I migliori film visti ad aprile 2021

Molto di quello che vediamo e raccontiamo con una recensione si perde. Alcune volte sono i film piccoli a non ricevere l’attenzione che meriterebbero, altre volte sono i migliori. Abbiamo così deciso di fare un piccolo riassunto ogni mese del meglio tra ciò che abbiamo visto. Senza distinzioni. Film usciti in sala, usciti in noleggio, usciti su una piattaforma in streaming come anche quelli visti ai festival e che non sono ancora usciti.

L’idea è quella di ricapitolare tutte le nostre segnalazioni scremando verso l’alto solo quello che pensiamo non vada perso, non debba sfuggire e meriti una visione. Ci saranno i film più noti e pubblicizzati come anche, con una certa preferenza, quelli che meno noti e dotati di una cassa di risonanza meno forte, che quando lo meritano hanno più bisogno di un riflettore su di sé per farsi notare.

Ecco quindi la nostra lista:

love and monstersLove and Monsters

“Per mandare in porto un film con una trama simile e non finire nella copia di Zombieland (con cui comunque flirta tantissimo verso metà) né finire sbilanciato sulla commedia o sullo smielato più banale, serve una gran capacità di centrare il tono giusto. Per questo la rivelazione del progetto è Michael Matthews, regista sudafricano capace di trovare un equilibrio tra leggerezza da action comedy e serietà sentimentale che fa gridare al miracolo. Matthews non sbaglia letteralmente niente, non sbaglia il design dei mostri (fumettosi, spaventosi, letali e orrendi come possono essere degli insetti giganti ma disegnati con un amore smisurato), non sbaglia i luoghi a basso costo (una spiaggia finale tradisce il fatto che non ci fosse budget per una città postapocalittica) e non sbaglia il lavoro con il protagonista, Dylan O’Brien“.

LA RECENSIONE COMPLETA

locked downLocked Down

“L’aspetto più esaltante di Locked Down è proprio il modo in cui racconta e poi sfrutta creativamente le particolari situazioni create dalle prime settimane di lockdown: sì, i dettagli e i simboli di quel periodo ormai così fortemente connotato ci sono tutti, dalle chiamate zoom (fatte rigorosamente con indosso i pantaloni del pigiama) alle file distanziate al supermercato, passando per i flash mob fatti affacciandosi dalle finestre all’improvvisa voglia di fare il pane in casa. Ma i dettagli non fanno la storia, sono solo una cornice, così come è una cornice la pandemia, data per scontata dall’inizio del film e la cui realtà drammatica non viene mai accennata se non dal telegiornale che a volte riempie il silenzio”.

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Estraneo a bordo

Estraneo a bordo

“Delle comunicazioni con il pianeta Terra non sentiamo niente, solo un lontano farfuglio che proviene dai loro auricolari. Per il resto, fuori c’è solo un grande vuoto. È così facendo che il senso di isolamento cresce, che l’ansia monta minuto dopo minuto. Immettendo uno alla volta gli elementi di disturbo (la scoperta dell’estraneo, la rottura dei dispositivi, uno sguardo di sospetto) e distribuendo in modo asimmetrico tra i personaggi ciò che uno sa degli altri, il coinvolgimento dello spettatore va letteralmente alle stelle: la sensazione è quella di essere nella navicella lì con loro, e, come per loro, man mano che il tempo passa anche in chi guarda cresce un’indicibile voglia di respirare”.

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