Fast & Furious 9 è prigioniero delle sue idee
Fast & Furious 9 fa la solita gara sui predecessori, ma questa volta è più spettacolare di loro solo su carta
Questo articolo fa parte della rubrica Tutto quello che so sulla famiglia l’ho imparato da Fast & Furious
Il problema di Fast & Furious 9 è questo: ha delle idee che su carta sono oggettivamente più incredibili ed esagerate di quelle dell’8, del 7 e così via. Su carta, appunto: quando poi si tratta di messa in scena, di materializzazione di queste idee, F9 si incarta e si schianta contro l’impossibilità di realizzare certe idee senza usare scorciatoie e trucchetti vari. Il risultato è che per la prima volta nella storia della saga i momenti più spettacolari, quelli da copertina, quelli per cui il film viene ricordato, sono anche quelli che sembrano più finti, più figli del cinema di supereroi che di quello di stunt e macchine che si schiantano male.
Ci riferiamo ovviamente a una sequenza in particolare, quella della quale si è parlato per mesi prima dell’uscita del film e della quale, non a caso, si sono un po’ perse le tracce dopo l’uscita: quella in cui Tej e Roman vanno nello spazio. Mentre lo scriviamo ci rendiamo conto una volta di più del potenziale memetico dell’idea, e del fatto che quando durante una riunione di brainstorming qualcuno se n’è uscito con “dobbiamo mandarli in orbita!” negli uffici di Universal non può che essere scattato un applauso spontaneo, prolungato e sentitissimo. Nel momento in cui hai dimostrato di essere una macchina da soldi e quindi di poterne chiedere altrettanti per realizzare qualsiasi follia ti venga in mente, perché dovresti dire di no alla prospettiva di spedire i tuoi personaggi nello spazio, anche solo per qualche minuto?
Il risultato è che la scena nello spazio, come anche in misura minore quella dove Vin Diesel si appende a una liana con un’auto da corsa e penzola sopra l’abisso, è artificiale e costruita, priva di quella fisicità che anche gli stunt più assurdi dei film precedenti mantenevano. Sono scene spettacolari perché mentre le si guarda è impossibile non venire stuzzicati intellettualmente: stiamo parlando, lo ripetiamo un’altra volta, di gente nello spazio. Ma Fast & Furious non è mai stata una saga esclusivamente cerebrale. Mancano le sgommate in Fast & Furious 9, le sospensioni spinte oltre i loro limiti; il rapporto tra i personaggi e i loro veicoli è diventato ormai simbiotico, come se le loro auto da corsa e jeep corazzate e carrarmati fossero i loro Jaeger, e quelle dei cattivi dei Kaiju. È un lavoro concettuale senza dubbio interessante, ma che svuota il film di sudore, sangue e olio motore.
Per converso, Fast & Furious 9 ha, rispetto ai suoi due predecessori, un vantaggio incolmabile: il ritorno di Justin Lin al timone. Quando non esagera e non insegue chimere e alti concetti, Lin torna a fare quello che aveva fatto da Tokyo Drift in avanti: girare alcune delle migliori sequenze d’azione del millennio, con una sicurezza e una creatività che mettono tutto quello che non è assurdità allo stesso livello dei film precedenti. Lin è anche quello che ha introdotto ufficialmente la telenovela nel franchise, e anche qui utilizza con gusto uno dei trope più classici del genere: il fratello perduto del quale nessuno aveva mai parlato fin lì e che si scopre invece essere una delle chiavi di lettura più importanti dell’intera personalità di Dom Toretto.