Su Prime Video, la serie cult anni '90 che ha anticipato di 20 anni la rappresentazione LGBTQ+ in TV
Questa serie anni '90 su Prime Video resta più moderna di tante serie fantasy attuali: femminismo, rappresentazione LGBTQ+ e personaggi autentici in una serie cult.
Viviamo nell'epoca d'oro della televisione fantasy. Netflix, Prime Video, HBO producono serie epiche con budget da capogiro, effetti speciali da cinema e cast stellari. Eppure, se torniamo indietro di trent'anni, a un'era in cui le opzioni per gli amanti del genere erano drammaticamente limitate, troviamo qualcosa di straordinario: Xena: Principessa guerriera, disponibile su Prime Video, una serie che non solo ha definito gli anni '90, ma che oggi risulta più fresca e rilevante di molte produzioni contemporanee. Lanciata nel 1995 come spinoff di Hercules, Xena ha preso vita grazie a una scelta last-minute. Nella sua prima apparizione nello show madre, i produttori avevano pianificato di eliminare il personaggio alla fine di un arco narrativo di tre episodi. Ma la reazione del pubblico fu così travolgente che decisero di correre un rischio: darle una serie tutta sua. Quella scommessa si è rivelata vincente ben oltre ogni aspettativa.
Il mondo della serie attinge a piene mani da mitologie diverse: greca, norrena, britannica, cinese, egizia. Un assemblaggio che sulla carta potrebbe sembrare improvvisato, eppure funziona. Il merito va a un cast straordinario e alla guida di Sam Raimi, all'epoca conosciuto soprattutto per la trilogia di La Casa. La chimica tra Lawless e Renee O'Connor è palpabile, trasformando ogni scena in qualcosa di credibile e coinvolgente, nonostante la natura fantastica delle avventure. Ma è sul fronte della rappresentazione che Xena ha davvero precorso i tempi. Senza che nessuno nella produzione lo pianificasse deliberatamente, la serie è diventata un'icona per la comunità lesbica degli anni '90. La relazione tra Xena e Olimpia, pur non essendo mai esplicitamente dichiarata come romantica, viene definita ripetutamente come un legame tra anime gemelle. La serie rivela che nel corso della storia le due sono state ripetutamente reincarnate per continuare il loro viaggio fianco a fianco.
Per gli standard dell'epoca, in un panorama televisivo dove la rappresentazione LGBTQ+ era praticamente inesistente o ridotta a stereotipi dannosi, questo era genuinamente rivoluzionario. E non si trattava solo di sottotesto. L'intera premessa della serie aveva una chiara impronta femminista. Certo, l'armatura di Xena include una minigonna e il primo episodio la vede combattere banditi in biancheria intima, ma i temi di uguaglianza di genere, compassione e accettazione sono costantemente al centro della narrazione. Il cast femminile è abbastanza ampio da permettere a ogni personaggio di essere tridimensionale, sfuggendo alla necessità di ricorrere a stereotipi.