Shenmue III, un anno dopo
Dopo Keiji Inafune e il suo pessimo Mighty No. 9, Kickstarter si appresta a mietere un’altra vittima?
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Kickstarter ha avuto la fortuna di evolversi nel momento più propizio, convogliando e ingigantendo potenzialità e ambizioni di una scena, tutt’ora definita indie, che cercava in ogni modo di farsi strada nel mercato che conta davvero. In poco tempo è diventato una sorta di bestia leggendaria, una terra promessa foriera di mirabolanti prelibatezze che avrebbero (presto o tardi) saziato i palati degli utenti in cerca di qualcosa di nuovo, inusuale, che riproponesse quell’antica magia ludica ormai perduta. Hipster quanto basta, alternativo come solo il gigantesco mare di internet gli poteva permettere di essere, Kickstarter agli occhi di molti è diventato una certezza, un baluardo contro l’omologazione del videogioco, Valhalla per tanti artisti in cerca di fama e fortuna. L’utopia, l’immagine idealistica ha retto per molto tempo, nonostante qualche scossone, qualche ovvia problematica, qualche titolo che non ha convinto come e quanto sperato.
Il “caso” Mighty No. 9 è tanto più grave se si considerano i primi video di gameplay mostrati su Kickstarter. All’epoca meccaniche e aspetto estetico erano ben più interessanti e curati di quanto non lo siano stati nella versione finale.[/caption]Keiji Inafune, in un colpo solo, si è portato via le speranze di vedere un degno erede di Mega Man e, ciò che è peggio, ha distrutto l’illusoria convinzione che tutto ciò che approdasse su Kickstarter fosse forzatamente un gioco di tutto rispetto. Nell’immediato futuro potrebbe persino andarci peggio. Molto peggio.
All’E3 del 2015, forse, ci siamo fatti prendere da un eccesso di fibrillazione, da un impeto d’adrenalina precoce, da una frenesia collettiva quasi inspiegabile. Si sa: giocare con i ricordi, fare leva sull’effetto nostalgia porta sempre a qualche risultato. Così, dopo l’esaltazione per l’annuncio del remake di Final Fantasy VII, la festa è continuata, nel corso della conferenza di Sony, con la presentazione del titolo più atteso di sempre dopo Half-Life 3. Shenmue 3 si farà, annunciava allora un radioso Yu Suzuki, la sua fortuna dipenderà in buona parte dalla solidarietà dei suoi fan. Erano le premesse perfette per mandare in totale black-out i server di Kickstarter che, come ampiamente previsto, registrarono un overflow senza precedenti di accessi e donazioni.
Tanto per cominciare nella non infallibilità del “metodo Kickstarter”, nell’amara presa di coscienza che scommettere il proprio denaro è, per l’appunto, un rischio. Per ogni Hyper Light Drifter, c’è un Mighty No. 9 che tradisce qualsiasi aspettativa e buon proposito esplicitato a grandi lettere nella pagina web di riferimento. Secondariamente, sarebbe il caso di considerare la difficoltà di riproporre oggi, nel primo decennio degli anni Duemila, un tipo d’esperienza simile a quello che aveva funzionato e incantato svariati anni prima, due generazioni di console fa. Del resto ci sarà un preciso motivo se Sony ha deciso di sobbarcarsi solo parte dei (contenuti) investimenti, se non vengono sviluppati nuovi Medievil e se Crash Bandicoot tenterà un coraggiosissimo ritorno, non prima di aver saggiato il feedback dei fan con un’analisi di mercato travestita da collection in HD.
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Molti giochi contemporanei riescono ad emozionare e coinvolgere pur in assenza di dialoghi e con comparti tecnici elementari. Per Shenmue il discorso è diverso visto che il realismo, la tendenza al realismo, è stata una feature costituente dell’opera sin dall’inizio della saga.[/caption]
Le premesse non sono estremamente confortanti. Ripensando al patetico trailer di oltre un anno fa, scorrono brividi di puro terrore su quello che potrebbe essere Shenmue 3: un’impacciata accozzaglia di piccole prove da superare tramite quick time event, intermezzati da scene d’intermezzo che, per ovvi limiti tecnici (e di budget), non possono competere con gli standard attuali. Shenmue 3 non dovrà solo essere un bel gioco: dovrà convincere la stragrande maggioranza di acquirenti e investitori. Non ne va solo della carriera di Suzuki, ma anche dei tanti che continuano a proporsi e proporre i propri progetti su Kickstarter. Un secondo tonfo illustre, dopo quello di Inafune, potrebbe causare una rottura tra il portale web e tanti videogiocatori (nuovamente) delusi.