Badland Hunters: quante cose vuoi buttare nel film? Tutte!
Badland Hunters è un pieno di idee prese altrove e rimasticate che si lancia nella serie B senza riuscire a diventare cult
C’è la scusa di un terremoto che ha raso al suolo la Corea dietro a due storie diversissime tra di loro. La prima è quella di Concrete Utopia, il film diventato una hit in Corea del Sud basato su un unico condominio rimasto in piedi dopo questa apocalisse. Si ragiona sul concetto di proprietà e su come la società si possa riorganizzare in una situazione simile. La tipica questione di vita o di morte che acuisce le tensioni e gli egoismi delle persone. Uno studio su come si reagisca quando messi alla prova e quindi, più in grande, come tutti noi potremmo cavarcela in quella situazione da fine del mondo. Quel terremoto ha dato origine a un sequel di Concrete Utopia. Si chiama Badland Hunters e non c'entra niente con il primo film.
L’ambiente è un po’ come quello raccontato da Virzì in Siccità. Non piove. La gente fa code per un goccio di acqua e usa il baratto per procurarsi da mangiare. Si cerca di mantenere ancora una decenza, una parvenza di normalità tra le macerie. In città arriva una gang di criminali dal Distretto degli Autobus, fanno razzia e rapiscono le persone. Nam San e Choi Ji-wan, interpretati rispettivamente dal corpulento Ma Dong-seok (Gilgamesh di Eternals) e dallo smilzo Lee Jun-young, difendono gli abitanti del posto. Come i sette samurai, anche se sono solo in due.
Badland Hunters, gli zombi, lo scienziato pazzo e gli Hunger Games
Tra i vari distretti non si aggira Katniss Everdeen, bensì un gruppo di apparenti benefattori. Promettono di salvare i giovani e i loro cari portandoli in un rifugio sicuro. Pare, stando ad una battuta di Choi Ji-wan, che occorra proprio essere una famiglia (tradizionale, ovviamente) per accedere. Anche se poi, di fatto, degli anziani non ce ne si fa nulla. Sono una copertura per salvare le apparenze, vanno tolti di mezzo a metà del cammino. Con un’incredibile ingenuità tutti i ragazzi e le ragazze si fanno ingannare, ad eccezione di Han Su-na che capisce abbastanza alla svelta che ci sia qualcosa di losco sotto quel rifugio sicuro.
Se Badland Hunters sembra un grande accròcco di idee, buttate alla rinfusa senza sapere a quale dare più perso, è perché il film è proprio così. Si potrebbe considerare il suo bello. O ciò che lo rende insopportabile.
Almeno le scene d’azione sono belle…
… è una frase che per i film d’azione di serie B equivale ad “almeno la fotografia è bellissima” per i film drammatici. C’è qualcosa da salvare in Badland Hunters, e c’è modo di divertirsi, sempre però grazie a una parte e mai al tutto. Proprio come una bella fotografia può vagamente sostituire dei veri sentimenti scritti tra le righe della sceneggiatura, così delle belle scene d’azione possono sostenere un film che però non riesce mai a far scaturire la tensione dalle situazioni che crea. Il ritmo è dato dal montaggio velocissimo, a volte anche confuso, quasi mai dal necessario e incessante succedersi di eventi.
Solitamente quando si provano più soluzioni contemporaneamente la speranza è che almeno una di queste funzioni. Spesso accade proprio questa cosa: una emerge sulle altre, ma ce ne si accorge a film finito che quella determinata parte poteva diventare centrale. In questo caso il problema non si pone neanche. I tentativi, le suggestioni prese altrove e buttate dentro, sono semplicemente troppe. Una sull’altra senza essere mai sviluppate si annullano a vicenda. Non c’è veramente nulla che brilli in Badland Hunters, un film che concepisce l’intrattenimento come un accumulo di cose che altrove hanno intrattenuto. L’esito è quello di un prodotto da piattaforma streaming che coccola l’algoritmo di profilazione, ma che assomiglia a un edificio crollato, come quelli che gli fanno da scenografia. Con quei mattoni poteva essere una solida abitazione, invece quel che resta è solo qualche pezzo di pregio in mezzo a tanta polvere.