Cannes 2026 - Tangles, l'intervista: l'Alzheimer diventa un film d'animazione queer in bianco e nero con Julia Louis-Dreyfus e Seth Rogen
Presentato in anteprima mondiale a Cannes 2026, Tangles è un film d'animazione in bianco e nero sull'Alzheimer prodotto da Seth Rogen con un cast stellare
I fiori della carta da parati della stanza diventano mostri pericolosi. È buio e Sarah, una bambina spaventata nella sua cameretta, vola di fantasia immaginando creature inquietanti. A salvarla ci pensa la mamma Midge, impavida con la sua torcia (la brandisce a mo’ di spada) a scacciare gli incubi della piccola. Inizia così il lungometraggio d’animazione in bianco e nero “Tangles”, presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2026 nella sezione Special Screenings.
Prodotto da Seth Rogen e dalla moglie Lauren Miller Rogen, è l’adattamento della regista canadese Leah Nelson della graphic Memoir di Sarah Leavitt (“Tangles: A Story About Alzheimer’s, My mother and me”, che vanta voci del calibro dello stesso Rogen, di Julia Louis-Dreyfus, Sarah Silvermann e Bryan Cranston. Un cast all star che ha a cuore il tema della malattia perché ci convive o ci ha convissuto in passato tra le mura domestiche. Ecco perché il racconto si fa subito personale e quindi universale, come raccontano i protagonisti sulla Croisette.Questa dramedy queer è ambientata negli Anni ‘90 a San Francisco, dove Sarah (Abbi Jacobson) cresce lavorando come disegnatrice e dove conosce Donimo (Samira Wiley di “Orange is the new black”), di cui s’innamora e con cui sviluppa una relazione travagliata proprio perché, quando scopre la demenza prematura della madre poco più che cinquantenne, vuole tornare a casa per prendersene cura.
«Quando ho incontrato Lauren – spiega la regista – sapevo che anche la mamma soffriva di Alzheimer e immaginavo avrebbe provato molto di più di un semplice interesse professionale, ne era assolutamente coinvolta».Le fa eco Julia Louis-Dreyfus (voce di Midge): «Mia nonna è morta di questo male e anche mia suocera ora ci convive, per cui mio marito è il suo caregiver principale. Quello che faccio io è sostenerlo quotidianamente. Ecco perché questo progetto mi tocca da vicino, anche da genitore».
Abbi Jacobson condivide una vicenda simile: «Mia nonna aveva l’Alzheimer e mio papà badava a lei, da quando avevo 10 anni ai 16. E, come Sarah, anch’io ho frequentato la scuola d’arte e ho lavorato come illustratrice. Mi piace che la storia sia raccontata in modo punk, che sa intrattenere ma anche devastarti. D’altronde la vita è come il ping pong e bisogna stare al passo».
Sarah Leavitt sottolinea poi quanto sia legata alle tematiche LGBT+ che si esplorano nel film perché «vicine alla mia esperienza. La mia compagna di vita, con cui ho trascorso 22 anni, è morta tempo fa, ecco perché le ho dedicato questo lavoro. Avevamo iniziato a frequentarci da poco quando ho scoperto che mamma stava male e stava morendo».
Seth Rogen, che intanto è impegnato sul fronte “The Boys” e nella nuova stagione di “The Studio” (con Madonna come guest star, ma su questo ha la bocca cucita), spiega quello che lo attira verso un progetto: «Se qualcosa mi interessa voglio farla assolutamente e non dipende dal genere, dalla grandezza, dal fatto che sia per il cinema e la tv. Ho un solo criterio: realizzo quello che mi piace guardare».
Il tono di questo racconto oscilla sempre tra l’umorismo nero e il dramma, un marchio di fabbrica di casa Rogen, come spiega la moglie Lauren: «Noi lavoriamo nel genere comedy e quando convivi con una malattia e il viaggio della vita si fa più duro e assurdo è proprio il momento in cui riderci sopra».