La recensione di Apollo 10 e mezzo, su Netflix dal 1 aprile

È tutto un gioco di memorie infantili rievocate nei minimi dettagli, in un’estate storica del 1969 nella periferia di Houston, e al contempo di ricordi immaginati e impossibili – una missione della NASA affidata al decenne protagonista, Stan – il nuovo e bellissimo film di Richard Linklater Apollo 10 e mezzo. Lontano dall’iperrealismo di Boyhood, Linklater riconferma però, stavolta passando per l’animazione, una poetica della meraviglia, dedita a trovare con l’aiuto del cinema il senso elastico del tempo e la bellezza di ciò che si fa ricordo.

Seguendo questo magnifico doppio sguardo (proprio quello dei bambini, che esagerano con la fantasia partendo da ciò che osservano intorno a loro), Linklater usa la tecnica del rotoscopio (che ricalca immagini reali) per cogliere con dolcezza lo sguardo di un bambino verso un’epoca, raccontando così da una prospettiva tutta particolare quei fine Sessanta negli Stati Uniti come...