Children of Atom #1, anteprima 01

Children of the Atom è un progetto “anomalo” sotto molti punti di vista, a partire da quello editoriale. Concepito in origine per essere lanciato nei primi mesi del 2020, ha subito uno dei ritardi più prolungati a causa dell’emergenza Covid. Questo, al di là delle vicende editoriali vere e proprie, ha anche un impatto narrativo sulla storia vera e propria, dato che il gruppo di giovani eroi si ritrova a esordire in uno scenario in cui Krakoa si è evoluta ben oltre quello che era un anno fa, come sottolineato dal passaggio da Dawn of X a Reign of X. I mutanti svettano più che mai, e paradossalmente, questo torna a beneficio della storia che Vita Ayala e Bernard Chang iniziano a raccontare.

Ma partiamo dall’inizio: in un panorama come quello di oggi, dove le X-testate proliferano quasi come negli anni Novanta, cosa può aggiungere una serie come Children of the Atom? La prima impressione è che si tratti semplicemente della terza generazione di giovani Homo superior, che va ad accodarsi a quella dei primi X-Men, seguita dalla successiva che accorpa Nuovi Mutanti e Generation X. Se così fosse, avrebbe poco da dire: il tema degli adolescenti inesperti, problematici e volenterosi che cercano di seguire le orme degli eroi della generazione precedente è già stato affrontato e sviscerato abbondantemente nelle occasioni succitate e affrontarlo da un’angolazione nuova e diversa sarebbe complicato.

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Eppure le cose non stanno esattamente come sembrano, e l’idea centrale di Ayala riesce a proporre il tema in questione da un punto di vista originale. Perché, colpo di scena, Cyclops-Lass, Daycrawler e gli altri componenti della banda, così goffamente e smaccatamente ispirata agli X-Men di prima generazione, scimmiottati sia nei nomi che nei costumi, non sono mutanti.

Emulazione è quindi la parola chiave che guida la storia, sia nell’accezione migliore del termine che in quella dai risvolti più inquietanti, e che dà anche al titolo della serie, Children of the Atom, un significato meno scontato e più simbolico: figli concettuali, o meglio spirituali, e non semplicemente a livello genetico.

Il gruppo di adolescenti opera nel mondo reale, nella zona newyorkese da sempre teatro principe di tutte le vicende supereroistiche Marvel, e non ha nessun legame con Krakoa. Anzi, se ne tiene a debita distanza, al punto di rifiutare un primo invito porto dai mutanti dell’isola, rifiuto che appare quanto mai enigmatico considerato il livello di ammirazione e idolatria che nutrono per i mutanti di “serie A”. L’ambientazione nel mondo umano fa dei Children of Atom, i Figli dell’Atomo, un gruppo doppiamente reietto, sia per il fatto di credersi e agire come mutanti, sia per quello di essere adolescenti (al momento nell’Universo Marvel vige una legge che vieta ai minorenni con superpoteri di agire senza supervisione). Da questo punto di vista è un ritorno al tema dei “temuti e odiati” costretti a vivere nascondendosi in mezzo a una società ostile che la fondazione di Krakoa aveva inevitabilmente messo in secondo piano.

“Children of the Atom è inaspettatamente un ottimo tassello in termini di world-building”È l’occasione per Ayala di (ri)aprire una finestra anche sul nostro mondo reale, mettendo in bocca ai compagni di liceo dei ragazzi parole ostili nei confronti della nazione mutante di Krakoa che non fanno fatica a trovare rispondenze nell’hate speech del mondo reale: “spargono medicine che in realtà ci fanno ammalare, curano la loro economia allo scopo di affondare la nostra“, e così via. Parallelismo fin troppo esplicito, ma che dà da pensare. Oltre al messaggio che lancia a livello di contenuto, apre una nuova finestra narrativa interessante nella saga mutante di Krakoa mostrando che la fondazione della nazione mutante non ha sanato il varco che separa i mutanti dagli umani, ma forse lo ha perfino approfondito.

C’è poi la dimensione dei rapporti interpersonali tra i protagonisti, forse l’aspetto meno memorabile dell’albo. Quella soap-operistica è ovviamente una componente necessaria di tutte le testate mutanti, e non si può dire che Ayala faccia un cattivo lavoro di caratterizzazione, ma qui è più difficile lasciare il segno in modo incisivo: intrecci di amicizia, di amore più o meno corrisposto, e di rivalità adolescenziali vengono introdotti, ma si ricade in un panorama – questo sì – saturo di deja vu e di situazioni archetipali. Forse nei tempi lunghi i protagonisti avranno modo di svilupparsi su binari più incisivi, ma per ora la resa è più blanda.

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Altalenante la prestazione alle matite di Bernard Chang, che (forse per scelta?) usa un tratto realistico e dettagliato per le scene ambientate nel mondo “umano” di New York, ma che adotta uno stile più abbozzato e squadrato per le quelle dove compaiono i mutanti di Krakoa, forse a sottolineare la diversità tra i due mondi. Una scelta interessante, ma che – se voluta – forse fa alzare un sopracciglio nella resa degli X-Men tradizionali, a volte un po’ sbrigativa.

In conclusione: Children of the Atom è inaspettatamente un ottimo tassello in termini di world-building, sia a livello narrativo (il mistero di cosa siano in realtà i giovani emuli e da dove traggano i loro poteri) sia a livello metaforico (la ricerca di un’identità diversa da quella naturale può aprire la porta a molti temi sulla diversità che da sempre sono stati appannaggio dei mutanti e che nei tempi recenti erano finiti più in secondo piano).

Più debole, come si diceva, è la caratterizzazione dei protagonisti, che non colpiscono negativamente, ma che non hanno il tempo di incidere individualmente. I Children of the Atom lasciano il segno nella loro collettività, ma singolarmente devono ancora imporsi per trovare le loro identità. Le premesse iniziali sono tuttavia intriganti quanto basta da incoraggiare il lettore a imbarcarsi in questo nuovo viaggio nel sempre più vasto mondo mutante Marvel.

 

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