The Defenders: abbiamo visto in anteprima i primi quattro episodi!
Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist uniscono le forze in The Defenders, e l'universo Marvel su Netflix riprende slancio e forza
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Ciò che colpisce ad un primissimo impatto, addirittura precedente alla visione delle puntate, è la scelta di cambiare in parte l'approccio produttivo seguito fino ad ora. Al posto di blocchi da tredici episodi, della durata media di un'ora, ci troviamo di fronte a qualcosa che, se per sua natura non può essere definito “più piccolo”, quantomeno è più focalizzato e contenuto. Si tratta di otto episodi totali, peraltro più brevi del solito. Ora, il modello Daredevil è stato un punto di riferimento eccezionale sotto molti punti di vista, ma al tempo stesso ha settato alcuni parametri che le serie successive hanno a volte dato l'impressione di rincorrere. Una durata più contenuta lascia invece intravedere l'impressione di un approccio più ad hoc per raccontare questa storia così importante. Impressione confermata dalla visione dei quattro episodi.
Non è più una storia di origini, non è più una vicenda di quartiere, non c'è più una tematica comune alla quale far ritornare tutto il discorso. Se di origini si parla, queste come nel trattamento Avengers – ma le differenze sono tantissime – risiedono nella costruzione di un gruppo che deve fare squadra nonostante le diffidenze iniziali contro una minaccia troppo forte per essere affrontata singolarmente. E si potrà prendere un certo personaggio e dire “ecco, questo è il nostro Nick Fury” o un altro e dire “ecco, questo è il corrispettivo di Bucky”, ma la verità è che il progetto Defenders si è guadagnato negli anni il diritto di essere valutato indipendentemente dagli altri scenari supereroistici.

Ad uscire meglio forse è proprio Jessica Jones. Il suo cinismo superficiale, la sua ironia su tutto quello che sta accadendo, che rimangono il solito scudo contro la paura di soffrire, sono quell'ingrediente che bilancia il gruppo e porta tutto a un equilibrio ottimale. Il collegamento di Luke con la storyline principale è il più forzato, ma in ogni caso è la presenza di Rosario Dawson a guidare il personaggio verso un incontro decisivo. Dal punto di vista della caratterizzazione e dei dialoghi, Danny Rand/Iron Fist rimane l'anello debole, per quanto il suo è il legame più forte con la minaccia. Comunque sia aveva ragione Finn Jones a dichiarare che The Defenders rappresenta la fine dell'arco narrativo sulle origini di Iron Fist. Al termine della stagione potremmo trovarci di fronte ad un personaggio più solido.
Sigourney Weaver è ottima nel ruolo di Alexandra e si conferma come l'ennesimo villain di spessore dopo Kingpin e Kilgrave. Dove il primo giocava sulla forza e il secondo sulla persuasione, lei si presenta come una minaccia ancor più contenuta e controllata. Si tratta di un personaggio molto intelligente, che ha il controllo assoluto sulla situazione e una fede incrollabile nel proprio progetto. Se l'idea di mettere insieme questi quattro eroi richiede una minaccia all'altezza, la scelta del nemico e il casting spazzano via ogni dubbio fin dalla prima apparizione. Non possiamo rivelare nulla, ma qui l'idea giusta è quella di giocare sulle motivazioni profonde del personaggio che muoveranno il resto del suo agire piuttosto che su una classica dimostrazione di forza.