Come si spiega il successo de Le città di pianura
La presentazione al Festival di Cannes, una peculiare distribuzione nelle sale, il fenomeno del passaparola: ecco spiegato il successo del Le città di pianura.
Lo scorso 21 maggio, nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, è stato presentato un piccolo film italiano. Online sono arrivate poche immagini. Una, in particolare, ha attirato l’attenzione del pubblico perché ambientata chiaramente nel Memoriale Brion: vediamo queste tre sagome spaesate, che si guardano intorno, mentre passano sotto un arco perfettamente circolare. Il film ha avuto la sua première a Cannes ed è stato accolto con un certo entusiasmo sia dalla critica che dagli spettatori che lo hanno visto. Ed è stato in quel momento, più o meno, che abbiamo cominciato a parlare de Le città di pianura di Francesco Sossai.
A una prima occhiata, Le città di pianura può sembrare una specie di road movie, movimentato, ambientato nel bel mezzo del Veneto, perso tra campagne, case abbandonate e strade infinite. E in parte, indubbiamente, lo è: l’elemento del viaggio non è assolutamente secondario all’interno della trama. Dopo il suo esordio in sala, Le città di pianura ha incassato 7.095 euro e raccolto 1.712 presenze, piazzandosi al sedicesimo posto del box office italiano (fonte: Cinetel). È importante precisare una cosa: il 25 settembre Le città di pianura è uscito solo nel Triveneto, quindi con una distribuzione fortemente limitata. E questo per una scelta precisa di Lucky Red, che ha fissato per il 2 ottobre l’uscita nazionale.
Prima di portare il film nelle sale di tutta Italia, Lucky Red ha cercato di creare uno zoccolo duro di spettatori nelle regioni in cui il film è ambientato, proprio per intercettare quel pubblico più attento e ricettivo a determinate tematiche. E l’ha fatto per un motivo abbastanza semplice: alimentare – anzi, innescare – il passaparola. Quando, il 2 ottobre, Le città di pianura è stato distribuito nel resto d’Italia, ha incassato 15.059 euro e raccolto 2.331 spettatori, arrivando a un totale di 110.204 euro (fonte: Cinetel) e piazzandosi al decimo posto del box office italiano. È evidente, insomma, una crescita. La cosa più incredibile, però, non è questa. Non è, insomma, la partenza de Le città di pianura al cinema. La cosa veramente incredibile è la sua tenuta nelle settimane successive.
Le città di pianura, prima ancora che dalla stampa o dagli addetti ai lavori, o addirittura dal passaggio a Cannes, è stato sostenuto dal suo pubblico. Che ne ha parlato, che lo ha consigliato, che si è innamorato, talvolta letteralmente, delle sue immagini e dei suoi personaggi. Sossai è stato in grado di creare un mondo universale, rivolto a tutti, senza tuttavia perdere di vista l’unicità dell’ambientazione e dei suoi personaggi. Capovilla, Romano e Scotti sono riusciti a incarnare un sentimento preciso, abbastanza diffuso, di chi vuole vivere la propria vita appieno, parlando, discutendo e stando insieme. Quella di andare in giro per bere l’ultimo bicchiere prima di andare a dormire è solo una scusa. E diventa rapidamente evidente all’interno della trama.
Se il passaparola ha funzionato e ha messo radici, è stato anche per un altro motivo. Da non sottovalutare. E cioè il rispetto che Sossai, insieme ad Adriano Candiago, ha avuto per la storia. Che non è mai stata schiacciata o stravolta dai compromessi produttivi. Lo sviluppo e la lavorazione de Le città di pianura sono andati avanti per diversi anni. Sossai ha ripreso quello che conosceva, che lo circondava, e ha evitato il dialetto – così ha detto – per non limitare le possibilità del film. Le città di pianura, come suggerisce il titolo, racconta di questo mondo a metà, sospeso, fatto di distese di terre e di paesi, di tante piccole isole di socialità. C’è un richiamo evidentissimo, forte, a un certo cinema italiano: non è un caso se, spesso, Le città di pianura è stato avvicinato a film come Il sorpasso, Amici miei e I Vitelloni.
L’esempio del successo de Le città di pianura – che, a sua volta, ha ripreso l’esempio di un altro film, Vermiglio di Maura Delpero, distribuito sempre da Lucky Red – non andrebbe sottovalutato o minimizzato. Un milione e mezzo di euro, nel nostro mercato, non sono pochi. Soprattutto, non sono pochi se prendiamo in considerazione il tipo di film di cui stiamo parlando. Forse è arrivato il momento di ripensare all’offerta cinematografica, di cominciare a puntare su un pluralismo di voci, fatto fondamentalmente di storie differenti. Le città di pianura racconta l’amicizia tra tre uomini; la cattura nella sua semplicità e nella sua estemporaneità. E non si nasconde, non cerca conclusioni moraleggianti o inappellabili. Si muove in una dimensione sincera, tanto leggera quanto complessa. Che ci parla di noi. Chi siamo, cosa stiamo facendo; perché non c’è più tempo da perdere, e perché la felicità non è un concetto così astratto.