Avengers: Standoff Alfa, la recensione
Abbiamo recensito per voi Avengers: Standoff Alfa, albo d'esordio per il primo crossover della Nuovissima Marvel
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Stiamo parlando di Standoff, saga che coinvolgerà le principali testate degli Avengers e quella di Capitan America in un'altalena di emozioni e colpi di scena che saprà conquistarvi per il taglio maturo e fanta-politico garantito dall'attenta e lucida gestione di Nick Spencer. Ma procediamo per gradi, non lasciamoci trasportare dall'urgenza di trasmettere l'enorme portata delle due storie contenute in Avengers: Standoff Alfa, volumetto edito da Panini Comics.
Questo l'antefatto dal quale prende il via Avengers Standoff: Benvenuti a Pleasant Hill. Entrare troppo nel dettaglio significherebbe svelare i tanti colpi di scena che vi stordiranno durante la lettura di questi emozionanti primi due capitoli. Azione, scontri ideologici e il ritorno di villain che si pensava scomparsi caratterizzano le 72 pagine che compongono il volumetto: pagine in cui non ci sono attimi di pausa, né abbassamenti di tensione.
La storia imbastita da Spencer, infatti, mantiene costantemente elevato il ritmo narrativo, un taglio che abbiamo già apprezzato sulle pagine della serie di Capitan America; tant'è che i principali protagonisti sono proprio Steve Rogers, Sam Wilson e Bucky Barnes, gli ultimi tre ad aver impersonato la Sentinella della Libertà. I temi trattati lasciano maturare i semi gettati nella serie originaria e li portano a un livello ancora più estremo e radicale in cui la linea che separa i buoni dai cattivi diventa sempre più labile e, a un certo punto, quasi obsoleta. Fino a che punto i tutori dell'ordine possono spingersi pur di garantire la pace? Può essere perdonato chi commette un errore, quand'anche quest'errore abbia comportato lo spargimento del sangue di innocenti? Oppure, come sostiene Maria Hill, non c'è redenzione per queste persone?
Se il nome di Spencer è garanzia di una storia solida e forte, altrettanto sicura è la prova che ci regalano Mark Bagley e Jesus Saiz. Il primo è un decano degli artisti Marvel, il quale dopo una fase iniziale legata a Spider-Man, ha prestato la sua arte a quasi tutti i personaggi della Casa delle Idee, riuscendo a valorizzarli e offrici la sua personale visione. Il suo tratto, una via di mezzo tra realistico e cartoonesco, ben si adatta ai toni patinati di certe scene ambientate a Pleasant Hill, sempre dinamico e fluido anche nelle fasi concitate della narrazione: una prova ispirata e convincente, a riprova del talento di un artista poco valorizzato dai piani alti della Marvel.
Saiz, invece, dopo una vita alla Distinta Concorrenza, passa a disegnare personaggi nuovi e lo fa con una bravura e una sicurezza davvero notevoli. Il suo tratto ben si amalgama con quello di Bagley, creando una continuità grafica che dona omogeneità al brossurato. L'artista spagnolo è inoltre dotato di uno stile più realistico e spigoloso, cosa che conferisce maggiore espressività in certi passaggi salienti della storia.