L'incontro (fruttuoso) tra Ritorno al Futuro e Star Wars, in questo film Netflix sci-fi con Ryan Reynolds e Zoe Saldaña
The Adam Project di Shawn Levy ha fuso Star Wars e Ritorno al futuro creando un originale sci-fi Netflix sottovalutato. Analisi del film che ha lanciato il regista verso Star Wars: Starfighter.
Quando nel 2022 Netflix ha deciso di affidare a Shawn Levy la regia di The Adam Project, molti hanno storto il naso. L'idea di fondere Star Wars con Ritorno al futuro suonava come l'ennesimo tentativo disperato di cavalcare la nostalgia, una ricetta per il disastro annunciato. Eppure, contro ogni previsione, l'esperimento è stato fruttuoso: il film si è rivelato uno dei più sottovalutati originali sci-fi della piattaforma streaming, un'opera capace di omaggiare i classici degli anni '80 senza scadere nella sterile ripetizione.
Qui sta il primo colpo di genio di Levy: non permettere mai che i nodi della continuità temporale soffochino il ritmo della narrazione. Mentre negli ultimi anni la fantascienza televisiva ha alzato l'asticella della complessità narrativa, con show come Altered Carbon che costruiscono mondi stratificati e densi, The Adam Project sceglie una strada diversa. Il film alleggerisce deliberatamente l'aspetto della hard science, concentrandosi invece sul rapporto emotivo tra le due versioni di Adam e sull'adrenalina pura dell'avventura blockbuster.
Questa scelta narrativa riflette perfettamente l'estetica nostalgica degli anni '80 che permea ogni fotogramma del film. I critici dell'epoca hanno tracciato paralleli con The Last Starfighter e Tron, ma le influenze più evidenti rimangono quelle dichiarate sin dal titolo: le battaglie spaziali e i duelli al laser di Star Wars si fondono con i paradossi temporali e il rapporto padre-figlio di Ritorno al futuro. Il risultato è un ibrido sorprendentemente coerente, che parla la lingua dei fan cresciuti negli anni '80 ma riesce a funzionare anche per spettatori più giovani, completamente digiuni di quei riferimenti culturali.
Il film dimostra che Levy possiede una qualità rara nel panorama contemporaneo: sa come rendere omaggio al passato senza rimanervi intrappolato. Sa quando alleggerire il tono e quando affondare il colpo emotivo. Sa che i viaggi nel tempo funzionano meglio quando servono a esplorare le relazioni umane piuttosto che a costruire paradossi logici inattaccabili. E soprattutto, sa che il pubblico vuole essere trasportato in mondi diversi, ma cerca sempre storie che parlino di qualcosa di profondamente riconoscibile.