The Other History of the DC Universe: un titolo alquanto autoesplicativo che si concentra sulle storie di personaggi ed eroi che in passato sono spesso stati emarginati o lasciati a bordo campo nella storia dei grandi eventi. Ma il team creativo composto da John Ridley, Giuseppe Camuncoli e Andrea Cucchi non si ferma qui e approfitta dell’occasione per lanciare un importante messaggio sull’autodeterminazione, l’indipendenza e l’orgoglio personale di tutti coloro che subiscono una discriminazione di qualche tipo.

Un messaggio che sta molto a cuore allo sceneggiatore Premio Oscar con 12 anni schiavo, sottolineato con grande energia nel presentare il filo conduttore che lega le storie di personaggi come Black Lightning, Guardian, Bumblebee e Katana all’interno della miniserie:

 

Ridley – Nel caso di Katana sono stato ispirato per buona parte dai miei ricordi personali. Negli anni 80 la xenofobia e l’odio nei confronti dei giapponesi non faceva che crescere. Ricordo che visitai il Giappone alla fine del decennio e che parlai con i giapponesi, i quali non riuscivano a capire perché gli americani avessero così tanta paura di loro. Sembrava che dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’America avesse bisogno di un avversario e uno spauracchio. C’erano così tante cose in quel periodo che ricordo bene e ritengo molto interessanti.

Tatsu è un personaggio davvero unico. Fu creata negli anni 80, proprio in quel periodo, ma le sue storie non avevano mai affrontato cosa significasse veramente essere giapponesi in America, essere qualcuno che vuole difendere qualcosa e rappresentare certi valori, che arriva in un posto che si presenta come faro della democrazia nel mondo ma che non sempre mette in pratica quello che predica. Tutti questi aspetti, così come il fatto che Tatsu fosse nata nel dolore, sebbene il suo non fosse mai stato veramente intrecciato alla sua narrazione, hanno fatto di lei un personaggio interessante su cui lavorare.

Come tutti i personaggi di The Other History, e con Tatsu in particolare, questi sono ottimi ingredienti per un grande personaggio. Perché non metterli insieme e usarli per la sua costruzione? Credo che sia esattamente quello che stiamo facendo in The Other History #3, abbiamo preso la sua narrativa e l’abbiamo resa unica.

Tutte le storie della serie portano in primo piano certi aspetti dell’emarginazione. Esistono alcuni temi che ricorrono in tutte le comunità emarginate, come il fanatismo, l’intolleranza e le questioni di politica e orientamento di genere. Casi di bigottismo e di intolleranza possono capitare a chiunque, ma nel caso delle comunità black e brown, nonché di quella asiatica e di quella LGBTQ, hanno segnato la loro storia. La sfida è far capire alle persone che, sebbene l’odio sia sempre una brutta cosa, in certi settori demografici specifici è stato un evento storico.

L’America è molto brava ad affinare il suo fanatismo e la sua intolleranza perché conta tra i suoi abitanti molti generi diversi di persone. Questo paese ha fatto un lavoro davvero straordinario nel far sapere che la schiavitù era diversa dall’internamento giapponese. Ma quando i diritti vengono rimossi e le persone vengono radunate e confinate in un luogo specifico, è sempre una questione di intolleranza e odio. Non voglio paragonare la schiavitù all’internamento, ma la gente deve capire che c’è un lignaggio in questo Paese. E la cultura prevalente non capisce che qualcosa di semplice come non poter ricevere l’assistenza sanitaria è una negazione dei diritti.

Una parte di questa serie parla di discriminazione, alienazione ed emarginazione. Ogni numero diventa più specifico su come questo problema tocchi persone diverse. Questo numero affronta il modo in cui gli asiatici americani sono stati colpiti, mentre nel quarto numero esaminiamo la storia di Renee Montoya e vediamo cosa accade nella comunità LGBTQ. Quello che voglio fare con The Other History of the DC Universe è parlare di fanatismo e intolleranza in termini generici e poi mostrare come abbia agito in modi incredibilmente specifici nelle varie comunità emarginate.

I lettori hanno apprezzato molto i primi numeri e spero che continuino a farlo. Questa serie non si ritrae dalle conversazioni più dolorose. Presenta tutti questi individui come eroi non solo a causa dei loro poteri o della loro dedizione alla giustizia. Per questi personaggi non si tratta solo di poteri: si tratta di credere, di essere fonte di ispirazione e catalizzatori per il cambiamento.

C’è una ragione per cui i fumetti parlano di desideri che si avverano. E per me, non si tratta solo di potermi svegliare la mattina e avere tutti i poteri di Superman, o essere Flash o Black Lightning. Un desiderio che si avvera è anche vedere le persone che rifiutano di piegarsi alle circostanze e di essere emarginate in qualunque modo. Anche quando si tratta di Batman, Bruce Wayne si rende conto che avere tutti i soldi del mondo non ti protegge. E sceglie di non usare i suoi soldi per isolarsi. Spesso si scherza dicendo che il superpotere di Bruce è quello di essere super ricco, ma in realtà è un tizio super ricco che lotta perché le cose cambino.

Other History of the DC Universe

Voglio che queste siano storie di eroi. Quando sono usciti i primi numeri e i lettori mi hanno chiesto di cosa parlasse la serie, ho risposto che erano cinque storie di speranza. A volte la speranza nasce nelle circostanze più difficili. John Lewis ha ispirato molta gente, ma la sua vita non è stata facile. Non ha scelto di accontentarsi. Non si è limitato a dire che voleva i diritti civili, lasciando qualcun altro a guidare la carica. Ha vissuto un periodo difficile e doloroso, ma noi ora viviamo in un mondo migliore grazie a persone come John Lewis. E si può dire lo stesso di chiunque scelga di non essere limitato dalle circostanze e decida di lottare per qualcosa. Quando si tratta di cose come i diritti civili, la parità di diritti, i diritti legali e l’uguaglianza nel matrimonio, se qualcuno che ne è privo, ne siamo privi tutti.

La scorsa estate, le comunità black e brown sono scese in strada per difendere la loro causa, ma c’è anche bisogno di difendere qualunque altro gruppo demografico che sia emarginato. Voglio sperare che con questi albi le persone capiscano meglio loro stesse e le persone con esperienze di vita differenti. Voglio che queste storie ricordino che la speranza e il cambiamento sono cose positive, ma che diventeranno realtà solo se ci battiamo per averle. Abbiamo visto che chi sta dalla parte opposta della barricata non cederà facilmente. Combatteranno, mentiranno e demonizzeranno i sostenitori del cambiamento. In questo momento si stanno attivando per negare perfino i diritti di voto.

Other History of the DC Universe

Spero che queste storie diano un contributo a questa causa. Le abbiamo concepite per invitare il pubblico a leggerle e a presentare il tema in modo aggraziato. Onorano gli eroi del passato e ispirano gli eroi e i narratori del futuro. Questo è ciò che i lettori possono aspettarsi di trovare. I numeri finali proseguono su questa strada, ma diventano più potenti e promettenti nei passi conclusivi del percorso.

Il messaggio alla base della storia di Katana proviene direttamente dalla mia esperienza personale ed è un messaggio che vale per tutti: Non lasciare che un’altra persona ti definisca. Per me questa è la cosa più fondamentale nella vita. Qualunque sia il tuo passato, è sempre molto facile cedere al peso della storia, affermare di essere un figlio di questo, quel decennio o quella generazione. Penso che dovremmo fare tutto il possibile per distinguerci come individui. Non intendo distinguersi nel senso di ottenere un miliardo di follower e milioni di like, ma come una forza a sostegno di un cambiamento più grande, e questo accade quando ci riscopriamo come individui.

The Other History of the DC Universe #2, variant cover di Jamal Campbell

Oggigiorno c’è molta ansia nel mondo perché sembra che siamo tutti intrappolati tra forze che non riusciamo controllare. E anche quando si tratta di qualcosa di piccolo come integrarsi a scuola, la vera questione non sta tanto nell’integrarsi, quanto nell’obbligare chi ti sta intorno a riconoscerti come individuo e come ciò che sei veramente. Ovviamente non sto dicendo che bisogna sgomitare per farsi strada tra gli altri, ma semplicemente di accettare con serenità ciò che sei. Senza preoccuparsi di adattarsi, delle tendenze, dei tweet, dei like e tutto il resto. La cancel culture funziona solo se puoi essere cancellato, e se sei un individuo non puoi essere cancellato. Se sei una persona che vive per essere apprezzata, per essere acclamata e tutto quel genere di cose, allora sei dipendente dalle masse. L’individualità è essere orgoglioso di ciò che sei e difendere te stesso e gli altri.

Non c’è niente di più prezioso dell’autodeterminazione. Lo credo davvero. E questo è assolutamente il tema che voglio trasmettere in queste storie. Nella storia di Mal e Karen del secondo albo, Mal è totalmente concentrato sull’obiettivo di essere il primo eroe nero, di fare colpo sui Giovani Titani e di essere acclamato dalla folla. Poi arriva al punto in cui decide che essere un buon partner per sua moglie e un buon padre per suo figlio è più importante. Spesso dimentichiamo che essere una persona perbene è la cosa più eroica che un individuo possa fare. Questo è uno dei grandi messaggi di questa serie. Lo vediamo alla fine della terza storia, quando Tatsu accetta il ruolo di emarginata e non integrarsi le sta benissimo. Quindi ecco il tema portante di queste storie: sii chi sei e sii orgoglioso di esserlo.

 

The Other History of the DC Universe #2, copertina di Giuseppe Camuncoli e Marco Mastrazzo

 

 

Fonte: CBR