Gli algoritmi si muovono a una velocità troppo alta per poter stare loro dietro, ma nel momento in cui scriviamo Dracula Untold risulta essere l’ottavo film più su visto su Netflix Italia, dove è comparso qualche giorno senza troppa fanfara. Un risultato notevole e anche inaspettato, visto che parliamo di un film che è stato più o meno universalmente bocciato e spesso additato come uno dei peggiori esempi di franchise costruito artificialmente solo per seguire la moda degli universi cinematografici e della continuity spalmata su decine di film come fossero puntate di una serie TV. Ma è davvero così? Non la seconda parte del discorso, quella è così e lo dimostra la contemporanea esistenza degli universi cinematografici di King Kong e Godzilla, di Insidious, di Jay e Zittino Bob e di quello che unisce Lake Placid e Anaconda; è così brutto, Dracula Untold, da meritarsi un posto tra i peggiori film di sempre? E soprattutto, è colpa sua?

Dracula Untold e le aspettative

Prima di entrare nel merito, vale la pena ricordare che Dracula Untold non è il film che sarebbe dovuto essere all’inizio, e con ogni probabilità non è neanche il film che l’allora esordiente Gary Shore aveva in mente quando si è ritrovato nel mezzo di una tempesta di marketing e piani quinquennali che l’ha obbligato agli straordinari per portare a casa il lavoro. Innanzitutto, Dracula Untold era irrimediabilmente condannato a vivere nell’ombra di quel nome reso famoso da Bram Stoker nel 1897; non importa quanti giustissimi discorsi si possano fare sulla necessità di valutare un prodotto in quanto tale e non parametrandolo alle nostre aspettative (in altre parole, valutare il film e non l’adattamento), Dracula è una figura troppo iconica e universale, parte del canone mitologico moderno, per essere ignorata in un film che ha “Dracula” nel titolo.

Il Dracula di Stoker è una creatura pericolosa e affascinante, ripugnante e attraente, perversa, erotica, ma anche gelida e distante, crudele e romantica, e tutta un’infinita serie di altri contrasti di questo tipo che lo rendono uno dei mostri più psicanalizzabili della storia del genere. Il Dracula di Year Zero, diventato poi Untold, sarebbe invece dovuto essere Sam Worthington, un guerriero gigantesco e potentissimo protagonista di una storia che ne racconta le origini a suon di botte. “Sam Worthington” non è usato come metro di paragone: era proprio lui la prima scelta della produzione, che si trovò poi costretta a cambiare sia il regista (da Alex Proyas a Gary Shore) sia il protagonista (al posto di Worthington arrivò Luke Evans).

 

Dracula Untold Luke Evans

Dracula Untold e l’MCU (Mostri Cinematic Universe)

Non solo: quando la produzione era già quasi chiusa, Shore e il cast furono obbligati a una serie di reshoot (la fonte originale della notizia non è più online ma la trovate qui e affrontata anche da noi qua) per adattare il film all’ormai defunto, o forse no, Dark Universe, e preparare la strada per lo meno a un cameo di Luke Evans/Dracula nella Mummia. Dopodiché il film uscì, venne ricevuto tiepidamente, e si decise quindi che non sarebbe più stato parte del Dark Universe, il cui primo film sarebbe stato proprio quello con Cruise.

Il risultato è un film che è stato prima mutilato e riassemblato per lasciare spazio a possibili sequel e crossover, poi è stato abbandonato sul bordo della strada, con al posto degli arti dei moncherini sanguinanti a forma di archi narrativi. È un capitolo 1 (o, se fossimo negli anni Ottanta, una breve sequenza introduttiva narrata in voiceover) senza i capitoli 2 e 3, al quale mancano molto chiaramente dei pezzi e che ha il difetto imperdonabile di girare a vuoto e non andare da nessuna parte – perché non gli è stato dato modo di farlo.

Poi però c’è il film

Ovviamente tutte queste considerazioni relative al progetto noto come Dracula Untold non salvano da altre critiche il film intitolato Dracula Untold. Al netto dei tagli e delle scorciatoie narrative dettate da entità esterne, il film di Shore ha l’enorme problema di voler essere la origin story di un supereroe (e pure parecchio potente) ma di dimenticarsi dei pezzi per strada. I beat principali ci sono: Vlad è il principe di Transilvania, ex impalatore di innocenti che ha cambiato personalità da quando ha incontrato Sarah Gadon, il cui popolo e la cui indipendenza sono minacciate dai cattivissimi turchi dell’imperatore Dominic Cooper (presentazione del personaggio e del villain). Dopo aver rifiutato un ordine diretto dell’imperatore (incidente che dà il via alla trasformazione, il ragno radioattivo di Dracula in pratica), Vlad si trova costretto a rivolgersi a una creatura pericolosissima, Charles Dance, che vive in una caverna e che può regalargli un assaggio del suo potere per salvare la sua gente.

 

Charles Dance

 

Il patto è ovviamente faustiano e la fregatura è che l’infusione di poteri vampirici (Charles Dance è ovviamente un vampiro) dura solo tre giorni, al termine dei quali Vlad tornerà un mortale. Se però in quei tre giorni dovesse abbeverarsi di sangue umano, la sua maledizione sarebbe eterna. Capirete che la storia non c’entra nulla con il Dracula di Stoker, ma potrebbe essere la scusa per costruire una riflessione sulla corruttibilità dell’essere umano e sull’annoso dilemma “se un mostro fa del bene è ancora un mostro?”. Purtroppo gli sceneggiatori Matt Sazama e Kurk Sharpless si dimenticano di completare il puzzle, lasciando fuori una serie di pezzi il più clamoroso dei quali è l’immancabile sequenza dove il nostro eroe impara a venire a patti con i suoi poteri, sbaglia a usarli, ci litiga, non riesce a comprendere appieno il suo potenziale. Il Dracula di Luke Evans muore umano e si risveglia vampiro di massimo livello, perfettamente a suo agio con la sua nuova condizione e sostanzialmente immortale e inavvicinabile da chiunque – il modo migliore per ammazzare ogni tensione.

Dracula Untold è un’opera principalmente compilativa: parte con una serie di caselle da riempire e le spunta una dopo l’altra, senza alcuna parvenza di trasporto emotivo né una briciola di ironia che non stonerebbe in un film nel quale a un certo punto l’eroe evoca una massa di pipistrelli che si dispongono a formare un gigantesco pugno che prende a cazzotti l’esercito turco. Non ha alcun appeal horrorifico, e pure i momenti più action alternano idee interessanti (o comunque talmente sopra le righe da trascendere, come nel caso del già citato cartone di pipistrelli) a lunghe sequenze illeggibili a causa della letale combinazione tra camera a mano e filtri blu notte. Insomma, forse non sarà l’orrore che è stato descritto al tempo, ma produzione complicata o meno possiamo confermare sei anni dopo che no, Dracula Untold non è un gran film.

PS: al momento in cui chiudiamo il pezzo, Dracula Untold non compare più nella top ten dei film più visti su Netflix in Italia.