Oscar 2026: Miglior film animato, alla ricerca della novità (ma non troppo)
Gli Oscar dell’animazione non sono più territorio esclusivo Disney/Pixar: tra fenomeni globali, sorprese francesi e anime ignorati, ecco i candidati e il pronostico.
Sembrano finiti gli anni del dominio Disney/Pixar agli Oscar, quando ogni film che portava quei marchi finiva per vincere la statuetta anche al di là dei propri meriti, come segno di un dominio commerciale e culturale. L’animazione si è fatta più forte e competitiva in generale, certo, ma è anche merito dei membri dell’Academy, che sono diventati più ricettivi ad altre proposte, ad altri modi di fare animazione, ad altri linguaggi artistici. Inoltre, la disaffezione del pubblico verso alcuni dei titoli che le due società hanno prodotto e distribuito negli ultimi tempi ha permesso di interessarsi a forme nuove di elaborazione grafica, a tecniche e pratiche alternative, sia in seno al mainstream sia fuori dai canali più ricchi.
Così si spiega, per esempio, la vittoria lo scorso anno di Flow, il film lituano sulle avventure di un gatto nero in un mondo distrutto: senza parole, seguito quasi in soggettiva dal punto di vista degli animali coinvolti, e costruito con un modo di concepire il movimento più vicino al videogame che al cinema tradizionale. È dal 2022 che Disney non può fregiarsi del titolo di miglior film animato e la gara è difficile anche quest’anno, per i motivi di cui sopra, che hanno permesso a ben due film francesi di farsi strada (ed è ora di accorgersi di quanto il cinema francese sia potente anche in questo campo).I cinque candidati
Zootropolis 2 – Jared Bush e Byron Howard (Disney)
È il film che ha salvato Disney dopo che Inside Out 2 aveva impedito la chiusura della Pixar, ed è anche un ottimo film. Un’avventura poliziesca che amplia il concept del primo capitolo (premiato con l’Oscar, uno dei migliori del nuovo secolo): lavora sulla stessa base, ma ne varia le possibilità scenografiche, gli scarti narrativi legati agli ambienti e le trovate umoristiche. È anche il più grande incasso della storia della Disney e il secondo film animato più ricco della storia del cinema (del primo parleremo più avanti). Avrebbe tutte le carte in regola per trionfare, se non fosse per un fenomeno arrivato dalla Corea del Sud.
K-Pop Demon Hunters – Maggie Kang e Chris Appelhans (Netflix)
Eccolo il fenomeno: non solo perché è il film più visto della storia di Netflix, ma perché ha generato una fanbase trasversale che mira a insidiare, specie tra i più piccoli, l’adorazione per Elsa e Anna di Frozen. Le tre idol del pop coreano che con la loro musica proteggono il mondo e sconfiggono i demoni hanno generato, oltre all’ovvio merchandising, un seguito di concerti, tributi e spettacoli raramente visto prima. Il film in sé è tanto accurato tecnicamente quanto furbissimo nella sua costruzione, nell’uso di musiche accattivanti (Golden è favorita come miglior canzone) e nel messaggio capace di essere accettato tanto dai genitori quanto dalla grande industria capitalistica. Il giusto mix tra “propaganda” musicale e spettacolo estetico.
La piccola Amélie – Maïlys Vallade e Liane-Cho Han
Per chi scrive, il più bello dei cinque film candidati: la storia della formazione al pensiero e alla percezione di una bambina di tre anni che vive sballottata tra due culture, quella francese d’origine e quella giapponese in cui cresce. Una storia dolce e sottilmente dolorosa che è anche un canto all’importanza dei colori e delle forme nel capire il mondo. Il film usa i tratti tipici del disegno d’Oltralpe e di quello nipponico per comunicare con lo spettatore e creare un mondo impressionista posto a metà tra le due culture. Un vero gioiello.
Arco – Ugo Bienvenu
La grande sorpresa dell’annata è un altro film francese, anch’esso ispirato al mondo anime, anche in modo più diretto, guardando non solo allo studio Ghibli ma a un’intera sensibilità visiva. Racconta l’amicizia improbabile tra Iris e Arco, un ragazzo capace di viaggiare nel tempo tramite gli arcobaleni che finisce per perdersi. Anche in questo caso trionfano i colori, ma anche la natura e gli spazi in cui far crescere i sentimenti, con un finale struggente e delicato.
Elio – Adrian Molina, Domee Shi, Madeline Sharafian (Pixar)
Un flop grandioso per la società, non troppo apprezzato dalla critica, eppure arrivato alla candidatura, che in ogni caso pare quasi un atto dovuto alla compagnia, al suo nome e alla sua reputazione. Il film è forse il meno riuscito del lotto: ha una sicura presa sui bambini e forse potrebbe diventare uno di quei titoli che verranno riscoperti col tempo, ma resta un’opera tecnicamente e artisticamente nella media, oltre che un po’ confusa nel racconto.
Gli esclusi
Se dispiace molto la mancata nomination di Wallace e Gromit: Le piume della vendetta, dovuta soprattutto alle logiche distributive di Netflix, è davvero poco comprensibile la totale dimenticanza del cinema animato orientale. È un dato che dura da anni, fatta eccezione per i film di Hayao Miyazaki, vincitore con La città incantata e Il ragazzo e l’airone. Fino a qualche anno fa la fruizione di anime o affini era appannaggio di una nicchia; oggi invece i film d’animazione cinesi o giapponesi dominano il mercato globale, non solo locale.
Ne Zha 2, epico kolossal mitologico, è divenuto il film d’animazione con il maggior incasso di tutti i tempi, superando proprio Zootropolis 2 e raggiungendo i 2 miliardi e 300 milioni di dollari. Certo, è molto calibrato sull’idea di pubblico dell’industria cinese, però non si può negare che film come Demon Slayer: Infinity Castle o Chainsaw Man abbiano colpito un pubblico globale anche per la loro qualità emotiva e tecnica e per l’inventiva dell’animazione. Come anche Scarlet, nuovo film di Mamoru Hosoda (unico giapponese diverso da Miyazaki a essere stato nominato in passato), non ha incontrato favori sufficienti a spingerlo più in là.Il pronostico
Alla luce dei premi disseminati durante la stagione dei premi, sembra difficile che K-Pop Demon Hunters — una versione adattata al palato statunitense e globale degli aeni (gli anime coreani) — possa perdere la statuetta, a meno che non si voglia tributare un omaggio alla ritrovata potenza Disney con Zootropolis 2. Crediamo però che Hollywood continuerà a premiare le novità di massa, quelle che possono piacere a tutti dando l’idea di nuove forme: quindi il 2026 potrebbe essere l’anno delle Huntrix. Ci scommettiamo.