Vite Digitali: The Elder Scrolls V: Skyrim e la grande adattabilità del Dovahkiin | Speciale
Skyrim è stato senza dubbio uno dei titoli più apprezzati della scorsa generazione videoludica, ma cosa ne pensate del suo protagonista?
Tralasciando il comparto grafico, all'epoca davvero sbalorditivo, ma ora giustamente invecchiato, il viaggio del protagonista senza nome attraverso la regione di Skyrim trasmette quella sensazione di libertà e di meraviglia tipica delle grandi opere fantasy. Una libertà che, se analizzata in un periodo nel quale non possiamo allontanarci più di 200 metri dalla nostra abitazione, non può che risultare ancora più impressionante e rincuorante.
Il protagonista di The Elder Scrolls V: Skyrim, però, non presenta una caratterizzazione psicologica definita o un carisma scritto da sapienti narrative designer. Il motivo?! Perché il Dovahkiin ("Sangue di Drago" nella lingua draconica) siamo proprio noi. Qualsiasi nostra decisione, sia essa una linea di dialogo o un'azione, andrà a delineare nel dettaglio l'eroe con il quale potremo affrontare la nostra avventura.
Visto il periodo storico nel quale stiamo vivendo, dove ci troviamo costretti a vivere la vita seguendo delle regole ben stabilite proprio come in un videogioco, abbiamo pensato di ospitare a Vite Digitali proprio il protagonista di una delle opere più vaste targate Bethesda. Per coloro che ancora non lo sapessero, Vite Digitali è la rubrica settimanale che analizza i principali personaggi provenienti dall'industria videoludica e il loro impatto emotivo su noi giocatori. Come sempre, ovviamente, senza il minimo spoiler.
Come abbiamo già avuto occasione di accennare, nel titolo Bethesda datato 2011 avremo sì una missione principale, ma starà a noi decidere se intraprenderla o meno. La quantità di azioni da compiere, di personaggi da incontrare e di situazioni da vivere, infatti, permette al giocatore di trovarsi catapultato all'interno di una vera e propria vita alternativa, in grado d'intrappolarlo per un monte ore impressionante.
Mentre cominceremo lentamente a interagire con il mondo di gioco, ci renderemo conto che il nostro apatico protagonista starà assumendo una caratterizzazione sempre più nitida, in grado di tratteggiarsi chiaramente nel corso dell'avventura. La straordinaria abilità degli sceneggiatori nello scrivere le linee di dialogo, infatti, emerge prepotentemente quando realizzeremo di avere tra le mani non più un sopravvissuto dal passato ignoto, ma un vero e proprio personaggio con un'esperienza e un vissuto alle proprie spalle. Un vissuto che, come se non bastasse, sarà esattamente quello che avremo delineato noi dalla nostra fuga da Helgen.
Nonostante l'assenza di una psicologia stabilita a tavolino dagli sviluppatori, la malleabilità e la straordinaria capacità di adattamento del protagonista dell'ultimo The Elder Scrolls permettono al Sangue di Drago di venire ricordato al pari di un personaggio ben delineato. Un personaggio che talvolta potrà anche apparire silenzioso, ma in grado far sentire la sua voce quando necessario, tra una frase in grado di trasportare nel gioco i pensieri del giocatore e un Fus Ro Dah per spazzare via anche il nemico più coriaceo.