Guillermo del Toro ha proposto a Netflix una versione “più esoterica e strana” di Le montagne della follia

Guillermo del Toro
Così come “il grande Cthulhu e le sue orde, nascosti in verdi, limacciosi sotterranei” aspettano, sognando, il giorno del risveglio dalla città cadavere di R’lyeh, anche l’adattamento di Le montagne della follia di Guillermo del Toro sembra seguire un percorso oscuro paragonabile a quello delle aberranti creature ancestrali del pantheon ideato (?) dal solitario di Providence Howard Phillips Lovecraft.

Già perché stando a quanto dichiarato da Guillermo del Toro al podcast The Kingcast (via /Film) esisterebbe ancora una possibilità concreta per una pellicola che sembrava destinata all’oblio considerato che le riprese dovevano partire nel… giugno del 2011.

L’8 marzo di quell’anno però, apprendevamo che il progetto del regista messicano, cui era collegato fin dal 2004, era stato accantonato dalla Universal. La major non voleva accollarsi i rischi collegati a un film horror ad altissimo budget oltretutto vietato ai minori. In dieci anni però l’industria è cambiata, ora le piattaforme streaming hanno un ruolo importantissimo nell’ecosistema hollywoodiano, e, nel mentre, Guillermo del Toro ha anche vinto un Oscar aumentando drasticamente il suo potere contrattuale.

E, tornando alle Montagne della follia, spiega di averlo proposto a Netflix considerato che il suo stesso approccio al film non sarebbe oggi lo stesso che avrebbe avuto ai tempi di quando doveva farlo con la Universal:

La questione con Le montagne è che la sceneggiatura che ho scritto 15 anni fa, non è la stessa che farei oggi per cui avrei bisogno di riscriverla. Non solo per ridimensionarla in qualche maniera, ma più che altro perché al tempo stavo cercando di piazzare su quella scala degli elementi che sarebbero passati attraverso i macchinari dello studio.

Il filmmaker ragiona sul fatto che lavorando con Netflix avrebbe molta più libertà creativa:

Potrei andare in una direzione più esoterica, strana, piccola se vogliamo. Potrei recuperare alcune delle scene che avevo dovuto accantonare. Non ho più bisogno di alcuni imponenti set pieces che avevo elaborato perché sono finito per farli in altri film. Percorrerei una direzione decisamente più strana. Il finale che abbiamo, dal mio punto di vista, è uno dei più intriganti, bizzarri e inquietanti. Ci sono almeno quattro momenti decisamente horror che adoro nella sceneggiatura originale. Per cui sì, ci spererei davvero. Di certo ti posso dire che, ogni sei mesi, ricevo una telefonata di Don Murphy che mi domanda “Hai intenzione di lavorare a questo ora o no?” e io però gli spiego che devo prendermi del tempo per riscriverlo.

L’anno scorso, quando era in procinto di rimettersi al lavoro su Nightmare Alley, le cui riprese erano state interrotte causa COVID-19, aveva spiegato che, sulla sua mano, porta un anello della Miskatonic University, la celeberrima università fittizia ideata da Lovecraft che si trova nell’altrettanto immaginaria e inquietante città di Arkham. Un anello che, come ha spiegato lui stesso, si leverà solo quando riuscirà effettivamente a girare Le montagne della follia.

A seguire trovate la sinossi ufficiale del romanzo (via Amazon) pubblicato, originariamente, nel 1936:

Continente antartico, ai confini del mondo conosciuto. Un gruppo di audaci esploratori fa una scoperta sensazionale lungo il cammino verso l’ignoto: una catena montuosa dalle vette nere, che si cela nel punto più remoto della vasta distesa gelata. Nelle sue oscure profondità viene rinvenuta una creatura antichissima e misteriosa, preludio di un’immane tragedia che incombe sull’umanità, e dinanzi alla quale anche gli animi più impavidi vacillano.

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