Midsommar è un modo diverso di fare folk horror
Apparentemente tradizionale e figlio di The Wicker Man, Midsommar è in realtà un folk horror diverso, almeno per tematiche
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Se volete conoscere a fondo la storia del folk horror vi consigliamo la lettura del pezzo linkato qui sopra e soprattutto di recuperare il documentario BBC di Mark Gatiss A History of Horror, un episodio del quale è dedicato proprio a definire e recintare i confini del folk horror e a ricostruire un minimo di tassonomia. Se invece non avete tempo: il folk horror è, in estrema sintesi, un modo di fare horror che cerca la paura, l’angoscia e la tensione nelle tradizioni di un luogo a scelta, solitamente legate a forme di adorazione di una qualche divinità pre-cristiana e semplicisticamente definita “pagana”.
Solitamente il folk horror è un genere che parla di scontro tra culture. C’è sempre una comunità più o meno isolata che è rimasta alle “vecchie tradizioni”, e uno o più estranei che arrivano nella comunità e la turbano, o ne vengono turbati. Quasi sempre il conflitto è di carattere religioso o comunque spirituale: può essere un classico scontro tra vecchi e nuovi dèi come in The Wicker Man, oppure uno tra razionalità e fede come nel più recente The Endless. Ma l’essenza dello scontro rimane la stessa: il vecchio mondo, le tradizioni che si difendono dall’assalto della modernità, e sfoderano le unghie e il terrore. In alternativa, può essere il vecchio mondo a fungere da cacciatore e ad attirare le sue vittime: il risultato finale non cambia granché.
Ari Aster non è nuovo a scherzetti di questo genere: anche Hereditary usava gli elementi dell’horror con i fantasmi e le streghe per imbastire una riflessione sulla famiglia e sui suoi legami. Midsommar sembra la storia della comunità di Hårga e di quattro turisti americani che ne scoprono i segreti più turpi, ma è in realtà prima di tutto la storia di Dani (Florence Pugh). Dani ha una sorella con disturbi mentali e tendenze suicide, e per questo non sta benissimo neanche lei: vive nella paranoia e nel dubbio che la sorella possa fare qualche gesto estremo, e tende a cercare conforto tra le braccia del fidanzato Christian (Jack Reynor).
Christian però è un Maschio Tossico Patentato™ che non ha la maturità emotiva per gestire la relazione e che preferisce passare il tempo con gli amici (altrettanto tossici) a fantasticare sul momento in cui finalmente mollerà Dani e sarà libero. Il suo piano perfetto viene definitivamente ostacolato dall’omicidio-suicidio di sorella e genitori di Dani, in seguito al quale Christian mette in soffitta ogni desiderio di libertà e continua a sopportare la compagna, senza mai dimenticarsi di farglielo pesare. Forse un’occasione per fare pace c’è: Pelle, l’amico svedese, ha invitato Christian e la cumpa a celebrare una qualche festa tradizionale nella sua piccola comunità off grid nelle foreste svedesi. Dani riesce in qualche modo ad autoinvitarsi, e Midsommar è la storia di questa gita fuori porta nella quale si odiano più o meno tutti di un odio segreto ma bruciante, e per una lunga lista di motivi che verranno esplorati nel corso del film.
I conflitti tra Dani, Christian, Mark, Josh e Pelle, che sono lo scheletro del film e la causa dietro ad alcune delle scene più d’impatto, potrebbero essere trasportati in qualsiasi altra location – da un appartamento di New York a una casa nel bosco – e non cambierebbero di una virgola. È questo che rende Midsommar un folk horror diverso: solitamente il genere prevede che i protagonisti si portino dietro i loro problemi e, nel corso della storia, si rendano conto della loro futilità, e di quanto sopravvivere sia molto più importante. Nel film di Aster il bagaglio dei protagonisti non li abbandona mai, e anzi è il motivo per cui non si accorgono davvero (almeno fino a che non è troppo tardi) che c’è qualcosa di molto sbagliato a Hårga. Midsommar è un film di gente che si guarda le scarpe mentre intorno a loro un branco di persone vestite di bianco immacolato si dedicano al suicidio rituale, al cannibalismo e allo sbudellamento di orsi, un folk horror che nasce e muore con l’ignoranza dei propri protagonisti. Un folk horror diverso, e per questo da applaudire.