Raleigh è seduta sul sedile posteriore di un’automobile, attraversando gli Stati Uniti diretta verso casa.
Con lei tre compagni di viaggio, dall’identità e dalla metà incerta, impegnati in un’avventura on the road tra stazioni di servizio, parcheggi e piccole cittadine. Raleigh osserva silenziosa il paesaggio fuori dal finestrino, lasciando vagare la sua mente in riflessioni sulla sua natura. Sono monologhi affascinanti ma il cui significato appare inizialmente confuso, ma un po’ alla volta il lettore scoprirà cosa si cela dietro questa ragazza misteriosa, con pochi amici e un segreto nascosto dietro al suo sguardo spento.
Perché Raleigh non ha un’anima.

Chi conosce Bryan Lee O’Malley per il suo Scott Pilgrim, potrebbe aspettarsi un altro fumetto nonsense ricco di riferimenti alla cultura pop. Ma Alla Deriva è un’opera diversa, un racconto più intimo che descrive perfettamente l’adolescenza e la costante sensazione di inadeguatezza. Ci sono anche qui elementi surreali, ma sono passaggi delicati e poetici che rendono più interessanti e per assurdo anche più credibili i protagonisti della vicenda. Inizialmente non sembra esserci una trama vera e propria, ma solo alcuni momenti di quotidianità estrapolati da un viaggio fatto di chiacchiere in macchina, attorno al tavolo di un fast food o in una camera di motel. Ma dietro a dialoghi non immediatamente comprensibili la storia nasconde una profondità inaspettata che viene a galla nel finale, dove Alla Deriva si conquista il diritto di una rilettura che permetta di apprezzare il senso dei passaggi più criptici.
I disegni stilizzati dell’autore riescono a rappresentare con un gradevole tratto indie l’atmosfera malinconica del racconto, riuscendo a non intaccare minimamente il coinvolgimento emotivo e strappando un sorriso per le espressioni buffe nelle scene più leggere.  Un’opera prima interessante che svela un’anima meno fracassona e demenziale di O’Malley, fumettista che di sicuro merita attenzione per tutte le sue opere future.