Checco Zalone e il suo pubblico antico e contemporaneo
Buen Camino parte fortissimo al botteghino e ne conferma la capacità di trascinare in sala anche quella fascia di pubblico che non va più al cinema
Il pubblico che per Buen camino ha scelto di pagare il biglietto e recarsi al cinema può essere solo eterogeneo. Non si può pensare, infatti, di poter liquidare il fenomeno ventennale Zalone come un comico “di destra”, “di sinistra”, “per giovani”, “per anziani”, “per ricchi”, “per poveri”. Più facile immaginare che tutte queste categorie siano rappresentate, in percentuali diverse, tra gli spettatori che assiduamente premiano al botteghino Luca Medici. L'entusiasmo eccessivo che una parte della critica cinematografica italiana ha dimostrato nei confronti dei film di Zalone, che a livello di talento recitativo non è Totò e nemmeno Alberto Sordi, dimostra la trasversalità della sua popolarità e il fascino “bipartisan” del personaggio.
Dopo un'attesa di quasi sei anni (Tolo tolo, scritto con Virzì, più strutturato e complesso dei film precedenti, è stato distribuito il primo gennaio del 2020), il francescano e poverista Buen camino ha letteralmente invaso le sale italiane nel giorno in cui si festeggia il Natale. Gli incassi dei primi giorni di programmazione sono stati straordinari, segnale che il momento d'oro di Zalone non è ancora terminato. Anche Buen camino sta facendo la gioia degli esercenti e ripete l'impresa miracolosa: convincere a sedersi davanti al grande schermo non solo gli habitué, ma anche chi non va mai al cinema, cioè gli adulti e gli anziani che preferiscono guardare ancora la tv generalista. Non esiste, negli ultimi anni, un evento simile nel panorama italiano.
Dalla tv al cinema
Le battutacce dell'italiano all'antica
In fondo, lo “scandalo” di Zalone è semplicemente quello di dare anima (e corpo, con la sua mimica e i suoi movimenti dinoccolati) a quegli italiani all'antica, che per ragioni anagrafiche o ideologiche continuano a comportarsi come se non fosse cambiato niente a livello di diritti civili, come se l'Italia (anche nelle sue località più aperte mentalmente) fosse ancora il Paese barbaro degli anni Cinquanta. Il successo di incassi autorizza Zalone a proseguire per la sua strada, infischiandosene di chi confonde l'autore con il personaggio, o di chi preferisce una comicità più raffinata e meno volgare. In una mappa della comicità di gusto discutibile, la maschera terrona, terragna ma tutto sommato innocua di Zalone occupa un'area confinante non tanto con quella del giullare di corte, quanto con quella del troll prevedibile nelle sue provocazioni su 4chan, dell'avventore alcolizzato al bar che crede di essere spiritoso e non capisce quando si deve fermare (anche perché è circondato da altri soggetti di pari tasso alcolemico e analogo Q.I.). Il passo è breve, dalla coglionaggine che quasi tutti gli altri personaggi attribuiscono al protagonista in Buen camino alle battutacce sul nuovo Papa, su Gaza, sull'11 settembre 2001 e sui campi di concentramento.
Ci si può interrogare sulle strategie di marketing utilizzate nel lancio dei film di Zalone, a partire dalle canzoncine orecchiabili, irriverenti e volgari, che sono uno dei punti di forza del comico pugliese, discreto musicista e imitatore, e lo differenziano da molti altri colleghi. Possiamo pensare che i film di Zalone abbiano sostituito il rito festivo dei cinepanettoni, aggiungendo agli ingredienti di quelle pellicole fortunatissime un profumo di commedia che ricorda un po' i successi di Benigni, Verdone o Pieraccioni e quasi per niente la stagione inarrivabile della cosiddetta “commedia all'italiana” (chiusa in bellezza da C'eravamo tanto amati nel 1974, per convenzione). Ma l'impressione è che, al di là della fama ormai assodata e dell'astuzia nel non inflazionare la propria immagine, siano le caratteristiche specifiche del cinema di Luca Medici e della sua comicità a soddisfare con puntualità il bisogno di intrattenimento degli spettatori contemporanei.
Nessuna rivoluzione
Anti-ideologico e in cerca di redenzione
Anti-ideologico come gran parte degli italiani di oggi, Medici continua a prendere in giro indistintamente ogni categoria politica e sociale, approfittando del fatto che il protagonista dei suoi film è oggettivamente un personaggio squallido e ignorante, un qualunquista egoista e meschino, sia pure in vena di redenzione, perché l'Italia è cattolica e perché l'arco narrativo del personaggio deve portare a un classico lieto fine.
In Buen camino l'immagine di Zalone collezionista di modelle, tatuato, falso (cioè disconnesso da se stesso) come il patch cutaneo che la figlia Cristal gli strappa, ricorda facilmente uno dei tanti ricconi onnipresenti su Instagram e nelle ospitate televisive dei programmi più trash. Non siamo lontani dai vip immortalati nella rubrica “Cafonal” di Dagospia. A fare di Buen camino un film contemporaneo nel personaggio di partenza è il ritratto di questo “tipo umano”, sicuramente di derivazione berlusconiana, ma che pochi decenni fa, prima dell'esplosione dei social e della tv trash come unico genere dominante sul piccolo schermo, non sarebbe stato così diffuso e familiare ai più.