Perchè Falcon con lo scudo di Captain America è l'immagine perfetta per l'America di oggi
Come Captain America, Falcon è il personaggio che potrebbe (dovrebbe?) esprimere la posizione della Marvel sui temi etici e sulle inquietudini molto attuali
Il primo Guerre stellari fu simbolo di anni di riscoperta dello spazio e delle possibilità della mente. Mad Max incarnava le paure dell’atomica, proprio come accadeva con mostri come Godzilla. Persino l’Esorcista altro non è che una proiezione delle paure di un’intera generazione i genitori verso i figli, ormai sconosciuti in casa, in cerca di indipendenza e chiamati a mettere in crisi i costumi, la morale, le credenze di un’intera società.
L’universo architettato da Kevin Feige ha superato il cinema post 11 settembre, che per anni aveva tenuto banco. In Spider-Man di Sam Raimi l’eroe viene salvato dal “terrorista” Gobiln grazie all’aiuto della popolazione di Manhattan. Un messaggio di unione contro un nemico comune, tipico di quegli anni. Stessa cosa accade nella scena del dirottamento del treno in Spider-Man 2.
In Iron Man, invece, la costruzione (e in parallelo la decostruzione dell’eroe classico) arriva a un nuovo bivio. Tony Stark non ha poteri, ma incarna lo spirito di conquista e difesa americano. Nel film si fanno i conti con l’esito della guerra al terrorismo: Tony Stark viene ferito dalla sua stessa arma, in terra straniera. La strategia di attacco, da sempre interpretata come miglior difesa, è messo in crisi. Thor, nel frattempo, veniva privato dei suoi poteri (vere armi di distruzione di massa nell’MCU) in quanto ritenuto incapace di governare con saggezza.

Il fenomeno Black Panther è andato oltre il semplice dato artistico: nonostante una storia molto basilare e numerosi difetti, ha dato voce a una richiesta di equità sociale e di apertura che si sta esprimendo concretamente nelle strade in questi giorni. Civil War, sebbene ispirato all’omonimo evento di Mark Millar, mostra una società (superomistica) divisa quanto quella che vediamo nelle strade oggi. Il motivo? Libertà contro controllo e sicurezza.
Il suo è il primo caso, ma non è isolato. Da un po’ di anni il carattere dei personaggi Marvel viene plasmato su quelli dell’attore che lo interpreta. Nel lontano 2016, fece scalpore la campagna Save The Day. Vote. Uno spot diretto da Josh Whedon che mostrava “gli Avengers”, nei loro panni di umani attori, prendere velatamente posizione contro una possibile elezione di Trump. Non piacque a nessuno.
Eppure, anche su schermo non è difficile intuire la posizione politica degli eroi o, per lo meno, ci sono sufficienti elementi per discuterne.

In una piccola run fumettistica di Nick Spencer su Captain America: Sam Wilson l’eroe si ritrova ad affrontare la contaminazione degli organi di giustizia con la violenza. Interrogato nel profondo dagli atti riprovevoli compiuti dallo SHIELD e dei suoi alleati, Sam decide di emanciparsi dalla popolarità della bandiera americana e smettere di essere un simbolo passivo. Per rappresentare gli Stati Uniti il nuovo Cap sceglie di essere un esempio politico, non più morale.
Non è dato sapere quanto la serie tv The Falcon and the Winter Soldier si ispirerà a questo ciclo di storie, ma è chiaro che, per chi scrive le avventure di questi personaggi, legati alla terra e meno allo spazio profondo, la cronaca e i problemi politici sono il terreno di gioco perfetto. Soprattutto nell’eventuale seconda stagione della serie, l’oggi potrebbe essere la scintilla da cui si origina il fuoco narrativo.
Falcon non è Black Panther. Ad oggi, è molto più interessante. Egli non guida una nazione, non prende decisioni politiche. Sam Wilson è un semplice cittadino americano, che porta su di sé la sua storia, il colore della sua pelle e il peso dell’eredità di Captain America. Ma, soprattutto, Sam non ha scelto di essere il simbolo di un’intera nazione. Si è trovato lo scudo tra le mani.
È il personaggio che potrebbe (dovrebbe?) parlare di più al pubblico della Marvel ed esprimere la posizione della Casa delle idee sui temi etici e sulle inquietudini che condividiamo in questi giorni.
Sarebbe l’ennesimo segno di una sempre più presente autorialità all’interno dello studios.
Allora la cultura popolare andrà rispettata. Perché riguarderà tutti.
