Netflix acquisisce Warner Bros Discovery: le conseguenze sul mercato audiovisivo

Netflix acquista Warner Bros Discovery, la parte legata agli Studios. Le trattative, secondo Variety, si sono intensificate nelle ultime settimane. Il colosso dello streaming cambia il mercato dell'audiovisivo.

Condividi

Netflix fa sul serio, si sapeva da qualche mese, ma ora arriva l'ufficialità. Il colosso dello streaming vuole ingrandirsi ulteriormente e acquista la Warner Bros Discovery. Non è una trattativa qualunque, dato che in ballo c'è il futuro di un intero comparto che include gran parte del cinema americano e anche una fetta cospicua di quello italiano. Non appena WBD ha fatto sapere che l'intenzione chiara di passare la mano fosse più di una semplice ipotesi, l'azienda di Ted Sarandos e Greg Peters si è messa al lavoro.

Netflix sapeva di scontrarsi con una concorrenza agguerrita: gli studios della Warner fanno gola a tutti, ma soltanto l'azienda di Los Gatos è riuscita mettere le mani su un patrimonio da diversi miliardi di dollari. Non solo in termini di utili, ma anche rispetto a diritti di trasmissione (che portano altri introiti) legati ad alcuni titoli cult. Motivo per cui anche la Paramount si era messa a indagare per cercare di capire quanto l'acquisizione di WBD fosse possibile.

Netflix in prima fila per comprare Warner Bros Discovery

Sarandos e i suoi agenti, tuttavia, hanno fatto un passo in più: sono riusciti ad ingaggiare un consulente di mercato di prim'ordine. Si tratta di Moelis&Co: una vera e propria garanzia in questo tipo di business. C'era quando Skydance ha acquisito Paramount. Una delle maggiori compravendite della storia recente rispetto al settore dell'audiovisivo. Finora. L'affare tra Netflix e l'attuale reggenza della Warner Bros Discovery è l'operazione più influente del recente passato per quanto concerne l'industria audiovisiva. Oltre che la prima – a livello storico – partnership in grado di cambiare sostanzialmente il futuro di cinema e tv.

Netflix pronto ad acquisire Warner Bros Discovery

Infatti l'intenzione è quella di cedere (a Netflix o altri acquirenti) solo la parte legata agli studios cinematografici e allo streaming. La componente televisiva rimane agli attuali gestori. Una situazione simile, però, porterebbe Sarandos e Peters in una posizione dominante, perchè – sebbene gli show televisivi facciano comunque presa – mettere le mani su gran parte delle produzioni e dei prodotti cinematografici vigenti potrebbe dar vita a una sorta di monopolio della settima arte. Questo fa stranire moltissimi fra gli addetti ai lavori del cinema americano e non solo: si veda James Cameron che, recentemente, ha definito i vertici di Netflix dei "furbacchioni" che vogliono "ammazzare" – testuali parole – "il cinema internazionale".

Il sistema cinematografico si ribella

Dello stesso avviso del regista americano sono anche tanti suoi colleghi e colleghe: il timore più grande qual è? La sala potrebbe, secondo esperti e registi di fama mondiale, sminuirsi ulteriormente. Il cinema perderebbe di valore, più di quanto non abbia già fatto, in nome dello streaming: "Netflix vuole arrivare ovunque – ha detto Cameron intervistato recentemente in alcuni podcast sul cinema – per prendersi Hollywood e distruggere la patria del cinema".

James Cameron contro Netflix e la sua politica economica

Queste parole sono figlie della consapevolezza – secondo il regista – che i film al cinema con la fusione di Warner Bros dentro Netflix si vedranno sempre meno. "Se tieni un film in sala a malapena 10 giorni per poi portarlo in streaming, le strutture cinematografiche chiudono. Chiudono le produzioni e vanno a casa centinaia di migliaia di famiglie". Netflix si è tutelata dalle intemerate di Cameron e colleghi affermando che il ruolo del cinema sarà sempre lo stesso, ma la difesa – da parte dei detrattori – è sembrata debole. Sarandos e soci sono stati definiti "approfittatori".

I rischi maggiori della fusione

Oltre le scaramucce, però, c'è il mercato. E quello sembra comandare su tutto. Infatti Warner Bros è rimasta positivamente colpita dall'offerta di Netflix pari a 27,75 dollari per azione rispetto a un patrimonio netto di 72 miliardi di dollari che, al lordo, diviene 82,7 miliardi. L'azienda di Sarandos e Peters ha avuto, quindi, accesso alla data room della WBD. Tradotto in termini pratici: ha messo mano ai libri contabili della società ufficialmente in vendita per presentare un'offerta congrua, garantendo la gestione autonoma della parte televisiva. Netflix, in parole ancor più semplici, si occuperà dell'orizzonte cinematografico targato Warner, compresa la piattaforma HBO Max. La quale, a partire dal prossimo gennaio, sarà operativa anche in Italia.

L'organizzazione dei produttori e lavoratori del cinema americano sottolinea che la compravendita potrebbe essere viziata da alcune irregolarità. Infatti, notizia confermata da Variety, ci sarebbero alcune rimostranze da parte dei concorrenti interessati alla sorta di asta che si è sviluppata intorno a WBD. Netflix si è ritrovata notevolmente in vantaggio rispetto ai concorrenti perchè – secondo i detrattori – ci sarebbero dei vizi di forma relativi all'offerta iniziale. Sicuramente, e questo è quello che più preoccupa gli addetti ai lavori, l'impresa californiana può andare a capitalizzare il mercato con una potenza finanziaria pari a 437 miliardi di dollari, cannibalizzando – senza soluzione di continuità – le aziende rivali.

La concorrenza e il pluralismo audiovisivo

Questa situazione, ora concretamente possibile dopo l'annuncio ufficiale di un accordo fra le parti, andrebbe a rimodulare il peso di altri colossi con una storia importante. Disney, in primis, ha un valore di 190 miliardi di dollari e si ritroverebbe "fanalino di coda". Così come Prime Video (per quanto riguarda esclusivamente cinema e tv) e tanti altri. Gli equilibri tra profitti e investimenti andrebbero a favorire una sola azienda, quella più solida e influente.

Le produzioni cinematografiche hanno paura che Netflix finisca per inghiottire la settima arte e i valori fondamentali del libero mercato in nome di una liquidità importante che potrebbe, senz'altro, favorire nuovi investimenti. Tutti a senso unico. Si andrebbe a creare una sorta di egemonia audiovisiva in grado di minare il pluralismo e ridisegnare il concetto legato a diritti di trasmissione e produzione cinematografica sul piano esecutivo.

Un comparto frammentato

Le prossime settimane saranno fondamentali per capire quali saranno le prossime mosse di Netflix subito dopo aver concluso uno degli affari più importanti in termini economici e di broadcasting, ma in seno al mercato e ai suoi equilibri ci sono anche tutta una serie di questioni legali e diritti da mettere a posto. Un assalto economico che, invece di aprire le porte a un futuro unitario, sembra favorire lo sfaldamento ulteriore di un sistema già in affanno.

Continua a leggere su BadTaste