The Block Island Sound: la recensione

Che cosa cercate da un horror? Se volete azione, ammazzamenti onnipresenti e spalmati per tutti i novanta minuti di film e adrenalina a mille, girate alla larga da The Block Island Sound, appena arrivato su Netflix direttamente dal Rhode Island, e più precisamente dall’isola di Block. Se invece vi piace immergervi in una (s)gradevole e costante sensazione di tensione e di orrore innominato che non esplode mai fino a che non è troppo tardi, il film dei fratelli McManus potrebbe farvi passare una piacevole serata in compagnia di un mostro non meglio specificato.

Kevin, Matthew e Michael McManus, rispettivamente registi e sceneggiatori e protagonista di The Block Island Sound, sono nati proprio nel Rhode Island, a pochi passi da dove è stato girato il film: è un dettaglio importante, che risulta decisivo in un’opera che si basa così tanto sull’atmosfera e così poco sull’azione. I due sanno cosa vuol dire vivere su un’isola, circondati dal mare, a un viaggio in traghetto dal resto della civiltà; conoscono le dinamiche che si sviluppano in un luogo così claustrofobico, e ne fanno il centro di gravità del loro film. Che racconta la storia di una famiglia locale, composta dal padre Tom, il figlio Harry e le due figlie Audry e Jen, queste ultime trasferitesi “in continente” lasciando i maschi di casa a condurre un’esistenza tranquilla e un po’ piatta a Block Island. Andrebbe tutto bene, se non fosse che in coincidenza con una delle rare visite della sorella Audry (Michaela McManus, appunto) sull’isola cominciano a verificarsi strani e lovecraftiani fenomeni: migliaia di pesci si spiaggiano morenti lungo le coste, lo stesso succede agli uccelli, e prima Tom e poi Harry cominciano a vivere episodi di sonnambulismo e perdita di memoria, e soprattutto a sentire un suono abissale e inspiegabile che potrebbe o non potrebbe provenire dal mare.

Lo spunto è lovecraftiano e come tale viene sviluppato: The Block Island Sound è una lentissima discesa verso la follia, durante la quale Audry e Harry incontreranno una serie di personaggi in qualche modo collegati al misterioso suono, e ascolteranno una litania di teorie strampalate per spiegarne l’origine e lo scopo. In ossequio al modello arriveranno solo risposte parziali e lasciate all’interpretazione di chi guarda, e tutto l’orrore viene suggerito e canalizzato dai personaggi, mai mostrato davvero. Il che potrebbe respingere chi da un horror si aspetta concretezza: il modello di riferimento più evidente è The Fog, solo che nella nebbia non c’è nulla di tangibile, solo una minaccia senza volto e senza nome. A diventare protagonista è così l’isola stessa, le sue dinamiche sociali da opprimente paesino della provincia americana, le sue abitudini, i suoi paesaggi; si vede che i McManus sono del posto, e sanno cosa farci vedere e cosa nasconderci per provocare angoscia. Potreste trovarlo troppo astratto e inconsistente, ma se vi lasciate andare potrebbe venire anche a voi la voglia di seguire quel suono.