Non mi uccidere è il corpo estraneo dell'horror italiano contemporaneo
Non mi uccidere di Andrea De Sica è un oggetto anomalo nell'horror italiano contemporaneo, che guarda a Twilight e alla New French Extremity
In Twilight, la prima apparizione di Edward Cullen è un’esplicita soggettiva di Bella che lo vede entrare con i suoi parenti nella mensa. Poco dopo, questa dinamica viene ribadita: lei si volta all’indietro per vedere dov’è seduto. "Nessuna di noi li sta bene…Non ci perdere tempo!", sentenzia la sua compagna, interpretata da Anne Kendrick. Questa abbastanza inedita prospettiva femminile nella Love story (dove solitamente è l'uomo a rivolgere il primo sguardo alla donna) è però solo un fuoco fatuo, una miccia che subito si spegne. Il film infatti prosegue focalizzandosi su di lui piuttosto che su di lei…
La timida adolescente Mirta (Alice Pagani) scorge per la prima volta il "bello e impossibile" Robin (Rocco Fasano) mentre le passa davanti seduto sul retro di un furgoncino ed è lei a rivolgergli per prima lo sguardo. "Piace a tutte, ma noi non a lui", le dice l’amica. Nella scena successiva, lo incontra in una discoteca e ancora una volta la prima inquadratura di lui è una semi soggettiva di lei. Non mi uccidere non è certo il primo film dai tempi di Twilight a ricorrere a questo gioco di sguardi, ma il legame tra i due nasce anche dall’intreccio e dall'approccio del regista. Tratto dall’omonimo romanzo di Chiara Palazzolo, il film inizia con la coppia che sfreccia in auto, fino a quando si ferma in un luogo abbandonato. Lì Robin propone a Mirta una dose di una potente droga, che causa la morte di entrambi. Poco dopo, però, la ragazza si risveglia dai morti, esce dalla bara e si mette alla ricerca dell’amato, cercando di capire se anche lui è tornato dall’aldilà. Le vicende vengono intervallate, senza soluzione di continuità, con flashback che ci raccontano l’inizio e lo sviluppo della loro relazione.
Un angosciante Teen movie
Ma l'obiettivo non è la parodia: portando all'estremo queste coordinate, si crea un’atmosfera perennemente perturbante e angosciante, dove l'oscurità avvolge gli esterni come gli interni e non si indietreggia di fronte alla perversione degli elementi in gioco. Così, senza proclami, frasi ad effetto o voice over, De Sica riesce a rappresentare senza sconti il disagio giovanile, gli effetti della violenza, fisica e psicologica, sulla donna. Il riferimento è qui alla New French Extremity, anche per come fa parlare i corpi attraverso una colonna sonora come tappetto musicale continuo. Nell’incipit sentiamo Blinding Light dei The Weeknd e poi diversi pezzi techno nelle discoteche, in scene che trasmettono la vertigine dell'estasi e della perdita dei sensi. In questa dimensione, l’attenzione è poi in particolare per il personaggio femminile, che ribadisce l’acuto sguardo del regista verso i giovani.
Corpi fragili, animi forti
Non mi uccidere si pone sulla linea del precedente film del regista, I figli della notte (2016), per come questi si mette all’altezza dei suoi protagonisti, cogliendoli allo stesso tempo in tutte le contraddizioni e lasciandone i caratteri sfumati. Protagonista è Giulio, un diciasettenne che, dopo una bravata, si ritrova in un collegio per figli dell’alta società, una struttura chiusa dal resto del mondo. Lì stringe amicizia con Edoardo, con cui comincia a progettare fughe notturne. Un noir in cui De Sica aveva già dimostrato di saper filtrare con l’horror: le musiche rock e i cromatismi argentiani sono aggiornati alla dance e ai neon delle discoteche. Un coming of age che termina beffardamente lasciando volutamente aperto il ritratto di Giulio: frutto della malsana società in cui vive ma allo stesso consapevole delle proprie azioni.
In una scena, lei indossa degli occhiali da sole con una montatura bianca. Ci piace pensare che questo sia un omaggio a Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli, dove occhiali simili sono indossati in un’immagine iconica dalla protagonista (una giovane Stefania Sandrelli che cerca di farsi strada nel mondo dello spettacolo, fino a scoprirne il marcio). Così, Non mi uccidere si pone in maniera critica nei confronti non solo dell’horror, ma di tutto il cinema italiano contemporaneo. Omaggiando Pietrangeli, un regista sempre attento alla figura femminile, De Sica rivendica la scelta di aver messo come protagonista una ragazzina in un panorama in cui, ancor di più oggi, queste sono raramente al centro della narrazione.

