Fratelli Demolitori ci ricorda quanto abbiamo bisogno delle strane coppie al cinema
Tra esplosioni hawaiane e carisma muscolare, Fratelli Demolitori - The Wrecking Crew diventa l’occasione per riscoprire il buddy movie: un genere spesso sottovalutato, ma centrale nella storia di Hollywood e nel racconto dei conflitti umani.
Due fratelli con evidenti problemi relazionali si ritrovano uniti loro malgrado per vendicare la morte del padre. Sembra ingannevolmente semplice la trama di Fratelli Demolitori - The Wrecking Crew, il nuovo action di Prime Video, in cui Dave Bautista e Jason Momoa uniscono nuovamente muscoli e carisma per arricchire lo splendore hawaiano con esplosioni e cascate di adrenalina. Perché ingannevolmente? Forse, perché nel panorama cinematografico attuale – in cui volenti o nolenti rientra di diritto anche lo streaming – sembra che questi film siano sempre considerati come prodotti minori.
Perché non vogliamo ammettere che i buddy movies sono uno dei simboli di Hollywood? Spesso dimenticati, come fossero figli di un dio minore dell’entertainment, eppure onnipresenti, immancabili in ogni era cinematografica. Li viviamo così epidermicamente che quando ricompare improvvisamente un nuovo erede di questa lunga tradizione, scatta un riflesso pavloviano e il pollice vola sul tasto play.Un’eredità che viene tramandata da decenni tra strane coppie che ci divertono, commuovono o appassionano con imprese incredibili. Stanlio e Ollio, Richard Prior e Gene Wilder, Eddie Murphy e Nick Nolte, Woody e Buzz: sono tutti degni rappresentanti di questo genere, ne incarnano al meglio la regola aurea. Le strane coppie funzionano al cinema, non importa in quale genere siano calati, l’alchimia tra personalità opposte, rigorosamente insieme per forza, è una leva narrativa ed emotiva che non delude, avvince proprio per questa sua natura così vicina al reale da risuonare immediatamente con la sensibilità degli spettatori. Non una scoperta hollywoodiana, ma una naturale evoluzione del teatro greco, dove i personaggi erano scritti seguendo la teoria dei quattro umori, che lega le dramatis personae quanto più possibile alla dimensione quotidiana. Se sul palco riconosco il temperamento del personaggio, lo sento affine alla mia quotidianità e mi sento parte della storia. E nulla risulta più concreto e percepibile del conflitto.
Per semplicità, il buddy movie è sempre stato inteso come il genere della strana coppia, gli opposti costretti a stare insieme per forza. Poliziotto e galotto, dogmatico e ribelle, cauto e irruente. La contrapposizione che genera situazioni in cui scontrarsi, dove le personalità si scontrano, tra battute taglienti e momenti di spiazzante apertura emotiva. Devi intrattenere il pubblico con la storia – poliziesco, avventura, commedia poco importa – ma al momento giusto, quando meno se lo aspetta, tutto si ferma e si mette a nudo l’anima dei personaggi. Processo progressivo, fatto di piccole incomprensioni e piccole apertura reciproche. Croce e delizia di un genere, perché se non si coglie la giusta cifra emotiva, la strana coppia diventa uno stridio da cui vuoi scappare. Il buddy movie funziona se ritroviamo in quel duo un senso di realismo, se la maschera del personaggio scivola via lentamente per mostrare il nostro volto, se le sue emozioni, per quanto steroidee per necessità narrative, sono anche le nostre.Un gioco di equilibri che ha messo alla prova maestri del calibro di Walter Hill e Richard Donner, che hanno saputo interpretare al meglio questo duetto su schermo comprendendo un’altra regola: dinamismo. La necessaria tangenza all’emotività reale richiede che il genere si evolva, che guardi in strada per cogliere le tensioni sociali e le sensibilità, si adagi sul quotidiano diventando uno specchio deformante, ingannando lo spettatore con la lusinga di un’evasione dal suo presente per poi dargli una nuova interpretazione dello stesso, da una prospettiva diversa. E funziona talmente bene questo meccanismo che fiorisce nei momenti in cui fuori dalla finestra qualcosa non va. Negli anni ’80 del machismo reaganiano, dominato dai solitari eroi degli action movie, Walter Hill ribalta le regole con 48 ore, mettendo insieme il galeotto Eddie Murphy e il poliziotto Nick Nolte. Nuova linfa al genere, che porta alla nascita di Arma Letale di Donner e al cult Miami Vice di Mann, portando i buddy movie polizieschi a dominare su grande e piccolo schermo per un decennio. Al punto che quando si pensa al buddy movie immediatamente pensiamo a una coppia di sbirri.
Tornando però alla teoria dei quattro umori, non si può fare a meno di pensare a come la dinamica della strana coppia sarebbe ancora più dinamica con quattro vertici. Da Sex and the City al recente Fantastici Quattro, non possiamo ignorare come avere più personaggi che incarnino diversi approcci e visioni del mondo consenta di dare maggior spessore e profondità emotiva alla storia. Più personaggi animano più contrasti e divergenze, quindi maggior possibilità di trovare punti di contatto e aperture all’altro. E lo sanno bene un genio, miliardario, playboy, filantropo e Capitan Ghiacciolo. Tutti hanno la possibilità di avere il proprio buddy movie, anche se spesso ignorano di averlo già. Perché le strane coppie, i gruppi di persone straordinarie, sono ovunque sul grande schermo e continuano a comparire, a raccontarci, a darci una via da seguire per non lasciare che siano le differenze e le incomprensioni a dividerci.
Ecco l’essenza dei buddy movie, il partire da posizioni divergenti ma incontrarsi a metà strada, spesso come terapia alle proprie difficoltà. Certo, farlo in scenari come le Hawaii è decisamente più piacevole, ma anche i fratelli demolitori interpretati da Jason Momoa e Dave Bautista faranno del loro meglio per essere la nuova, appassionante strana coppia del cinema.