. Il paragone più immediato è con Locke del 2013, diretto da Steven Knight, dove Tom Hardy parla al cellulare mentre guida per quasi novanta minuti. Un esperimento audace e brillante che ha dimostrato come si possa tenere incollato il pubblico alla poltrona senza bisogno di inseguimenti o esplosioni.