Finalmente abbiamo avuto modo di vedere Spider-Man: Un Nuovo Universo e di assistere a uno degli spettacoli visivi più affascinanti degli ultimi anni sul grande schermo. Quel che molti vi hanno detto e che l’assegnazione del Golden Globe ha recentemente sancito è vero: si tratta di uno dei migliori film d’animazione degli ultimi anni, di fronte a una concorrenza che non è certo da poco, nonché di un prodotto innovativo e visionario, che ci mostra probabilmente un assaggio importante di quel che vedremo nel prossimo futuro, anticipando moltissimo ed esplorando con coraggio e successo le potenzialità di uno dei linguaggi narrativi più significativi dell’era contemporanea.

Ma qui siamo su BadComics.it e a noi, ovviamente, importa soprattutto lui, il Ragno. Anzi, ci importa di loro, i Ragni. Come sapete, non c’è solo Peter Parker a vestire il costume aderente rosso e blu. Come nella saga Ragnoverso (Spider-Verse in originale) ci sono tanti personaggi ragneschi provenienti da realtà diverse e disparate, dotati dei poteri di ragno, che collaborano per risolvere un grosso problema. In questo caso si tratta di fermare i piani di un Wilson Fisk mai così forte fisicamente e di una interessante versione al femminile del Dottor Octopus. Assieme a un paio di Peter Parker alternativi, c’è Spider-Gwen, c’è la tecnologica Peni Parker con tanto di droide ragnesco, c’è lo Spider-Man della linea Marvel Noir e un cartoonesco Spider-Ham. Infine, c’è il vero protagonista del film: Miles Morales. Al centro della storia c’è lui, con il suo percorso di formazione e tutti i dubbi di un adolescente appena morso da un ragno radioattivo.

Non vi diremo molto sulla trama, che è sostanzialmente funzionale a quel che davvero interessa agli sceneggiatori Phil LordChris Miller e al regista Bob Persichetti. Per ragioni da fumetto, gli Spider-Men e le Spider-Women di cinque diversi universi convergono in quello di Miles e si incontrano proprio all’indomani della nascita dei suoi poteri. C’è una situazione da risolvere, ci sono dei cattivi da sconfiggere, c’è un intero multiverso da salvare. Miles dovrà diventare Spider-Man molto, molto in fretta e capire chi vuole essere, dare un senso e una forma alla propria personalità in condizioni non proprio ottimali. Del resto, che significa crescere in condizioni ottimali e chi mai ha potuto scegliere in che modo diventare adulto? Miles è diviso, combattuto, tra l’esempio di suo padre poliziotto e quello di suo zio, meno allineato alla legge. Per diventare un eroe dovrà accettare una realtà che sembra gli vada stretta, fare i conti con le proprie aspettative, decidere chi davvero sia il suo eroe. E per quale ragione. Non sarà facile, ci saranno dei traumi, come accade in ogni adolescenza che si rispetti.

Spider-Man: Un Nuovo Universo, poster

Al di là della sperimentazione visiva, che fonde diversi stili di animazione in maniera tecnicamente ammirevole, dal punto di vista del risultato sullo schermo, la cui disamina lasciamo a chi ne sa più di noi di CGI, storia e tradizione del Cinema animato e tecnologia dell’audiovisivo, Spider-Man: Un Nuovo Universo è uno dei migliori film sul personaggio e quello che più di ogni altro ne coglie e ne esplicita una delle filosofie fondamentali, una delle caratteristiche principali, responsabili del suo successo planetario e decennale; quando Stan Lee, pace all’anima sua, gli diede vita assieme a Steve Ditko, Peter Parker era semplicemente rivoluzionario. Lo sappiamo tutti: un eroe adolescente che era prima ragazzino nerd e impopolare e poi giustiziere mascherato. Al di là dell’essere super eroe con super problemi e del motto delle grandi responsabilità da grandi poteri, la novità di Spider-Man stava nell’essere davvero una persona comune, con cui il lettore si identificava non per le qualità che esprimeva, ma per la condizione di disagio in cui si trovava. La filosofia che sta dietro al personaggio di Spider-Man e che lo rende il più grande super eroe di tutti i tempi (sì, lo abbiamo scritto davvero e lo difenderemo di fronte a ogni legittima obiezione) sta in un concetto molto semplice: Spider-Man è uno di noi. Quindi, al contrario, noi siamo lui. Ognuno di noi può essere Spider-Man.

Non staremo a dirvi come, per non annoiarvi a morte e per non rovinarvi nemmeno un secondo dell’entusiasmante ed emozionante spettacolo cinematografico che è questo film, ma Un Nuovo Universo, tramite il percorso di Miles e il suo profondo, sentito, doloroso rovello interiore riguardo le molte figure paterne che gli stanno attorno, illustra questo concetto meglio di ogni storia di Spider-Man che abbiamo letto o visto sullo schermo. Il tutto, dentro una trama che nemmeno per un secondo rinuncia all’avventura. C’è comicità, c’è divertimento, c’è commozione, c’è azione sfrenata e spettacolare, come il personaggio esige. C’è tutto quel che una storia di Spider-Man come si deve richiede, e anche di più. Senza dubbio, un film che ricorderemo.

Leggiamo che, al momento, i risultati al botteghino non sono entusiasmanti. Siamo stati testimoni di una distribuzione poco capillare, a vantaggio, forse, di prodotti Disney d’animazione e di ritorni poco convincenti di algide tate britanniche. Magari anche di eroi sottomarini tatuati. Ci dispiace molto della miopia dei distributori del nostro Paese e del poco entusiasmo del pubblico internazionale. Spider-Man: Un Nuovo Universo ci pare senza dubbio un prodotto più importante dei suoi avversari diretti nelle sale. Impegnatevi un po’, si trova ancora nei cinema. Vi garantiamo che ne varrà la pena.

 

Spider-Gwen in Spider-Man: Un Nuovo Universo