Oscar 2026, miglior attrice protagonista: poche sorprese in vista?

Le grandi performance femminili lasciano spazio a un’unica dominante, ma consolidano la potenza interpretativa di queste donne in ruoli tutt’altro che scontati.

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Inquadrare la migliore interpretazione non è mai semplice: troppe le variabili in gioco, troppi i criteri di giudizio. Se nelle altre premiazioni c’è una gerarchia da rispettare, agli Oscar non è così assurdo vedere saltare il banco. Lo scorso anno la situazione nella categoria di miglior attrice protagonista era esattamente opposta a questa: la miglior attrice non protagonista era a dir poco scontata, mentre per le protagoniste le sorprese erano dietro l’angolo (con Mikey Madison che ha vinto contro i pronostici). Arriviamo a un 2026 di grandi personaggi femminili, alcuni a dir poco sorprendenti, ma con una direzione quanto mai definita.

Se la battaglia tra I Peccatori e Una battaglia dopo l’altra è ancora più serrata nella categoria supporting, con il testa a testa tra Wunmi Mosaku e Teyana Taylor (e la wild card Amy Madigan che potrebbe sorprendere tutti proprio al rush finale), la categoria regina ha seguito una direzione chiara sin dall’inizio. Forse non ci saranno sorprese e l’urlo straziante di Hamnet riuscirà a conquistare anche gli Academy Awards. Di certo, quest’anno le donne hanno saputo offrire una varietà emotiva completamente diversa. La cinquina delle migliori attrici non sarà inarrivabile, forse, ma è una di quelle che ricorderemo per un bel po’.

Le cinque candidate

Jessie Buckley - Hamnet

Non è mai semplice partire con i favori del pronostico, ma l’attrice irlandese è al punto di svolta della sua carriera. Il ruolo è perfetto, il momento è quello giusto, la gavetta è alle spalle. Oggi la Buckley ha la forza per imporsi anche contro le colleghe più stimate dall’Academy, soprattutto perché Hamnet gode della spinta di due giganti come Steven Spielberg e Sam Mendes. Ma al di là dei favori, stiamo davvero parlando di una performance fuori scala che regge quasi interamente un (bellissimo) film.

La visione di Chloé Zhao esplora le dinamiche dei rapporti, ma anche una prospettiva tutta al femminile che senza il magnetismo della Buckley non sarebbe mai arrivata al pubblico. Tra l’altro è una delle poche candidate ad avere anche un “momento da Oscar” facilmente riconoscibile all’interno dello stesso film. Comunque andrà questa serata, la Buckley è entrata di diritto tra le grandi star di Hollywood.

Rose Byrne - If I Had Legs I'd Kick You

Chi l’avrebbe mai detto che a un certo punto di una carriera da anni impantanata tra alti e bassi sarebbe arrivato un film così radicale e fuori dagli schemi a far riemergere lo splendido talento di Rose Byrne? Il film di Mary Bronstein ha stupito critica e pubblico per il suo approccio spregiudicato e il suo gioco di rappresentazioni a metà tra realismo e delirio metaforico.

Il ruolo della Byrne è quello di accentratrice assoluta, colonna portante del film, con una sceneggiatura che permetterebbe a molti di dominare ogni scena. Lei ha raggiunto con molta probabilità l’apice della carriera, conquistando anche i più scettici nei confronti del film con un’interpretazione imponente. Un meritato riconoscimento per un’attrice da troppo tempo lontana da certi palcoscenici.

Kate Hudson - Song Sung Blue

L’altra grande sorpresa tra le nomination in cinquina è senza dubbio Kate Hudson, che con il curioso Song Sung Blue ha saputo dar vita a un personaggio dal grande potenziale drammatico, perfetto per conquistare i cuori dell’Academy. Canta con la sua voce sublime, recita con tutta la passione che ha in corpo, regalando una performance memorabile.

Una candidatura che può starci, considerando anche prospettive e possibilità future. Grande merito alla Hudson per aver retto la campagna con tenacia, credendoci fino in fondo.

Renate Reinsve - Sentimental Value

n un universo parallelo, Renate Reinsve meriterebbe di vincere ogni premio possibile. La sua recitazione è qualcosa di unico nel panorama hollywoodiano attuale, retta da una mimica inconfondibile e da uno stile personale. Il suo ruolo in Sentimental Value è l’epicentro di un dramma interiore e intimista che vive di contrasti, passando senza soluzione di continuità dal fervore delle parole al silenzio degli sguardi.

Forse questa volta c’è una spinta importante dallo stesso film per cui è candidata (insieme all’intero cast principale, che probabilmente meriterebbe la vittoria del nuovo Oscar al miglior casting), ma la nomination rappresenta già un’importante vittoria per un’attrice che speriamo di vedere più spesso anche in altri progetti made in USA.

Emma Stone – Bugonia

Eravamo quasi certi che sarebbe stata candidata. Del resto, si tratta dell’attrice più apprezzata dall’Academy dopo Meryl Streep (e adesso ufficialmente detentrice del record di nomination in rapporto alla sua età). Con Emma Stone non serve neppure dilungarsi cercando di immaginare i perché di una certa nomination: con Bugonia e il suo Yorgos Lanthimos si è voluta davvero divertire. Si è rasata la testa, ha spaziato dal terrore alla satira più pura, ha fatto da contraltare a un grande Jesse Plemons.

Non è di certo la sua annata, anche perché il film vive di riflessi che forse renderebbero qualsiasi confronto con il passato ingiusto (e a suo sfavore), ma non è una nomination che fa gridare al miracolo. Si tratta della conferma, della sicurezza che Emma ormai sia lì, tra i più grandi, a far vedere al mondo quanto si possa andare in alto.

Le escluse

In una categoria davvero ricca di performance interessanti, a far rumore sono soprattutto due candidature completamente ignorate dall’Academy (e non dagli altri premi). La prima è senza dubbio Amanda Seyfried, che con Il testamento di Ann Lee ha davvero fatto di tutto per dimostrare di poter essere una grande attrice drammatica dopo ottimi esperimenti sul piccolo schermo. Una performance di corpo, voce (canta divinamente per più di due ore) e spirito che per diverso tempo ci aveva fatto credere davvero che potesse essere il suo anno.

L’altra è invece più comprensibile, ma solamente per la giovanissima età e la possibilità di rifarsi presto in futuro: Chase Infiniti, da quasi sconosciuta, è stata scelta da Paul Thomas Anderson per rappresentare il volto di Una battaglia dopo l’altra. Una performance che ha stupito tutti e che avrebbe meritato maggiore attenzione anche dagli Oscar.

Chi vincerà?

Sarebbe veramente assurdo ribaltare i pronostici (persino i bookmaker danno quasi per scontata la sua vittoria): Jessie Buckley merita la statuetta per quanto fatto in Hamnet, sia per il valore assoluto del film (che merita di portare a casa qualche premio), sia per la sua carriera.

In una cerimonia che potrebbe riservare parecchie sorprese nello scontro aperto tra I Peccatori e Una battaglia dopo l’altra, questo è forse l’unico premio su cui poter contare con una discreta certezza.

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