Non avrei mai pensato che, alla serata di apertura di Eternals al cinema Arcadia, avrei assistito a uno dei momenti più catartici degli ultimi mesi.

Premessa: chi vi scrive è un fan del linguaggio dei fumetti sin da quando ha imparato a leggere. Una passione che, con il passare del tempo, mi ha spinto a intraprendere la carriera di sceneggiatore, passando dall’altra parte della barricata. Cresciuto tra gli anni Ottanta e Novanta, ho da sempre fatto fatica a trovare amici con le mie passioni. Amici ben più interessati a parlare di automobili e gonnelle, piuttosto che di tutine di spandex e supereroi. Nonostante le difficoltà, però, non mi sono mai tirato indietro, svolgendo il mio ruolo di “piccolo influencer delle scuole medie” e cercando di far leggere a più persone possibile i Potenti Vendicatori. Da grandi ambizioni derivano (talvolta) grandi delusioni, visti gli scarsi risultati ottenuti sui compagni di classe.

Eppure, nel 2008, è cambiato tutto.

Con l’uscita di Iron Man, diretto da Jon Favreau, era chiaro che il mercato cinematografico stava prendendo una piega del tutto nuova. Una direzione che, con la buona pace di Martin Scorsese, ha contribuito a rendere il mondo del cinema più colorato, più emozionante e, per un fan Marvel, più bello da vivere. Per una persona che ha sempre tentato di fare di tutto per convincere gli amici a leggere fumetti, non potete immaginare la gioia di vederli arrivare a chiedere delucidazioni su quali numeri recuperare e su quali serie seguire.

Questa passione per i supereroi, che negli ultimi anni non ha fatto altro che espandersi, ha permesso al pubblico generalista di scoprire storie meravigliose. Storie di un borioso Dio del Tuono, di un ex-alcolizzato in armatura e di giovani ragazzi morsi da ragni radioattivi, ma più spaventati dall’idea di non riuscire a sbarcare il lunario. Film dopo film, il pubblico ha imparato i nomi di tutti i Guardiani della Galassia e reputa Tony Stark uno dei personaggi più importanti della Marvel. Fidatevi quando vi diciamo che, nel 2007, solamente alcuni nerd duri e puri conoscevano la reale identità di Iron Man. Figuratevi i nomi della sgangherata famiglia spaziale che solca il cosmo a bordo della Milano.

Torniamo alla succitata serata di apertura di Eternals.

Ora, nonostante l’etichetta spoiler evidenziata in testa all’articolo, sappiate che cercheremo di rovinare il meno possibile l’esperienza a coloro che non hanno ancora visto il film di Chloé Zhao. Rimarremo, quindi, sul vago. Nella seconda scena dopo i titoli di coda, vediamo un personaggio che sta per compiere un’azione. Questo personaggio viene fermato da una voce fuori campo, che attira la sua attenzione. Nonostante ora sia stata diffusa l’identità di questo misterioso individuo, al termine della proiezione erano in molti a chiedersi cosa avessero appena visto (e sentito).

Ecco che, sulla scalinata che porta fuori dalla splendida Sala Energia dell’Arcadia, mi imbatto quindi in un bambino di circa dieci anni. Un bambino che, estasiato per la visione del film, tira la manica della giacca di suo padre, urlando qualcosa di incomprensibile. Tendo l’orecchio e scopro che il suo dubbio era se quella voce misteriosa appartenesse al personaggio di Stephen Strange o di Kang.

Un bambino. Di circa dieci anni. Che conosce Kang. Mi è esploso il cervello.

Per voi questo potrà sembrare normale, ma per chi, come me, è cresciuto tra adolescenti che non hanno mai sentito parlare di Capitan America è qualcosa di semplicemente stupefacente. Inutile dire che mi sono trovato a sorridere come un ebete, immaginando un mondo dove anche i bambini di dieci anni sanno riconoscere personaggi “di nicchia” della Marvel. Un mondo che, effettivamente, stiamo vivendo oggi e che ha permesso a giovani ragazzi di entrare nell’universo della Casa delle Idee.

Decine, se non centinaia, di personaggi fantastici, di storie incredibili e di avventure in grado di trasmettere valori positivi, ben lontani da quelli che vengono mostrati dalla tv generalista. Sono ormai diversi giorni che mi capita di pensare a quanto sia fortunata questa generazione di nuovi fruitori. A quanto avrei voluto farne parte, piuttosto che ritrovarmi per anni a leggere i fumetti in solitudine nella mia camera, cercando persone con le quali condividere una passione tanto forte. Riflettendoci, però, sono poi arrivato alla conclusione che non c’è nulla da invidiare ai giovani d’oggi. Nulla da rimpiangere nel proprio passato.

Dopotutto è grazie ad appassionati come noi se il mondo dell’intrattenimento ha raggiunto determinati obiettivi al giorno d’oggi. Appassionati come Kevin Feige, che si dimostra sempre più un uomo con una visione ben precisa del mercato dell’intrattenimento. Una visione che potrebbe non piacere a tutti (ci mancherebbe), ma che risulta innegabilmente chiara e definita. Una visione che punta a far conoscere i personaggi Marvel a più persone possibile.

E quanto riesci a far conoscere Kang a un bambino di dieci anni puoi stare certo che questa visione la stai lentamente trasformando in realtà.