Irréversible, Monica Bellucci parla dell'attualità del film di Gaspar Noé | Venezia 76
Giunta al Lido per presentare un nuovo montaggio di Irréversible, Monica Bellucci riflette sulla propria carriera e sul controverso film di Gaspar Noé
Un incontro in cui la diva ha riflettuto sulla costruzione della propria caleidoscopica carriera ("non scelgo i ruoli in base al minutaggio, ho girato una sola scena in Twin Peaks e lavorato per quattro anni con Kusturica") e ricordato la complessa lavorazione sul set, sottolineando in parallelo l'estrema attualità delle tematiche toccate dalla pellicola, alla luce di una sensibilità mutata sensibilmente rispetto a diciassette anni fa. "Questo nuovo montaggio mette ancora più in risalto il contrasto tra la bellezza e la violenza", spiega Bellucci.
Proprio riguardo il cambiamento della società, Bellucci ha raccontato: "Oggi, vado a prendere le mie figlie a scuola e vedo che ci sono molti papà. Prima non se ne vedevano così tanti. Vado al parco e vedo molti uomini con il passeggino; le cose, in questo senso, stanno cambiando. Ci sono sempre più donne registe, donne in politica, donne scienziate. Procediamo a piccoli passi, è vero, ma stiamo entrando nel mondo sociale molto di più rispetto al passato, così come gli uomini entrano nelle sfere che erano esclusivamente femminili. Credo si debba continuare su questa strada, e che questo film possa servire a parlare di questo."
Non è mancata una riflessione sulla sua ricca carriera e sul ruolo che Irréversible ha ricoperto all'interno di essa. "Invecchiando, cominci a ripensare ai film che hai fatto e a fare il puzzle del tuo lavoro. Ripensando a film come Irréversible, Malena o La passione di Cristo, mi rendo conto di essermi trovata spesso a interpretare una donna che, in un mondo di uomini, deve combattere la propria guerra personale. All'epoca, abbiamo girato il film in pochissimo tempo, e solo oggi mi rendo conto di aver scelto di prendere parte a quel progetto perché ero totalmente protetta. Il film parla di violenza, ma personalmente non ne ho subita alcuna."
A proposito della famosa scena dello stupro nel tunnel, Bellucci sottolinea: "Ero in zona protetta, era tutto architettato come una danza. Il mio corpo era un oggetto in mio potere assoluto. La recitazione e l'attenta pianificazione di quella sequenza mi hanno consentito di fare questa trasposizione della realtà, che però non è realtà. Inoltre, ero protetta da un regista che sapeva bene come fare il proprio lavoro, ero con attori come Albert Dupontel e Vincent [Cassel], con cui stavo insieme all'epoca. Questa è stata un'esperienza forte, sia dal punto di vista personale che professionale."
C'è stata improvvisazione nelle scene d'intimità con Vincent Cassel? Bellucci dice di sì, pur ammettendo che "provando numerose volte, l'improvvisazione finisce per essere del tutto razionalizzata. Tutto è stato architettato in modo preciso, ma comunque c'è stata una forte componente di improvvisazione. Soprattutto, c'è stata la possibilità - per me unica, ma credo anche per Vincent e Albert - di ritrovarci a girare sequenze di venti minuti di fila. Non succede quasi mai, al cinema, di avere la libertà di recitare per tutto quel tempo. È stata un'esperienza incredibile per noi attori, perché è una libertà che di solito si ha solo a teatro."
Il gioco è valso la candela, però. Per Bellucci, "facciamo il cinema per questo, perché ci piace correre rischi e possiamo raccontare storie potenti. Se si fa buon uso di tutto questo, si possono anche suscitare polemiche ma toccare argomenti che ci fanno evolvere. Per questo, film come Arancia Meccanica o Festen sono colpi nello stomaco che però aprono dibattiti sociali. Attraverso i film, riusciamo a dire cose che magari non riusciamo a dire nella vita reale."
Ma oggi, diciassette anni dopo l'uscita originale, l'attrice prenderebbe di nuovo parte a un film come Irréversible? Bellucci ha qualche dubbio e non ha problemi a rispondere con la massima sincerità: "Adesso, quando mi chiedono di fare un film, penso molto a come potrebbero reagire le mie figlie e a quale possano essere le reazioni a scuola. Ti trovi a pensare di non essere più da sola, di essere responsabile anche per loro, e che qualora accettassi un film con argomenti scabrosi o scottanti non sapresti come potrebbero reagire. Quindi ecco, ora ci penserei due volte prima di accettare, magari ne parlerei prima con le mie figlie."