La recensione del primo capitolo di Horizon: an American Saga, il grande progetto di Kevin Costner sul west, presentato a Cannes

Che questo non sia un film lo dice la sua lingua. Poco importa dove verrà visto, poco importa lo scope delle sue inquadrature, la ricerca formale, i grandi paesaggi e l’atteggiamento del film epico da vedere in sala sullo schermo più grande possibile. Questa è una serie, lo dice la scrittura. Fin dall’inizio Horizon: an American Saga imbastisce molte storie e molte trame, tutte prive di un intreccio in sé per sé. Sono momenti di preparazione, di impostazione di personaggi e ambientazione. Un assalto a una colonia, degli omicidi e poi una prostituta e un colono che fraternizzano, una coppia la cui moglie ha un passato discutibile che viene a riscuotere. Di trame non c’è scarsità, ma è il genere di scrittura che è pensata per non avere l’arco narrativo di un film, quanto per avere il passo minuzioso delle serie.

Del resto Horizon è un film di 3 ore, ed è il ca...