Christopher Nolan: i 50 anni del regista che oggi potrebbe salvare il cinema
Christopher Nolan compie 50 anni in un momento cruciale per la sua carriera: l'imminente arrivo di Tenet potrebbe dare nuova vita alla sala cinematografica
Compie 50 anni uno dei registi più chiacchierati, attesi e stimati degli ultimi... giorni, mesi, e anni.
Anni
Diciannove, per la precisione, gli anni del giovane Christopher Nolan al momento della trasmissione del suo primo cortometraggio sul canale televisivo PBS. Un inizio promettente, ma non sufficiente per lanciarlo nell'olimpo.
Da anni Christopher Nolan è interprete di un cinema puro, quasi nostalgico, ma allo stesso tempo avanti di anni. Pochi come lui riescono infatti a unire le sperimentazioni e le tematiche d’autore, con la gestione di grosse produzioni, budget stratosferici e successi commerciali.
Mai un flop.

Come detto di recente da Sam Mendes, in un’intervista con Roger Deakins, l’arrivo di Nolan sul genere del cine-fumetto non ha solo ha rilanciato il crociato di Gotham; ha contribuito ad attirare l’attenzione dei registi-autori “di serie A” verso il genere, aprendo nuove possibilità espressive per i supereroi.
Penso che Il Cavaliere Oscuro sia stata la migliore espressione dell’ansia post 11 settembre e delle preoccupazioni condivise da tutti tutti sul terrorismo. Ascoltando il meraviglioso discorso pronunciato da Michael Caine “alcune persone vogliono solamente vedere il mondo bruciare” tutti nella sala hanno pensato “è esattamente quello che stiamo vivendo dopo il 9/11”.
La realtà entra nel suo cinema, per trasformarsi, come in un sogno, in altro.
Da anni il regista dialoga con due interlocutori: il pubblico e l'industria. Il suo lavoro sul set è mirato a due cose: la realizzazione del miglior prodotto possibile (come è ovvio) e ottimizzare lo stile produttivo di Hollywood.
Un esempio? Mentre la CGI prendeva piede e offriva soluzioni semplici a problemi (visivi) complessi, la sua casa di produzione Syncopy, investiva il budget in effetti speciali pratici. Mentre il 3D era la prima leva di ottimizzazione dei guadagni, i suoi film si affidavano a schermi sempre più grandi e dettagliati.
Un approccio realistico che diventerà poi la cifra stilistica della sua direzione delle scene.

Mesi
Da qualche mese sia gli appassionati che i detrattori stanno guardando a Christopher Nolan come alla "stella polare" per il cinema di domani. I suoi film-puzzle, così all’avanguardia nei primi anni 2000, sono ora una delle soluzioni essenziali per mantenere il pubblico in sala. The Prestige, Inception, Interstellar, sono qualcosa di più che semplici narrazioni (più o meno) lineari. Sono esperienze quasi interattive. Lo spettatore viene chiamato al centro, come in un videogioco, affronta mondi complessi come in una serie tv, con tutta la sintesi del cinema. Per Nolan la riuscita del film si lega alla partecipazione attiva di chi guarda.
Il finale di Inception cambia sulla base di cosa si è guardato nelle due ore precedenti. Interstellar è una grande avventura nelle possibilità del cosmo, ma è anche la storia di un padre e di una figlia. Il Cavaliere Oscuro è, a ben guardare, un film su due filosofie opposte; sta a noi scegliere quale sostenere.
Come scrivevamo tempo fa il regista viene spesso paragonato a Kubrick. Molti gli affibbiano status di erede del Maestro. Così non è.
C’è però un grande punto in comune con Kubrick, che sappiamo essere, per sua ammissione, una grande ispirazione del regista: ovvero l’uso dei generi. Ci sono delle ovvie preferenze per la fantascienza e il thriller surreale, ma la filmografia di Nolan non può essere ricondotta a un solo genere. Gli stili del cinema sono solo un mezzo per continuare un discorso pienamente autoriale che scorre verticalmente in tutto il suo corpus di opere. Una materia plasmata che non limita la narrazione ma, nelle sue intenzioni, la supporta.
Da giorni si parla di Christopher Nolan come colui che potrebbe dare una svolta immediata alla situazione di stagnazione del cinema dovuta alla chiusura per l’emergenza sanitaria. Fermo sostenitore dell’esperienza di sala, Nolan ha dovuto rimandare più volte l’uscita del suo nuovo colossal Tenet.
Di recente la distribuzione sembra avere trovato una soluzione. A fine agosto l’opera arriverà in oltre 70 paesi, tra cui l’Italia, rinunciando all’uscita in contemporanea worldwide su tutti i mercati, compreso quello degli Stati Uniti.
Christopher Nolan potrebbe quindi salvare il cinema, o per lo meno dargli la spinta giusta al momento giusto.
Se questa situazione fosse un film, sarebbe facile accusare la sceneggiatura di essere troppo “costruita”. E invece è solo l’ironia della situazione. Perché pochi come lui, in questi anni, hanno combattuto così tanto per difendere l'esperienza di fruizione di fronte ad un grande schermo. Perché, a ben guardare, l’intera filmografia di questo autore, che oggi attraversa mezzo secolo, parla soprattutto del cinema stesso.
Registi di sogni, maghi che si rendono immortali replicando sé stessi, ricordi come bobine montate al contrario... tutto parla del cinema.
Ed è proprio l’ossessione per lo spazio e per il tempo a rendere Nolan l’espressione più pura di un cinema essenziale. I fotogrammi catturano il susseguirsi di istanti e di luoghi. Li lanciano su un telo bianco, li rendono immortali. Ecco perché in questi anni, mesi e giorni Christopher Nolan non ha mai smesso di essere simbolo di un’arte che rischia di scomparire: perché attraverso la pellicola, strumento da lui molto amato, ci ricorda che c’è solo un mezzo per arrivare a fermare ciò che è accaduto ieri e renderlo oggi. È il cinema: arte immateriale fatta ancora oggi da un oggetto molto “materiale” come la cellulosa della pellicola in cui sono imprigionati i sogni di chi la dipinge.
Potete commentare qui sotto o sul forum.