Pochi film sono riusciti a catturare le emozioni dell’adolescenza in modo autentico. Molti cercano di farlo come Bella in rosa.

La musica, la scuola, l’amore si mescolano nel film di Howard Deutch con un tono da fiaba in una storia di rivincita e di emancipazione. Sono già trentacinque anni che quel vestito viene tagliato e ricucito per non far sapere agli altri di stare coprendo “una ferita”. Tre decenni e mezzo che non hanno fatto altro che consacrare la dolcezza di un film che ha trovato gli elementi fissi, che attraversano immutati il tempo e le culture, per fotografare la giovinezza.

Bella in rosa è un film generazionale che nel 1986 riusciva a impostare un nuovo linguaggio per raccontare i giovani. Consacrava un genere, quello del college (e high school) movie, rendendolo maturo, lontano dai divertimenti scanzonati alla Animal House, ma pieno di sentimenti reali su situazioni quotidiane. Non stupisce infatti che la sceneggiatura di John Hughes sia tutt’oggi ricordata con affetto da ogni parte del mondo. Il suo è un lavoro di scavo nella psicologia dei giovani e nelle dinamiche relazionali e famigliari, stemperati dall’irresistibile tono da commedia.
Nonostante Bella in rosa sia estremamente riferito alla vita negli Stati Uniti (il sistema scolastico americano e il ballo di fine anno sono elementi di trama essenziali così come gli anni ‘80), il film riesce ancora oggi a conquistare il pubblico tanto che, in America, vedrà presto una nuova edizione home video restaurata insieme ad altri film tratti dalle sceneggiature di Hughes.

Come spesso succede nelle produzioni cinematografiche, i piani sembravano destinati a essere stravolti, salvo poi ritornare sui binari. Quando John Hughes chiese a Howard Deutch di dirigere Bella in rosa, quest’ultimo non era affatto sicuro di essere in grado di portare a termine il compito. Il film era infatti la sua opera prima, fino ad allora aveva girato solo alcuni video musicali. Hughes cercò di tranquillizzarlo dicendogli che tutto quello che doveva fare era filmare le performance degli attori per lui. Bastò a tranquillizzarlo e a portarlo in sella al progetto.

La forza del film, e in generale delle opere scritte da John Hughes, sta nella caratterizzazione dei personaggi. Come in Breakfast Club l’autore distruggeva gli stereotipi adolescenziali (la pazza, il nerd, il bello senza cervello…) così anche in Bella in rosa i protagonisti vanno oltre la propria maschera. Andie, Duckie, e Blane rappresentano dei “tipi” umani con problemi e sentimenti estremamente realistici. I piccoli drammi amorosi, i problemi quotidiani come cosa indossare o cosa fare con gli amici, diventano il centro drammatico.

Per questo motivo non è difficile per gli spettatori rivedersi nei personaggi. “Tutti conoscono un Duckie” ha detto Howard Deutch in un’intervista a Variety elogiando l’umanità insita nella scrittura di Hughes.

Bella in rosa è un film estremamente legato alla performance di Molly Ringwald come simbolo dell’adolescenza. Eppure l’attrice, che all’epoca era già legata a questo tipo di personaggi, non era stata la prima scelta per il ruolo. Stando alle parole di Deutch la Paramount, lo studio che ha prodotto il film, preferiva Jennifer Beals a Molly Ringwald per il ruolo di Andie.

Volevano infatti ricercare la protagonista attraverso un lungo processo di casting, “ma il film era scritto appositamente per Molly”, ha detto Deutch ricordando quei giorni “amavo quello che aveva fatto. Le ho detto ‘dovresti prendere in considerazione di recitare in questo film’, ma aveva già voltato pagina. Aveva girato Sixteen Candles e Breakfast Club e voleva qualcosa di diverso. L’ho dovuta supplicare”.

Il regista ha ricordto anche l’amico e collega John Hughes con parole di affetto.

John era un emarginato, la sua scrittura nasce da quello. Non si è mai sentito come integrato o come se fosse nel gruppo dei popolari. Non era così che si vedeva. Quando ha iniziato ad avere successo è stato come un missile e il club dei ragazzi popolari lo voleva come uno di loro. Ma si è lasciato tutto questo alle spalle perché sentiva di non riuscire a scrivere in questo modo. Non poteva creare, perciò è tornato a Chicago

Qual è il vostro film preferito di John Hughes? Cosa ne pensate delle parole del regista di Bella in rosa? Fatecelo sapere nei commenti!

Fonte: Variety