In tutta onestà, il fumetto non mi aveva convinto pienamente, ma il soggetto mi era parso degno di interesse. Così, quando Filmika e il regista Luca Canale Brucculeri mi hanno offerto la possibilità di partecipare al set-visit del pilota della serie basata su Black Death, non mi sono fatto scappare l’occasione.

Il giorno non è uno dei migliori per mettersi in viaggio, in quel di Torino, nello specifico Venaria Reale, nota ai più come sede di una delle più imponenti residenze sabaude. Ma non è lì che mi sto dirigendo. Una pioggia incessante mi accompagna da casa fino al luogo predestinato per tutta l’ora e mezza di macchina, senza considerare il tempo perso per aver imboccato due volte di seguito la direzione sbagliata. Non faccio uso del navigatore per motivi religiosi.

Eyes in the dark

A parte la pioggia fastidiosa – forse stavo entrando in atmosfera Black Death – durante il viaggio avevo come l’impressione di essere osservato…

Costantemente al telefono per l’ultima mezz’ora di strada con l’assistente di Brucculeri, la gentile e fin troppo paziente Francesca Riccardo, riesco a districarmi tra magazzini e vecchi fabbricati per giungere sul luogo delle riprese. Sono le 17:00 passate quando arrivo, quasi in perfetto ritardo, perché il mio credo è quello di Oscar Wilde: “Chi è sempre puntuale ha molto tempo da sprecare.” 

L’acqua continua a scendere in una sera di metà dicembre particolarmente fredda, senza mostrare alcuna clemenza nei miei confronti e soprattutto in quelli della troupe che si appresta a girare, ma dona all’ambientazione un non so che di gotico che non mi dispiace.

Set-visit Black Death

La zona, ammantata da un’aria di decadentismo post-industriale, mi sembra perfetta per le riprese.

Avessi scelto il giorno precedente, forse, sarebbe stato meglio, almeno avrei goduto della presenza di Paola Barbato. È proprio lei, una delle firme più note di Dylan Dog, ad aver scritto la sceneggiatura della trasposizione per il piccolo schermo, ed è stata protagonista di alcuni cammei immortalati nella pellicola del pilota insieme a quelli del creatore del fumetto, Andrea Gallo Lassere, e della disegnatrice Simona Simone. L’artista campana ha curato anche il design per la versione televisiva, oltre ad aver firmato il quarto e ultimo capitolo della miniserie pubblicata da Edizioni Inkiostro.

Entrambi gli autori sono presenti alle riprese, e mentre facciamo le dovute presentazioni, mi si fanno incontro il produttore del progetto Marco Milone e Luca Canale Brucculeri, che mi ha poi concesso un’intervista esclusiva.

Nel frattempo, escono all’addiaccio anche gli attori principali: Fabio Fulco, fisico scultoreo, è perfetto per il ruolo del protagonista, Jack Franky, così come l’incantevole Gaëlle Verthuy in quello di Maelle Robin.

Set-visit Black Death

Gaëlle Verthuy e Fabio Fulco sono dei perfetti Maelle Robin e Jack Franky.

Magnetico e inquietante è il Pierrot di Lorenzo Branchetti, che nell’adattamento – a differenza del fumetto – ha un nome: Lunaire. Anche per quanto riguarda l’Ispettore Robin, affidata all’elegante Barbara Cinquatti, come ricorderete, direi che ci siamo.

Si comincia con la sequenza d’apertura del fumetto, quella in cui la poliziotta va a recuperare la figlia, Maelle, in un night club. La ricostruzione del locale – come quella degli avvenimenti – è molto fedele all’opera originale. Si girano poche scene contigue almeno quattro o cinque volte, arrivando al brutale omicidio perpetrato da Lunaire. Freddo e pioggia se ne infischiamo delle riprese, ma con l’aiuto di coperte e ripari improvvisati, si va avanti fino a cena. Pausa di un’oretta, per mettere qualcosa sotto i denti, e la sessione di lavori si protrarrà fino alle prime ore dell’alba del giorno seguente.

Resterei volentieri anch’io, ma non posso permettermi di fare le ore piccole. Domani la sveglia non vorrà sentire scuse. Scatto qualche foto ricordo con gli attori, che dimostrano tutti grande disponibilità, e mi rimetto in moto verso casa. È il mio primo – spero non ultimo – set-visit, una novità inconsueta per chi si occupa quasi esclusivamente di fumetti, ma molto interessante e curiosa, specialmente per avuto il privilegio di stare per qualche attimo dall’altra parte della cinepresa. Non vedo l’ora di godermi i primi trailer di Black Death, e, ovviamente, il pilota.

Set-visit Black Death

Le riprese proseguono, ma purtroppo è ora di tornare a casa.

Mentre mi asciugo lungo la strada del ritorno, rifletto sul mestiere di chi recita e sulla miriade di professionisti che gli ruota attorno. Non sono sempre rose e fiori, come qualcuno può pensare: si deve sgobbare, talvolta in condizioni atmosferiche impietose, producendo metri di pellicola che non verrano mai montati e finiranno tagliati. Se a questo si aggiunge tutto il processo di post-produzione, ci si rende conto della passione e del sacrificio che esige questo mestiere.

Me lo ricorderò la prossima volta che, con una birretta in mano e seduto comodo sul divano, mi appresterò a seguire una puntata della mia serie TV preferita.

Set-visit Black Death

Dopo essere stati sul set dell’episodio pilota di Black Death, basato sul fumetto omonimo creato da Andrea Gallo Lassere per Edizioni Inkiostro, abbiamo intervistato il regista dell’episodio: Luca Canale Brucculeri.

 

Ciao, Luca e benvenuto su BadComics.it. A che punto siete con i lavori?

Ciao a tutti e grazie per l’ospitalità. Abbiamo concluso il montaggio in questi giorni. L’episodio è pronto. Durerà circa 30 minuti, sullo standard di diversi prodotti similari statunitensi. Ora siamo passati alla post-produzione. C’è ancora un po’ di lavoro da fare sugli effetti audio e su quelli speciali, che non sono molti a dire la verità.

Quando potremo vedere un primo teaser trailer?

Prima di maggio escludo possa uscire il pilota. Di sicuro ad aprile usciranno due video, un teaser e un trailer. In quest’ultimo ci saranno scene complete. Ce ne sono già di finite, ma io sono un po’ rompipalle [ride], vado proprio a guardare il pelo nell’uovo. Tuttavia siamo a buon punto, non posso lamentarmi.

Black Death, il pilot

Per quanto riguarda la campagna promozionale, puoi già anticiparci qualcosa?

Be’, bisogna precisare che per quello entra in gioco anche un discorso di distribuzione. È comunque nostra intenzione partecipare con le nostre proiezioni sia ai festival di settore che alle fiere del fumetto. Poi ci sarà una proiezione per la stampa, dove saranno presenti gli attori. Tutto ciò non prima di giugno. Questo a grandi linee. Poi, come accennavo prima, se per esempio arrivasse un distributore che ci compra l’intero pacchetto, dovremmo rivedere la programmazione.

Entriamo nel dettaglio della storia che avete deciso di portare sul piccolo schermo. Black Death è un fumetto dove – per così dire – le scene di sesso e di violenza non sono lasciate all’immaginazione: come avete affrontato questi elementi dell’opera originale nella vostra trasposizione?

Per fare un discorso più ampio, credo che nel fumetto ci siano cose che possono funzionare in TV e altre meno. Andrea è stato molto attivo in tutte le fasi della produzione, e ho sempre chiesto a lui, all’autore del titolo, prima di prendere una decisione. Ci sono degli adattamenti che ho apportato perché credo che ci siano dei passaggi della trama che potrebbero risultare intricati o noiosi se portati su schermo. Ci sono anche delle cose che ad Andrea stesso non piacevano nel fumetto, per cui stiamo un po’ raddrizzando il tiro su alcuni punti.

Lunaire, per esempio, è stato completamente ridisegnato da Simona Simone e reso più simile a un killer psicopatico che non a un essere sovrannaturale come l’originale. Non abbiamo esagerato perché nel cinema è facile cadere nel trash, ma il sesso e la violenza ci sono, magari giocando su inquadrature più particolari e meno esplicite, ma sono elementi irrinunciabili del soggetto originale.

Dobbiamo ovviamente tener presente anche la censura. Non abbiamo mai pensato di fare un prodotto per ragazzi, ma neanche di offendere la sensibilità di qualcuno. Per arrivare a un prodotto vietato ai 18, ti assicuro devi andare davvero molto oltre. Il nostro sarà un onesto “vietato ai minori di 14 anni”. Si tratta di un B-movie grezzo, sporco, che vuole omaggiare i cult degli anni ’70. Io amo parlare di disturbo e mai di esagerazione, a meno che non si voglia volutamente fare una parodia.

Il personaggio di Lunaire, tra l’altro, ha un nome solo nella vostra trasposizione, mentre nel fumetto no.

Quando chiesi ad Andrea come si chiamasse il Pierrot assassino lui mi rispose che non aveva nome. È difficile che funzioni un personaggio senza nome nei film. Così, visto che la maschera in questione è un tipo specifico di Pierrot chiamato Lunaire, ho optato per questo nome. Lo spirito del personaggio resta quello, lo abbiamo rispettato il più possibile, ne sono convinto.

Black Death, il pilot

Prima hai parlato di effetti speciali. Le pagine del fumetto sono disseminate di scene sovrannaturali: come avete gestito tutto ciò nel passaggio al live action?

Io non sono un grande amante della CGI. La Computer Grafica deve essere fatta veramente bene, altrimenti ottieni il risultato contrario e rendi un film inguardabile. Preferisco il fisico al virtuale, lasciare alla CGI dettagli marginali; ad esempio gli occhi di Franky quando viene posseduto e diventano neri. Il nostro prodotto è un B-movie – non dimentichiamolo – e la CGI suonerebbe anche un po’ forzata.

A livello di impostazione e orientamento, se dovessi avvicinare la tua trasposizione di Black Death a una delle serie più famose del momento quale sceglieresti?

Per farmi capire direi Stranger Things, di Matt e Ross Duffer, ma molto più cupa e ovviamente priva di fantascienza. L’impostazione, però, è quella a livello di atmosfera, musica, suspense e anche nello stile un po’ vintage che abbiamo utilizzato.

La serie come verrà strutturata? Avete già in mente quanti episodi saranno e quando inizierete a girarla?

Il fumetto è molto veloce, e voglio che lo sia anche il mio adattamento. Deve essere un susseguirsi di azione che non dia tregua allo spettatore e non lo annoi mai. Un po’ come l’inizio di Mad Max, per intenderci. Le puntate, compreso il pilota, saranno cinque, tutte di mezz’ora. Se la risposta sarà positiva, credo si inizierà a girare per la metà del 2018. Questo per la prima stagione [sorride].

Quindi, volendo essere ottimisti, si guarda anche al futuro. Dato che il fumetto è concluso, avete pensato a un possibile sequel inedito direttamente per il piccolo schermo proprio come accade spesso per i franchise d’oltreoceano?

Sì, lo ammetto, ne abbiamo già parlato. Secondo i nostri piani, la prima stagione seguirà il fumetto con le dovute modifiche, tagli e incrementi su punti poco chiari o appena accennati, sempre con il benestare di Andrea. Il dopo è un ventaglio di possibilità suggestive. Non è detto che il fumetto non continui, ma nemmeno che la seconda stagione dell’adattamento per la TV debba essergli fedele. Potrebbero anche prendere due strade distinte, come accade in alcune serie americane.

Black Death, il pilot

Avete girato l’episodio pilota a Torino, quali saranno le location per la serie?

Il secondo episodio è girato in Spagna. Ci andrò anche per vedere come impostare un discorso di co-produzione a livello europeo per le altre puntate. Dipende dalle prossime sceneggiature. Saranno scritte ancora da Paola, alcune insieme a me. Non potremo fare a meno del deserto, questo è chiaro, e potremmo realizzare quelle scene sempre in Spagna. In sintesi, da marzo ho iniziato un giro di location scout per cercare i luoghi idonei, in accordo con quelli del fumetto.

Cosa ti ha colpito di più di Black Death? Cosa ti ha spinto a volerne fare una trasposizione per la TV?

È un’opera contraddistinta da un’impostazione molto cinematografica. Amo moltissimo anche The Cannibal Family, tra le testate di Edizioni Inkiostro, ma quest’ultima scava in modo profondo in ogni personaggio e ha un taglio più seriale. Per cui ci sarebbero voluti oltre 24 episodi per raccontarne la continuity che si è sviluppata finora.

Black Death, invece, non si preoccupa del passato dei protagonisti: li butta in scena in modo immediato – anche se sono ben caratterizzati – e va dritto al punto, al climax del racconto. Poi è una storia on the road, a mio avviso votata ai B-movie, e io volevo fare un B-movie da moltissimo tempo, un prodotto particolare e non scontato. Questo è quello che ho visto nel lavoro di Andrea.

Per il casting – molto azzeccato a mio modo di vedere – come vi siete mossi?

Fabio Fulco, il protagonista, ci è stato indicato da Simona Simone, visto che l’ha disegnato così tante volte: per lei era Jack senza alcun dubbio. Barbara Cinquatti e Lorenzo Branchetti mi sono stati suggeriti da Filmika. Per Lunaire, abbiamo fatto il processo inverso che con Jack, Simona lo ha disegnato facendo riferimento all’attore e non viceversa, cioè cercando un attore che assomigliasse al personaggio. Gaëlle, invece, essendo al suo primo ruolo da protagonista, ha fatto un provino ed è stata decisiva la sua affinità con Maelle. La somiglianza tra i personaggi del nostro live action e quelli del fumetto è sempre stato un must per noi. Spero che i fan ne siano contenti, mi sembra abbiano reagito bene dopo aver visto le prime immagini.

Black Death, il pilot

Una curiosità: gli attori hanno letto il fumetto di Andrea Gallo Lassere o si sono cimentati subito con la sceneggiatura della Barbato?

Tutti hanno letto il fumetto prima, e poi hanno deciso di far parte del progetto. In seguito hanno letto la sceneggiatura e hanno potuto distinguere tra i due, capire le differenze.

Come sono state la sintonia e l’intesa sul set? Le avete trovate in breve tempo?

Come hai potuto vedere, siamo partiti con la pioggia e il freddo, in un’atmosfera un po’ caotica e con i giorni contati, ma sono tutti professionisti. Devo dire, in tutta onestà, che ci siamo trovati molto bene tra noi fin dall’inizio. Ho lavorato molto con Lorenzo, sul suo personaggio che abbiamo ricostruito quasi da zero, e ci siamo divertiti parecchio. Fabio ha studiato tanto, ha esperienza e mi ha proposto anche alcuni cambiamenti minimi sul carattere di Franky, sul suo atteggiamento, che mi hanno trovato concorde. È andata bene, sono soddisfatto e ci siamo trovati tutti a nostro agio.

L’ultima domanda riguarda le tue aspettative e le sensazioni che hai sulle potenzialità di questo prodotto, per il quale ti faccio un grosso in bocca al lupo: cosa ti senti di dire al riguardo?

Grazie e come dico io: “viva il lupo!”. Siamo tutti soddisfatti del risultato. Questo pilota ha ritmo, lo mantiene, e a nostro parere offre un buon intrattenimento. È un genere un po’ di nicchia, potrebbe piacere o non piacere, ma questo vale un po’ per tutto. I gusti fanno la differenza, guai se non fosse così. Abbiamo osato molto artisticamente, credo che gli amanti dei B-movie lo apprezzeranno. Io non sono un tipo a cui piace vantarsi di ciò che fa, anzi trovo sempre nei miei film cose che si potevano fare meglio. Spero che piaccia. A me basterebbe che la gente si divertisse, sarebbe una gran bella soddisfazione.

Black Death, il pilot