Ci sono artisti il cui nome viene celebrato, oggi come nel passato, perché hanno lavorato duro e guadagnato credito, passo dopo passo. Tanto che, anche dopo il loro ritiro dalle scene o la loro scomparsa, continuano a essere a buon diritto ricordati. Ci sono, tuttavia, anche artisti il cui nome non viene celebrato. E non perché non si siano impegnati nel loro lavoro. Lo facevano al meglio, ma in silenzio, senza cercare le luci della ribalta a tutti i costi. O forse non trovando mai il coraggio di esporsi. Anche loro, però, meritano di essere celebrati e ricordati, se hanno lasciato un segno piccolo o grande nel mondo del Fumetto. Questa è la storia di Bill Jaaska.

 

GLI ARTIGIANI DEL FUMETTO

 

Sable #3, copertina di Bill Jaska

William Charles Jaaska nasce nel 1961. È il frutto di un rapporto occasionale, sua madre ha appena concluso gli studi liceali. Quando, disperata, costei chiede aiuto al padre del nascituro, lui si dilegua senza pensarci due volte.

Non sentendosela di crescere il bambino da sola, ma non volendo nemmeno abortire, la donna si reca presso una struttura che si occupa di donne incinte in difficoltà e partorisce il bambino, lasciandolo alle cure della struttura.

Il piccolo Bill viene affidato a un orfanotrofio e poi a una madre adottiva della città di Milwaukee. Vive tutto sommato un’infanzia felice, giocando e andando a scuola insieme ai figli di un’altra famiglia del posto, nonostante alcuni bulli che lo tormentano per via del fatto che è mulatto e soffre di tremolio agli occhi.

Il padre di questa famiglia è un appassionato lettore di fumetti, e Bill vi si appassiona a sua volta, cercando di ricopiare i disegni e i personaggi di quegli albi che lo aiutano a dimenticare il fatto che è stato abbandonato dai suoi genitori biologici.

Raggiunta l’età adulta, Bill Jaaska non dimentica questa sua passione. Non si sa se abbia studiato in qualche scuola del Fumetto o abbia fatto tutto come autodidatta, in ogni caso nel dicembre 1986 viene pubblicata la sua prima opera professionale come disegnatore, l’undicesimo numero della serie Airboy pubblicata dalla Eclipse.

L’anno successivo, Jaaska inizia una fruttuosa collaborazione con la casa editrice First Comics, per la quale disegna fino al 1989 numerosi albi dedicati al mercenario Jon Sable, personaggio ideato da Mike Grell.

Incredible Hulk #380, copertina di Gary Frank

Le sue prove come disegnatore giungono all’attenzione della Marvel, la quale gli affida nel 1990, oltre ad alcuni fill-in, un paio di albi di Uncanny X-Men sceneggiati da Chris Claremont – la saga che precede l’arrivo di Gambit – e, nel 1991, due episodi di Incredible Hulk sceneggiati da Peter David, tra cui il numero #380, in cui una testimonianza di Leonard Samson manda sulla sedia elettrica una criminale innocente, Doppio Zero.

Dopo due miniserie dedicate a Terminator, pubblicate nel 1992 dalla Dark Horse, nel 1993 Jaaska inizia a disegnare per la DC Comics New Titans, di cui realizza dieci numeri. L’ultimo suo incarico professionale è una storia di Turok, pubblicata dalla Acclaim nel 1995.

Dopodiché… semplicemente scompare dalla circolazione. Nessun nuovo incarico arriva e lui non va a bussare alle porte delle case editrici, pur potendo vantare un curriculum di tutto rispetto. Inoltre, non viene ospitato o partecipa ad alcuna convention sul Fumetto, né alcun sito specializzato lo intervista.

Forse quel problema agli occhi si aggrava e gli impedisce di disegnare in maniera continua, spingendolo anche a tagliare i ponti con quella famiglia adottiva con cui ha continuato negli anni ad avere contatti e che, a seguito della sua improvvisa scomparsa, lo cerca invano. O forse a un certo punto desidera semplicemente sparire, purtroppo può accadere.

Uncanny X-Men #265, copertina di Andy Kubert

Un giorno, tuttavia, Bill Jaaska va in cerca di una risposta che forse desidera da una vita intera. In qualche modo trova il numero di telefono della sua madre biologica, di cui ha conservato il cognome, la chiama e le chiede come mai l’abbia abbandonato. Ottenuta la risposta desiderata, Jaaska saluta sua madre per l’ultima volta.

Nei suoi ultimi anni di vita, Jaaska passa da un lavoro saltuario all’altro, vivendo in sporchi monolocali e sostenendosi con i buoni pasto. A volte l’antica passione ritorna, anzi non si è mai sopita, e realizza qualche disegno.

Bill Jaaska muore il 9 novembre 2009, a causa di un’embolia provocata da un disturbo congenito. Sulla sua agenda, la polizia trova un unico numero di telefono: quello della sua madre naturale. Solo quando entra nella stanza in disordine di suo figlio e inizia a frugare tra le sue cose, la donna capisce che Bill Jaaska era un artista.

Un artista che avrebbe potuto dare ancora tanto al fumetto, ma il destino ha deciso in maniera diversa.

 

 

Fonti: Oh Danny Boy | Pinch a Pig Toe | Comics.org